VARESE E ALTRI LUOGHI PER MESSAGGI CRIPTICI NOIR GIALLI BLU E FORSE ORFICI

A.I.S.EA - LOGO DELLA ASSOCIAZIONE

Visione magnifica!
Al tramonto del sole si vedevano sette laghi.
Credetemi si può percorrere tutta la Francia e la Germania,
ma non si potranno mai provare simili sensazioni.

Stendhall

Di mattino John aveva la pessima abitudine di pisciare nella pozza dove in genere io, qualche minuto dopo, ficcavo la faccia per fare toeletta.
Joe Perfiumi

I VOLI PINDARICI DI JOE PERFIUMI

E DELLE ANIME CANDIDE

Drammatica comicità a cura di Joe Perfiumi, Alessia Orlando, Michela Orlando, benedetti da Paolo Franchini


Ah!, Ah, Ah…non era una risata scalza e scarnificata.

Insistente si diffondeva, scarnificata e glabra, dappertutto.

Se, consolandosi e consolatoria, una femmina dice è Già natale…

E, si sa, il tempo vola, temporale a ciel sereno, mentre tutti anche,

A tempo perso, vorrebbero sperimentare la macchina che consente i voli pindarici:
l’incalzare di un treno in corsa,

sui vetri e lampadari accesi

nelle stanze dei ricordi,

ho indossato una faccia nuova,
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti a fianco,
Ma, purtroppo, il tempo corre, irraggiungibile, verso una sola direzione: il futuro. Tuttavia, come in ogni caso di bilocazione:
Allo specchio c’è un altra donna,
nel cui sguardo non v’è paura
com’è preziosa la tua assenza
in questa beata ricorrenza,
ad oriente il giorno scalpita non tarderà..
Non resta che approfondire la faccenda; osservare tutto con attenzione e speculare, così come fanno gli investitori che mettono il mantello e il cappello a ogni Bond, James e non James. Speculare: così è ogni immagine riflessa che si rispetti e qualche volta una di esse te lo dice sempre con la stessa voce finta drammatica:
Guarda l’alba che ci insegna a sorridere,
quasi sembra che ci inviti a rinascere,
tutto inizia,
invecchia,
cambia,
forma,
l’amore tutto si trasforma
l’umore di un sogno col tempo si dimentica..
“Stanotte ho sognato una mia vecchia fiamma conosciuta nei pressi dei cessi della stazione di Milano”.
Il tono non gli piaceva e il voltastomaco, chissà perché, pareva spostarsi più giù.
Con voce più misurata: “Stanotte ho sognato una mia vecchia fiamma conosciuta nei pressi dei cessi della stazione di Milano”.
Cominciava ad andare meglio; ma la sensazione si era trasferita sotto i piedi, per vie brevi.
Un’altra idea di sogno si affacciava alla mente: “No! Non era la ex fiamma. Era un falò nella notte e io ero con la mia tribù: i Piedi Neri. Dove eravamo? Non a Milano…”.
Le ormai ondivaghe sensazioni, mal di mare e viso pallido compresi, deambulavano anche geograficamente. La canzone scelta come tema della faccenda andava e riandava. La voce era la stessa di sempre, immobile come il totem di Manitou: Charles Aznavour alle prese di “Com’è triste Varese”, nota hit di qualche tempo andato:
Come sono tristi Varese, Varés e Varisium
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Varese, anche con Varés e Varisium
Se non si ama più
Si cercano parole che nessuno dirà
E si vorrebbe piangere
Ma ormai non si può più
Com’è triste Varese, senza Varés e Varisium
Se nella barca c’è
Soltanto un guardarobiere
Che guarda verso te
E non ti chiede niente
Perché negli occhi tuoi
E nella mente tua
C’è soltanto lei…
“Lei! Ma lei chi?”
I pensieri lossodromici introducevano un dramma apocalittico rivestito di epiteti e singulti endofasici affatto espressivi. Ma lui, seppure sempre più bianco, con lo sguardo vivace e chiaramente perspicace, non poteva saperlo, essendo ormai alle prese, senza corrente alternata, dell’ottavo cicchetto in sette minuti e mezzo, che è sempre meglio del mezzo pieno e mezzo vuoto.
Per fortuna, hip hip hurrà, lo specchio era sempre là: per essere pallido lo era, ma era anche molto franco e non si nascondeva mai dietro a un dito. Neppure dietro i ditini, che fa rima con Franchini.
Si guardò e, senza aprir bocca, parlò con l’atteggiamento e il cipiglio dell’uomo di medicina, lo sciamano sciammannato: “Zaratustra, zarine e combine, che ci faccio qui? E perché sono anche là? E perché non sono fra lì e là, diviso ma intonso, fratto e perfetto?”
L’ombra lo sfiorò artatamente. Era, come è ovvio e come sempre accade, l’ombra del dubbio, quello che ti assilla se, per pareggiare il conto, tracanni un altro cicchetto avendo in mente il teorema di Bernoulli: Sali sulla sedia e i liquidi comunque pareggiano il livello; scendi, con l’umore sotto i piedi, e accade la stessa cosa. È una tortura dai colori cangianti, come se, seguendo gli esempi dei ciclisti, ti facessi di nandrolone che è il nome ricco di suggestioni comiche-drammatiche gridato per le strade del Giro d’Italia, del Tour de France e della Vuelta.
Nandro Lone…tipo Lone Wolf-Lupo Solitario…alle prese con I Signori della Notte in un videogioco sulfureo oppure tranquillizzante; in una favola mefistofelica oppure in una angelica. Ma che cambia se, poi, gridi alla luna e quella, spaventata, ti cade sulla testa? Non è meglio, almeno ogni tanto, starsene zitti e vedere che succede? Non è meglio, ogni tanto, sedersi sulla riva e attendere che i nemici transitino sulle onde, ormai morti e stecchiti e con il sottofondo di campane suonate, come di prassi, a morte?
Joe stava per capire tutto. Anche a due anime candide stava per accadere la stessa cosa.
Lui si osservò meglio. Stavolta la bocca si aprì e si chiuse più e più volte. Ma non parlò.
“Otto -pensò- questo è un otto volante”.
E proseguì: “È meglio scendere da questa giostra”.
Lo fece.
E si ritrovò con il culo per terra ma con le idee più chiare: “Ma quale totem di Manitou! Questo è un totem, non ci sono dubbi, ma di Wanka Tanka!”
Accennò a un passo di danza; si genuflesse davanti alla sua immagine, facendosi il canonico segno di croce e passò a vie di fatto come altri prima o poi avrebbero dovuto fare: si lasciò andare; si arrese all’evidenza; mise mano alla tasca e pagò la retta, scegliendo la via retta, mettendosi di profilo, anche se altri la chiamano cauzione, e andò in libera uscita, cautamente, sotto pena condizionale. Una voce gli diceva: “Scusa, ma qual è in fondo, in fondo, in fondo, la differenza tra Manitou e Wanka tanka?”
Si rispose per gentile cortesia: “Nessuna. Ma così so che la mia tribù non è quella dei Piedi Neri, bensì quella degli Uroni Gelidi ovvero, come è ben risaputo, dei Lakota che sapevano attribuire un ruolo fondamentale alla Natura, madre e figlia, a volte figliastra, crudele anche quando se ne sta alla finestra. Ricordava bene le favole narrategli dal nonno, Orso in Piedi, che pretendeva stesse ritto come un fuso anche prima di abbandonarsi alle braccia di Morfeo, anch’egli morto di sonno molto spesso. Non mancava occasione di arricchire e condire le sue parole con praterie, piogge, sole, lupi, bisonti: e ripetere come una litania: “Ogni aspetto del loro mondo è dominato da forze soprannaturali e invisibili, che compenetrano le persone, gli animali e le piante. L’entità divina si concretizza nelle diverse forme (animali, alberi, astri), ma non viene identificata materialmente bensì venerata, secondo una visione panteista del mondo, come un unico Grande Spirito che è insito in ogni cosa. I mezzi per comunicare col Grande Spirito sono le visioni e i sogni.”
Parlava, quello, senza curarsi della bava; parlava, parlava, parlava e qualche volta faceva pure i fatti. Non lo faceva mai tuttavia senza colonna sonora da sottofondo imperituro, trito e ritrito come i nitriti dei capelli uni e trini, a volte pure unti, secchi o grassi che fossero, dotati o meno di doppie punte e doppi menti. La musica, poi, peggio che cantar di notte! I dischi volavano come boomerang e ritornavano successi ormai dimenticati. Il leit motiv era sempre lo stesso:
Com’è triste Varese
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Varese
Se non si ama più
I musei e le chiese
Si aprono per noi
Ma non lo sanno
Che ormai tu non ci sei
Troppo triste Varese
Di sera il piattume
Se si cerca una mano
Che non si trova più
Si fa dell’ironia
Davanti a quella luna
Che un dì ti ha vista mia
E non ti vede più

Addio gabbiani in volo
Che un giorno salutaste
Due punti neri al suolo
Addio anche da lei
Com’è triste Varese
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Varese
Se non si ama più
E ballava, dopo aver indossato il tutù di prammatica, quello della Grammatica. E si continuava così, sempre avanti e in dietro, per la movida stanca direttamente evolvendosi verso una stantia ripetizione di posizioni kamasutresche, all’amo oppure o no, ma sempre immerse nell’umido della sera.
Così andava per il giuboxeur, suppergiù, ormai in via di superamento da parte delle nuove generazioni di lettori che schizzavano via come i brufoli schiacciati dalla faccia dei Jovanotti a tredici anni.
Girava sempre lo stesso disco; ricordi stupendi di gioventù affioravano alla mente di quei giovani degli anni che vanno dal ’60 al ’69.
E quelli, i Lakota anziani, erano saggi. Sapevano che il cuore di ogni essere umano che si allontana dalla natura si inasprisce e fa come la volpe con l’uva. Sapevano che la mancanza di profondo rispetto per gli esseri viventi e per tutto ciò che cresce, conduce in fretta alla mancanza di rispetto per gli uomini, troppo assorbiti e attratti dal petto delle donne. Era tutto qui, quo e qua: il contatto con la natura, che rende i giovani capaci di sentimenti profondi, era un elemento importante della loro formazione, come si insegnava nelle scuole private e non in quelle della tribù pubbliche. Ma a nessuno sfuggiva che il cerchio, chiuso o meno che fosse, andava considerato sacro, come il fuoco: per essi la Vita intera era sempre stata ed era ancora ciclica; tutto ciò che si poteva definire come compiuto non sarebbe mai più ritornato indietro. E non poteva evitare di ripetersi: “Tutto ciò che il potere del Mondo compie è realizzato in un cerchio.”
Il cerchio talvolta era una pozza di liquido; ma non era una sorpresa. Orso in Piedi glielo aveva precisato: “Le nostre profezie parlano del popolo bianco. Un tempo essi erano nostri fratelli, andati verso est per imparare tutte le invenzioni di quella lontana regione. Noi aspettavamo il loro ritorno e le loro conoscenze per poter migliorare la nostra vita. Noi ci aspettavamo che essi completassero il nostro cerchio di natura spirituale. Ma invece di riportare il simbolo del cerchio, sono ritornati con la croce. Il cerchio mantiene unita la gente, la croce la divide.” La croce! La croce? Non capiva bene il senso di quella espressione e nella mente gli ronzava un pensiero sonnolente e poco chiaro: “Vuoi vedere che qui casca l’asino? E se si trattasse della croce celtica, quella che diventa Ruota di Medicina? Occorre proprio prendere a modello il cerchio di una ragnatela per spiegare il mondo come una rete di energia? E se si costruiscono acchiappasogni circolari, con piume appese per conciliare i sogni degli uomini, le cose vanno meglio oppure no?”
Così. Tra sogni e bisogni strampalati ma seri, egli si addormentava. Egli. Egli, sì. Ma poi tornava la luce e tutto si intorbidiva ancora di più.
Di mattino John aveva la pessima abitudine di pisciare nella pozza dove in genere io, qualche minuto dopo, ficcavo la faccia per fare toeletta.
John era semplicemente distratto.
E abitudinario.
Non penso lo facesse apposta.
Chiamali se vuoi.
Sospetti marginali.
Joe Perfiumi.
Le anime candide:
Si, si…proprio così. E c’era chi si sfregava le mani dicendo tra sé e sé:
l’abbiamo messo in **** al governo!
Meraviglioso lavarsi senza pagare l’acqua…

CONTINUA

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0 Responses to VARESE E ALTRI LUOGHI PER MESSAGGI CRIPTICI NOIR GIALLI BLU E FORSE ORFICI

  1. Lina says:

    Ma che fate, ci prendete simpaticamente in giro?
    Che cosa sono i “pensieri lossodromici”?

    Estasiante, davvero. Ma da dove avete cacciato questa storia?
    “Zaratustra, zarine e combine, che ci faccio qui? E perché sono anche là? E perché non sono fra lì e là, diviso ma intonso, fratto e perfetto?”
    folle e divertente. Grazie.
    Lina

  2. alessia e michela says:

    Che significa cosa?
    Ah!, “Lossodromico”…
    E chi lo saprebbe dire…(eh eh).
    Comunque, per approfondimenti:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lossodromia
    dove si può apprendere (noi ci abbiamo provato con scarsissimi risultati):
    Un oggetto qualsiasi che si muove sulla superficie terrestre o nell’atmosfera subito sopra di essa che taglia tutti i meridiani con lo stesso angolo (ad esempio seguendo le indicazioni di una bussola) percorre questa curva chiamata lossodromia.

    Nel caso in cui il cammino sia molto breve in confronto al raggio di curvatura della Terra o, più in generale, della superficie non piana che si sta percorrendo, la propria direzione apparentemente retta o rotta vera non si discosta molto dal cammino più breve ottenibile. In questo caso sia il percorso lossodromico sia quello ortodromico, ovvero il percorso più breve tra due punti su una sfera, sono molto vicini.

    Tuttavia se tra due punti molto distanti si mantiene una rotta con un angolo costante, ovvero se si segue l’indicazione di una bussola, si percorrerà una strada molto più lunga della reale distanza tra il punto di partenza ed il punto di arrivo.

    Insomma è una faccenda che ha a che fare con la BUSSOLA.
    E a noi, ai fini del narrare, forse anche a Joe Perfiumi, potrebbe bastare.
    Forse qualcuno si perderà nel linguaggio, ma l’importante sarà trovarci qualcosa.
    Speriamo così sia.

  3. Peripendio Lolli says:

    Buonasera.
    Essendo criptico letterario, mi associo allo stupore manifestato da Lina Says.
    Il pensiero lossodromico corre in genere obliquamente.
    Raramente centrando il concetto base espresso.
    La puntualizzazione urge, per l’armonia degli estetismi lessicali.
    Ringraziando per la graziosa ospitalità,

    Peripendio Lolli (già criptico cinematografico).

  4. Lioprando Astersi says:

    Il chiarimento di Alessia e Michela mi pare assolutamente ineccepibile.
    Il termine lossodromico è ben inquadrato ed esaurientemente chiarito.
    D’altro canto, la stessa fenomenologia della ‘lossodromia astatica’ si esplicita nel sistema di compensazione del campo magnetico terrestre.
    Riconosciuta la puntuale competenza di Alessia e Michela, mi sorprende, con una montante sensazione di raccapriccio, la superficialità ostentata ,in salsa dotta, da Peripendio Lolli.
    Che la Buiona Sorte ci scampi dalle devianti banalizzazioni di critici criptici.
    Scusandomi per l’intervento coattivamente polemico, con riverente simpatia saluto.

    Lioprando Astersi

  5. Ha a che fare con la bussola, infatti. Quella che abbiamo perso. 😉

  6. alessia e michela says:

    Eh, eh, eh…
    Domanda: conviene cercarla?

  7. Joe Perfiumi says:

    In una piega del terreno, disegnata da due zolle contrapposte,
    una un pò gorgonzolla per via di una calda deiezione di un pio bove, ho trovato stamattina una vecchia bussola.
    L’ago calamitato mi ha indicato la via.
    Era il Nord magnetico del Pallido Narratore.
    Sono felice che Paolo Franchini sia rientrato in possesso del suo vecchio strumento ,ricevuto in dono da Freddie Carnera che punta, per inveterata abitudine, verso sud.
    Da qui il fatto che i due non si incrocino mai di giorno.
    Ma solo, e Soprattutto la notte.
    Per quanto concerne Alessia e Michela, non occorre certo una bussola per trovarle.
    Personalmente uso un antico bastoncino da rabdomante.
    Segnala regolarmente il loro giacimento di idee.
    Lì le trovi, ad estrarre acqua che diventa vino.
    Non certo per fare il verso alle nozze di Cana.
    Semplicemente per spernacchiare il procedimento contrario.
    Da molti malinconicamente usato.
    Tramortire il vino con l’aggiunta d’acqua.
    Veleno.

    Joe Perfiumi.

  8. alessia e michela says:

    Nella moria di ideologie abbiamo scoperto che talvolta nascono idee.
    Anche di queste ne muoiono molte sul nascere.
    Ci siamo chieste se l’argomento potrebbe essere arricchito usando simboli matematici.
    Ci siamo anche domandato: ma se la fantasia può conquistare il potere anche attraverso concetti come quello di cui qui ormai si abusa,
    si potrà conseguire la quadratura del cerchio e scoprire a cosa davvero servano le parentesi graffe?

    Temiano riscontri profondi.
    Temiamo riscontri lievi.
    Temiamo che ci mandino a quel paese.

    E allora: resistere, resistere, resistere nel mantenere un sorriso schietto e ringraziare anche i criptici PERIPENDIO, LIOPRANDO che avremmo voluto deformare in LIUTPRANDO, e, naturalmente, JOE con cui si vive un rapporto chiaramente matematico. In sintesi è un asintoto la piega presa dalla faccenda. Infatti, spesso, e questo è un merito grandioso, anche le parole si incontrano all’infinito.
    Per finire: rileggeremo a mente fresca per capire cosa abbiama tentato di dire.

  9. In condizioni di cielo nuvoloso i Vichinghi usavano a guisa di bussola una “pietruzza” di silicato di magnesio, in grado di polarizzare la luce del sole, un po’ come succedo con l’occhio delle api, che indicava loro la posizione in cui si trovavano…
    Questo rimedio non potrebbe essere utile anche a Joe Perfumi per orientarsi in uno dei suoi “viaggi” verso l’uscita?
    Scherzi a parte, mi sono persa anch’io dietro il suo peregrinare mentale!!

  10. alessia e michela says:

    Non a caso è tutto lossodromico…

  11. Kayo says:

    A good many vlauabels you’ve given me.

  12. Mena says:

    That’s a mold-breaekr. Great thinking!