UCCIDERE E AMARE – AMARE È UCCIDERE?

TIENIMI Come tenersi una donna per più di 6 mesi, CRISTINA ORIGONE-GABRIELLA SARACCO

NOVITÀ EDITORIALE: VITE DA DIFENDERE DI CRISTINA ORIGONE

Quel che ci ha assorbito negli ultimi tempi nel rapporto con la web Radio Radio RSC sarebbe sintetizzabile così: fumetto; narrativa; poesia; musica; promozione-diffusione di iniziative che hanno avuto a che fare con il vino; scoperta di nuovi autori, ma fuori dai salotti buoni (quelli televisivi di Fabio Fazio, a esempio). E ancora: siamo state molto attente al rapporto con Paolo Franchini, con Joe Perfiumi, con Monica Palozzi, con Elisabetta Errani Emaldi, con Armando Bettozzi, con Carmelina Cellupica, con le associazioni che hanno promosso iniziative nella zona dei Campi Flegrei. Un esempio per tutti: con Flegreando e con Eleonora Puntillo. Pensando a tutte le suggestioni di cui abbiamo beneficiato, ci siamo lasciate andare a una idea: Ma vuoi vedere che tra tutti questi eventi e nomi, apparentemente slegati, ci sia un legame? Cedendo alla voglia di incuriosire: legami…tipo manette, insomma. Da ciò potrebbero discendere rapporti sado-maso; costrizioni; sofferenze e grida di piacere. D’altronde, considerando come i campi Flegrei siano la porta degli inferi, la sofferenza sarebbe quasi la ineluttabile fine per ogni faccenda umana. Anche per quelle connesse alla letteratura. Oppure, alternativa più ottimistica, rivolta al tempo presente e all’immediato futuro (va fatta quasi come ipotesi di scuola), non potrebbero rinvenirsi labili elementi ideologici, tutti da individuare, che hanno a che fare con la parola e con la qualità del vivere? Chissà perché, e giuriamo di non sapere se lo abbiamo letto da qualche parte, neppure se altri lo abbiano già fatto, ci è venuto di anagrammare un tipo di vino che va forte: l’ASPRINIO D’AVERSA. Ne è uscito fuori un DA VERSARSI PIANO che potrebbe alludere a due faccende. La prima. Sarebbe un consiglio-imperativo: Versate piano, non alzate troppo il gomito! La seconda: versare piano per godersi meglio il piacere fatto di profumi, sfumature di colori, sensazioni, ondivaghi ricordi. Anche in questa seconda faccenda ci sarebbe un consiglio: versate piano, fate ossigenare…Occorrerebbe fare la stessa cosa quando ci si imbatte in un nuovo autore, in un nuovo libro. E infatti: abbiamo osservato a lungo il comunicato stampa dal quale si apprende di VITE DA DIFENDERE, ultimo libro di Cristina Origone. È un eBook scaricabile gratuitamente dal sito dell’autrice www.origone.it. Il nome non ci è certo nuovo; oltretutto, compariamo insieme nella antologia 365 storie cattive, libro di successo e ben noto a Radio RSC: è parte integrante della operazione escogitata da Paolo Franchini per finanziare l’associazione ONLUS A.I.S.EA. Dallo stesso comunicato apprendiamo che l’autrice è genovese. Ha frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con la rivista Fiction TV. Ha pubblicato diversi libri con la casa editrice Delos Books, fra cui: Come portarsi a letto una donna in 10 mosse (2006) e TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi (con Gabriella Saracco, 2009). Nel 2008 ha pubblicato il thriller Avrò i tuoi occhi (Fratelli Frilli Editori). Suoi racconti sono presenti su diverse riviste.
Nel 2009 ha collaborato alla realizzazione dello Spot “Campagna integrazione sul lavoro 2009” per Coordinamento Down, regia di Marzio Mirabella. Nel 2010 ha vinto la ventunesima edizione del premio Writers Magazine Italia con il racconto La quarta sorella pubblicato sul numero 22 della rivista. A fine maggio 2011, un suo racconto sarà pubblicano nell’antologia Favole della mezzanotte (Ciesse Edizioni) e i corrispettivi dovuti ai vari autori, a titolo di diritti d’autore, andranno interamente devoluti all’iniziativa: “Una struttura di accoglienza per le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini della Parrocchia Gentilizia San Gerolamo dell’Ist. Giannina Gaslini di Genova”. (http://www.gaslini.org/servizi/Menu/dinamica.aspx?idArea=
E veniamo al libro: VITE DA DIFENDERE.
È notte. In una vecchia e grande casa al Righi, viene trovato un cadavere. Apparentemente si tratta di legittima difesa: il proprietario, Pietro Ottonello, ha sorpreso un ragazzo di origine albanese rubare dentro la propria abitazione, l’ha colpito con una lampada e il ragazzo è morto, spezzandosi il collo. Pietro Ottonello non ha problemi a confessare l’omicidio e sua figlia Isabella conferma il racconto del padre. Il caso sembra chiuso, ma l’ispettore Elisa Canessa non crede alla versione che raccontano padre e figlia. Si insospettisce quando scopre che non si hanno notizie da giorni di Patrizia, la sorella di Isabella. Patrizia ha diciassette anni, suona il pianoforte ma non è considerata un “genio” come sua sorella Sara, di soli sei anni.
Quali segreti nasconde la famiglia Ottonello? Perché il padre non vuole denunciare la scomparsa della figlia? Fra un’indagine di motorini rubati e la vita personale tormentata da fantasmi del passato, Elisa scopre un mistero sepolto da tempo.
Ci ritorneremo. Con piacere. Senza costrizioni.

VITE DA DIFENDERE, eBook scaricabile gratuitamente di CRISTINA ORIGONE

Ilnuovo libro di Cristina Origone: una nuova indagine per Elisa Canessa. Si scarica qui: http://www.origone.it/

This entry was posted in arte, autori, Campi Flegrei, ebook, Eventi, libri, Uncategorized. Bookmark the permalink.

0 Responses to UCCIDERE E AMARE – AMARE È UCCIDERE?

  1. Joe Perfiumi. says:

    In enoteca il commesso si agita come un pesce rosso in un mignolo d’acqua catramata.
    Che avrà mai questo ometto dalle orecchie con lobo a becco di pappagallo?
    Ometto inetto o provetto, non saprei.
    In fondo gli ho solo chiesto una bottiglia di Asprinio d’Aversa.
    “E poco richiesto”, balbetta nervosamente.
    “La cosa non mi tocca.Voglio berlo perchè me lo hanno suggerito le Combattive Gemelle”, replico con un timbro di voce intensa e fruttata ,forse anche suadente.
    Sparisce.
    Suppongo che stia volando di scaffale in scaffale, come un’ape operosa che non osa.
    Torna dopo dieci minuti buoni.
    E perchè mai si dirà dieci minuti buoni?
    Ha l’espressione di un vitigno flagellato dalla grandine.
    “Non ne ho”,geme quasi genuflesso e dalle sue gote rosso rubino, tendenti al granato,sfrigola vergogna.
    “Quindi lei non avrebbe il famoso e irrinunciabile Asprinio d’Aversa..si rende conto della gravità della faccenda?”, lo incalzo,seccamente tannico.
    E’ contrito.
    Il capo si è come rimpicciolito.
    E le spalle piegate, quasi accartocciate,sembrano caricature di scapole che si fanno avanti, per scompaginare il busto
    Il momento è di intensa drammaticità.
    E al dramma mescolo l’anagramma.
    “Da versarsi piano”, sillabo,persistente,leggermente abboccato.
    E lui,abbacchiato,non capisce.
    E per sua fortuna non finge di capire.
    “Questa non è una enoteca.”, gli rammento, sapido e acidulo.
    “E che è?”, mi chiede sommessamente.
    “E’ una ciofeca”, chiudo scortese.
    Tipo Scortese d’Asti.
    Un silenzio da calici secchi da secoli.
    “Per farmi perdonare, le darei in omaggio il nuovo prestigioso spumante di Cà Bellacca” ,squittisce il topino, per riguadagnare punti.
    “Cà Bellacca?”
    “Certo.Cà Bellacca”.
    Un rapido anagramma.
    “No,grazie. Bella cacca”.
    Ora è azzerato.
    Il suo naso sfiora le stringhe delle belle scarpe Varese.
    Esco dal negozio.
    Come è triste Varese in questa serata di fine aprile.
    E ora che faccio?
    Me ne torno a casa.
    A spigolare fra le novità di Alessia e Michela.
    A spigolare nel sito del Paolino Franchini.
    A spigolare, evitando gli spigoli della scrivania che ,giorno dopo giorno, accentua il rigurgito degli agguati.
    Sono attaccato a un bicchiere di gutturnio piacentino.
    Che l’Asprinio d’Aversa e da versarsi piano là dove l’Asprinio si versa.
    E non viceversa.

    Joe Perfiumi.

  2. Joe Perfiumi. says:

    Mi scappa l’occhio sulla copertina di Cristina e Gabriella.
    E’ un dopo cena languido.
    Ma il titolo, per via dell’occhio, è di scappa e spada.
    E’ anche una sfida, un guanto lanciato sul volto dove le labbra sono ancora irretite dal gran risotto allo zafferano.
    Tienimi.Come tenersi una donna per più di 6 mesi.
    L’argomento è curioso.
    Più pericoloso che curioso.
    6 mesi non sono uno scherzo.
    Poi sulla banda gialla mi riscappa l’occhio.
    Come portarsi a letto una donna in 10 mosse.
    Troppe, 10 mosse.
    Alla terza,massimo alla quarta, ti becca generalmente il classico colpo di frusta.
    E devi metteri a letto , senza donna.
    Copulando con il danno : è una sofferenza inenarrabile.
    Una lunghissima traiettoria di giorni fatti d’inerzia.
    In genere ti riprendi dopo 6 mesi,o poco più.
    E in cucina trovi la donna che ti sei involontariamente tenuto per una metà d’anno.
    La meta? Liquidarla per l’altra metà.
    Ti senti leggero,libero,onnipotente.
    Ma poi torna la voglia.
    Riprendi a leggere.
    Come portarsi a letto una donna in 10 mosse.
    Ti solletica la variante.
    Non è che Cristina e Gabriella abbiano scritto anche un altro libro?
    A caso.
    Come portarsi a letto 10 donne in una mossa.
    A letto.
    Allettante.
    Ma poi?
    Ti resta sempre da rileggere un altro volumetto.
    Come tenersi 10 donne per più di 6 mesi.
    E invertendo,non cambia.
    Perchè se fossero 6 donne , i mesi diverrebbero 10.
    Conviene lasciar perdere.
    Sono anche maledettamente sfortunato.
    Bene che mi vada, trovo una cicciona.
    Enorme,debordante,vasta.
    Come portarsi a letto una donna in una massa.
    Una massa da gestire in mille disperate mosse.
    Monta la confusione.
    Forse meglio montare solo quella.
    E il risotto allo zafferano comincia a fare giri di giostra nello stomaco.
    Non è serata.
    Richiamo l’occhio.
    Gli faccio un predicozzo.
    “Smettila di scappare”.
    A risentirci.
    Fra sei mesi e più.

    Joe Perfiumi.

  3. Pingback: Napoli Misteriosa, 29/04/2011 « Paolo Franchini

  4. alessia e michela says:

    Dopo il risotto allo zafferano gli sguardi si erano fatti bollenti.
    Stranamente sul labbro inferiore di entrambi, ché erano ancora e sempre due, anche se l’Asprinio cominciava a far vedere doppio, era apparsa una traccia di rosso. Era forse un lieve sentore di sugo nostrano? Era forse una inesplicabile e vampiresca presenza? Odore di ragù nessuno ne aveva avvertito, ma nell’aria c’era qualcosa che si collocava tra lo stantio da caserma e la cassa da morto malamente riposta.
    A un canto della tavola addobbata alla francese spiccava il rosso della rosa, con tanto di acuminate spine, che bel tempo si spera anche sul far della sera.
    Il manuale di karate era di là. Occorreva andargli a dare una sbirciata e occorreva trovare una giustificazione plausibile per l’assenza che pareva intempestiva dopo otto via vai dalla sala da bagno.
    Il problema lo avevano entrambi: senza lo sapessero la strategia li accomunava.
    Lei pensò e disse ad alta voce: Questo cavolo di slip mi sta torturando; scusa se ti dico, amore, che devo andare, seppure a malincuore, a cambiarmelo.
    Lui pensò e disse, sovrapponendosi alla voce di lei: Scusa se ti chiamo amore, ma mi duole il cuore; ho proprio bisogno di tamponare la ferita e ci vuole il tempo che ci vuole.

    La metrica delle due frasi, seppure scomposta e leggermente di cattivo gusto, o drammaticamente incapace di apparire plausibile, aveva determinato l’inascolto delle reciproche affermazioni.
    Tutto proseguì, nel silenzio tombale, sulla china degli ammiccamenti, dello sbattere simultaneo di ciglia e dell’inarcarsi di sopracciglia alla maniera del baffo di Dalì.
    Fu anche un continuo torturarsi di labbra, mentre i piedi di entrambi si cercavano.
    “A risentirci. Fra sei mesi o più”, faceva rima con il glu glu glu che era diventato l’unico verso univocamente interpretabile: quelli tacevano e tracannavano; tracannavano e, quindi, era giocoforza tacere. Certo, lo sguardo eloquente è sempre arma potente. Quante sono le storie, tese o abbacchiate, iniziate o riprese, solo dopo uno scambievole gioco di sguardi? C’è forse chi dovrebbe rifarsi solo alla letteratura di genere, per poter vibrare al ricordo di intense storie d’amore nate, poi andate alla malora, dopo un occhietto giunto a tradimento?

  5. Alessia e Michela Orlando says:

    Lui era un esperto in tema di occhietti: aveva visto il capolavoro di Mariano Laurenti: La ripetente fa l’occhietto al preside. Protagonisti Annamaria Rizzoli e Lino Banfi.
    Per questo si era censurato nel pensare di farle l’occhio-lino.
    Era ripiegato su “occhietto” ed era rimasto sorpreso per l’uso apotropaico che ne aveva fatto.
    Ragionando sulla esattezza di “occhietto” aveva potuto astrarsi, librarsi, candidarsi…nel senso di pulire la propria coscienza.
    E c’era ben altro: gli pareva che quel termine stesse bene anche per dire che in quella maniera quasi ottocentesca avrebbe potuto eliminare il rischio di congiungimenti carnali sui doppi binari della morale degli anni tremila.
    Era un amuleto, insomma. Era un gesto capace di eliminare o annullare le infernali potenze maligne. Si tratta delle potenze che allignano nelle zone oscure, non in quelle dove non giunge il sole, ovviamente. Si parla, e lo si fa per uscire fuori dal balcone, respingere il rischio di ogni ambiguità: si parla di zone oscure del sé, quelle che strabordano anche nell’ora del the.
    Si immagini cosa accada all’ora della colazione! O all’ora del desinar…anche senza aver sborsato danari, l’uomo è cacciatore. Talvolta è anche cortese. Talaltra no. La donna? La donna è cacciatrice. La donna, anch’ella, talvolta è cortese. Talaltra no.
    Insomma: si può concedere oppure no senza alcuna spesa.

  6. Joe Perfiumi. says:

    E’ vero.
    La donna,talvolta,è anche cortese.
    Alessia e Michela mi offrono spesso, su un vassoio d’argento,spunti di ampia riflessione.
    Ergo,rifletto.
    Perfino sulla fiaba della Principessa sul pisello.
    L’abbrivio suona così.
    “C’era ,talvolta,una Principessa sul pisello.Oddio, non è che stesse proprio sempre sul pisello.Comunque,quando ci stava, si trovava a suo agio”.
    Talvolta.
    Talaltra no.
    Devo confessare che la mia vita è piena di ‘Talaltra no”.
    Sono un predestinato.
    Ma forse è nato tutto dall’esame di maturità.
    Un vampiro, scricchiolante come un gessetto sulla lavagna,mi chiese di spiegare il termine equipollente.
    Risposi a macchia di leopardo.
    Forse più a macchia di sugo sulla cravatta buona.
    “Lei si arrampica sui vetri”,divampò il vampiro.
    Ma i vetri li avevo da un pezzo frantumati con la fionda della mia ignoranza.
    A ben riflettere, il mio insuccesso con le donne è imputabile a quel cavolo di termine.
    Equipollente.
    L’altra sera,per esempio.
    Sono uscito con Giulia.
    Deliziosa e intraprendente.
    In rapida prospettiva, prendente.
    Due trecce bionde da sballo.
    Stupefacenti per la perfetta armonica simmetria.
    Sullo zerbino di casa, ho cercato di baciarla.
    Non è andata poi così male.
    Non è sempre facile centrare le labbra.
    Tendo sembre a mirare basso, verso le coordinate del pomo d’Adamo.
    Poi ho rovinato ogni cosa.
    “Hai due trecce equipollenti”, le ho sussurrato nell’orecchio destro,
    quello dove Giulia finge di non sentire dissentendo.
    Giulia non è stata cortese.
    Sono precipitato nel “Talaltra no”.
    Mi ha schiaffeggiato con relativo garbo.
    “Equipollente tua sorella!”, ha chiarito prima di mollarmi un calcetto sullo stinco.
    Doloroso.
    Mi è scappato anche un Santo.
    Ovviamente non uno stinco di santo.
    Sono rimasta randagio sul divano della sala.
    Poi ho sfogliato l’album dei francobolli.
    Non potevo fare altro.
    Provate voi a spogliarlo.
    Equipollente.
    Avrei potuto utilizzare dei sinonimi, fra l’altro più corretti e pertinenti.
    Equipollente del cavolo.
    “Hai due trecce omogenee,affini,conformi,congeniali,consimili”.
    E Giulia si sarebbe offerta.
    Gioiosamente,totalmente.
    Pensate un pò.
    Tutti e due, per una notte intera, a guardare i francobolli di Panama e della Malesia.
    E forse anche quelli del Ciad.

    Joe Perfiumi.

  7. alessia e michela says:

    Il problema è proprio quello e siamo alle solite: al collezionismo.
    Al di là di chi ha collezionato ossa, rotte o sane che fossero, colpiscono di più quelli che conservano bustine di zucchero intonse, cravatte scavezzacollo, un tempo adagiate su pomi d’adamo femminili (una vera sciccheria, anche se difficile trovarne, di pomi femminili, ovviamente…), statuette di porcellana (come quelle note a Rudolph Just, incontrato da Bruce Chatwin nel 1967,: vedasi UTZ di Bruce Chatwin, 1988, scritto quando non sapeva sarebbe stato l’ultimo…ma fondato su quell’incontro), dei dischi in vinile, delle schede telefoniche esaurite…

  8. Joe Perfiumi. says:

    Accidenti.
    Cerco di riepilogare la serata.
    Eppure era un pomo d’Adamo.
    Che fosse Giulio?
    L’equipollente di Giulia?
    Eppure le trecce contornavano sinuose un ovale femminile.
    E se fosse stato un pomo d’Eva?
    Il pomo della discordia.

    Joe Perfiumi.

  9. Addendo Protagora. says:

    Gentilissime Alessia e Michela.
    Solo due righe per sottolineare la grossolanità del vostro abituale ospite.
    Già il nome,Joe, con un cognome strabagnato,Perfiumi, suggerisce scarso affidamento.
    Ma vengo al nocciolo.
    Possibile che questo soggetto(oggetto) debba soffrire di sindrome
    d’equipollenza?
    Il caso è rarissimo.
    Ad oggi, ne è stato segnalato solo uno, in Nuova Zelanda.
    Sul pomo d’Eva, non vorrei esprimermi per evitare fastidiose querele.
    Avrò il piacere di rientrare nel vostro sito una volta verificata la
    completa defenestrazione di Joe Perfiumi.
    Per motivi di ordine morale ,estetico e soprattutto intellettuale.

    Addendo Protagora ( Ordinario della Facoltà delle Problematiche Geometriche del Parallelepipedo Rettangolo presso il Polo Universitario Decentrato di Rho).

  10. Joe Perfiumi. says:

    Quando gli racconto il mio incubo ricorrente- una sega circolare che mi insegue nel lunghissimo corridoio di un ospedale per tagliarmi a rondelle- il mio analista si addormenta regolarmente.
    Ronfa a fondo, per una ventina di minuti.
    Al risveglio, si sente spesso molto angosciato.
    Allora lo invito a sdraiarsi sul mio lettino da paziente.
    Lui suda copiosamente e mi stringe la mano.
    Comincia a piangere e mi supplica di cambiare incubo.
    Non lo regge più,dopo venti anni di ripetitiva narrazione.
    Ho deciso, da oggi pomeriggio, di accontentarlo.
    Inventerò un disturbatissimo sogno, con un leprotto dissociato che mi rosicchia la manica del pigiama di flanella, riducendola a rondelle.
    Spero che la novità gli piaccia.
    E che soprattutto lo tenga sveglio.
    Bene,cambio incubo.
    Ma se anche con questo si appisola come un fagiolo borlotto, cambio anche analista.
    Me ne hanno segnalato uno, a cinque isolati di distanza,che soffre di prorompente insonnia.
    Sembra sia un tipo molto tollerante.
    Gradisce ogni tipo di delirio, con o senza rondelle.
    E’ un analista di vasta fama.
    E oltretutto frequenta, a sua volta, un ottimo psicoanalista.
    A cinque isolati di distanza.
    Ora vado a bermi un Negroni.
    Nel bar più giusto di Varese.
    Volete raggiungermi?
    Facile.
    Uscite dalla stazione.
    Prendete la sinistra.
    E mi trovate a cinque isolati di distanza.
    Più avanti,volendo,c’è un’analista graziosissima, neolaureata.
    La sua stanza?
    Se non ricordo male, a cinque isolati di distanza.

    Joe Perfiumi.

  11. Joe Perfiumi. says:

    Le Giubbe Rotte, vecchie glorie del Canada, irruppero mestamente in merceria.

    Joe Perfiumi.

  12. Joe Perfiumi. says:

    Dulcinea non sala mai, mai un briciolino di sale sull’insalata,nella minestra o nello spezzatino.
    Compenso leggendo Moliere.
    E’ una goduria il Salato Immaginario.

    Joe Perfiumi.

  13. Carissime Alessia e Michela, vedo che siete sempre molto attive,
    complimenti per tutto e grazie mille!

    Con ammirazione e stima,
    Elisabetta

  14. alessia e michela says:

    Beh, Elisabetta, in questo caso estenderemmo il ringramento a tutti voi. E alla fantasia di Joe Perfiumi che, con costanti raffiche di parole ricche di senso, attiva centri di interessi e sinapsi.

  15. Joe Perfiumi. says:

    Se Grazia Deledda est,significa che Canne al vento non ti garba.

    Joe Perfiumi

  16. Joe Perfiumi. says:

    L’arbitro di calcio ricontò meticolosamente la gente che affollava l’armadio della sua camera.
    C’erano gli undici titolari della squadra ospite, il massaggiatore,
    il primo e secondo allenatore.
    Mancava il dirigente accompagnatore.
    Quando lo vide sbucare imbarazzato dal sotto del letto, tirò un sospiro di sollievo.
    Un arbitro meticoloso non lascia nulla al caso.
    Sua moglie, discinta sulla trapunta fatta all’uncinetto da una zia di Vigevano,gli disse che aveva pensato di prendersi qualche minuto
    licenzioso.
    Ma non al punto di farsi licenziare dal contratto matrimoniale.
    Dopo un istante di fisiologica tensione, tutto si rasserenò.
    Riesaminarono i falli alla moviola.
    Erano così evidenti da non meritare commenti.
    La folla defluì compostamente dall’armadio.
    E presto la camera si svuotò.
    L’arbitro, pensieroso, si propose di chiedere più tardi alla moglie il numero dei paganti.

    Joe Perfiumi.

  17. Joe Perfiumi. says:

    Pedalando nel neorealismo.
    Erano grevi, due salsicciotti a pigiare sui pedali, ansimanti e strasudati, con i culoni che debordavano dalle selle.
    Lardi di biciclette.

    Joe Perfiumi.

  18. Ho letto “a babbo morto” questa divertentissima raffica di battute tra Joe Perfumi e Alessia e Michela e devo confessarvi che, se fosse entrato qualcuno nella stanza in quel momento, mi avrebbe preso per un’idiota: avevo stampato sulle labbra il “risotto”.
    Che fosse colloso?

  19. Alessia e Michela Orlando says:

    Difficile estirpare sorrisi di quel genere…
    Sabbie mobili; felice condizione umana…e rivedi la vita che ti scorre davanti. Dura realtà il morire per una risata, per una botta di felicità!

  20. Joe Perfiumi. says:

    Sono stato alla manifestazione del Primo Maggio.
    Adoro la celebrazione della Festa del Lavoro.
    L’oratore mi è parso in gamba.
    L’altra,la sinistra, l’ha persa rimanendo schiacciato sotto un trattore.
    C’era una gran folla.
    Il Gruppo dei Cassaintegrati della Ditta Fluck.
    Un neo assunto e nove neolicenziati della Ditta Dead.
    Il Comitato Liberi Disoccupati da Vagolante Lavoro.
    Il procuratore sindacale degli Assumibili non Compatibili.
    La Rappresentanza degli Uffici di Disicollocamento.
    Il Delegato dei Cinquantenni Buttati a Fiume.
    Il Sottocomitato degli Imprenditori Prenditori nel Sottocumulo.
    Un colpo d’occhio stupendo.
    C’erano i Periferici del Lavoro a contratto distratto.
    C’era il Quartetto d’Archi Senzatetto di Gallarate.
    C’erano i 29 occupati a tempo determinato nell’ambito del Progetto
    Rilancio Decimato.
    E’ sempre emozionante vivere il momento dell’apologia del lavoro.
    Il Coro Occupati Ancora Per Poco ha proposto un paio di pregevoli motivi.
    Bello lo striscione dei Minimi Pensionati, con uno slogan madido di ottimismo ” Lo sterminio fino all’ultima bolletta”.
    Non mancavano i licenziati del Circo Magnum.
    Un nano,un domatore a ore,la donna cannone,il foraggiatore di balle di fieno, tre macachi e un boa costipato con Chawchaw , il vero clown da circo.
    Circonciso.
    Di assoluto spessore la frase conclusiva dell’oratore.
    “Viva il lavoro.Lavoro per tutti.Tutti per il lavoro”.
    Nessun lancio di pomodori.
    Al giorno d’oggi, è un lusso.
    Un fastidioso siparietto di sterile contestazione non ha alterato il buon metabolismo della manifestazione.
    Un operatore ecologico ,municipalmente sospeso per sospetto comportamento nella fase della raccolta differenziata , ha simbolicamente ficcato una Costituzione in un secchio d’acqua.
    Il messaggio voleva essere “L’Italia è un paese affondato sul lavoro”.
    Quando la piazza si è svuotata, è calato un velo di felliniana malinconia.
    In compenso, nell’aria filava una scia di sugo al basilico reale.
    Un profumo da gran beneficio per il PIL.
    Palato Interno Linguazzante.

    Joe Perfiumi.

  21. Joe Perfiumi. says:

    Tifo toponomastico.
    Via Garibaldi.
    Rimanga Anita.

    Joe Perfiumi.

  22. Joe Perfiumi. says:

    Cristoforo Colombo aveva una nutrice tenerissima.
    Gli rimboccava sempre le scoperte.

    Joe Perfiumi

  23. Joe Perfiumi. says:

    Non è detto che un egiziano copto sia meglio di un calmucco al dente.

    Joe Perfiumi

  24. Joe Perfiumi. says:

    Era l’ottavo dei nani e mai vide Biancaneve.
    Solo qualche brinata.

    Joe Perfiumi

  25. alessia e michela says:

    Senza giri di parole.
    Il 45 giri era solo musica: labbra e tromba.
    Strilli di tromba per l’alzabandiera. Strilli di tromba sul far della sera.
    Il resto: silenzio.

  26. alessia e michela says:

    E nel mezzo la chiamata a raccolta: fragole, poco di bosco; fave (il pecorino verrà dopo); piselli (sempre quelli, letto o non letto); carciofi (ah! quanto è bella la definizione che ne dà il poeta arabo-andaluso Ben al-Talla, definendolo al femminile:
    “Figlia dell’acqua e della terra, la sua abbondanza si offre
    a chi la sospetta chiusa in un castello di avarizia…
    Sembra, per il suo biancore e per l’inaccessibile rifugio,
    una vergine greca nascosta in un velo di spade”)…

  27. Carmelina Cellupica says:

    Ciao Alessia, Michela e Joe, dal Canada!
    Che piacere leggervi! Una botta e risposta tra di voi…quasi una sfida! Benche diverso, il vostro stile letterario e meraviglioso! Avete commentato tutto; cibo… fiabe…poesie…romanzo…eventi.
    Un mosaico di parole!
    Bellissima la definizione del carciofo: “una vergine greca nascosta in un velo di spade.” Un’assomiglianza perfetta!

  28. alessia e michela says:

    Grazie, Carmelina.
    Naturalmente segnaleremo a Joe Perfiumi il suo interesse.
    Ciao
    Alessia e Michela

  29. Ho letto i commenti e mi sono divertita molto. Avete parlato di libri, cibo, ricette, uomini e donne. E tutto questo mi riporta al mio libro Tienimi. All’interno del libro, c’è un glossario: abbiamo paragonato gli uomini e le donne alle piante.
    Vi saluto con la definizione dell’Uomo Rosmarino:
    Il rosmarino è simbolo di sincerità e, se donato alla donna amata, vuol dire “sono felice quando ti vedo”. È un’erba molto utilizzata in cucina per aromatizzare vari piatti e pietanze: arrosti, intingoli, piatti a base di patate, torte rustiche. Si usa nei patè di fegato, con l’agnello, il manzo, il coniglio, l’anatra e l’oca.
    L’Uomo Rosmarino è romantico e molto innamorato, e vuole stare sempre, davvero sempre, con la donna amata. La sua compagna se lo ritrova dappertutto, come il rosmarino, appunto. Sconsigliato alle donne indipendenti.
    Buona giornata a tutti.

  30. Joe Perfiumi. says:

    Carmelina Cellupica le mie forze centuplica.
    A proposito.
    Grande terra il Canada.
    Chiesero a un pescatore di merluzzo dei Banchi di Terranova: “Come lo pescate il merluzzo sui Banchi?”.
    “Con la nostra pelle”, rispose l’uomo dei Banchi.
    (Pelle d’uomo,1943).
    Grande terra il Canada.
    Anche perchè ci vive Carmelina.
    E visto che ci vive, viva Carmelina!

    Joe Perfiumi.

  31. alessia e michela says:

    Il merluzzo! In dorato e/è fritto, ma non trito o ritrito.

    Ringraziamo chi ama. Chi la ama, Carmelina, non si adombrerà.
    Giammai.