TWINS III

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Il vento sparso luccica tra i fiumi | della pianura, il monte ride raro | illuminandosi, escono barlumi | dall’acqua, quale messaggio più chiaro? È tempo di levarsi su, di vivere | puramente. Mario Luzi
TWINS III
LA QUARTA DI COPERTINA
Il mare, il cielo, il vento, un autunno che nella notte assume i colori surreali della primavera vista da una finestra. Annecy, rapporti di sesso occasionale e la scoperta di Pont Des Amours; la Nouvelle Cuisine; l’autonomia e l’indipendenza di Ale; il suo volo da Parigi a Palermo e il tragitto aeroporto Falcone e Borsellino – casa di Michi. Una moto. La minaccia. La conoscenza di altri personaggi e l’irruzione di altre due sensuali e spregiudicate gemelle, che per Vicente assumono la dirompente scoperta del sesso, della musica italiana, forse delle origini. Nuove declinazioni si intrecciano in una storia che esplode spingendosi oltre ogni morale. Vicente lo sa, avverte che sta per uccidere, all’ombra di un inatteso incesto.
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Prima o poi può accadere che ti accorga dell’esistenza del vento dell’est. Può trattarsi anche solo di brezza marina che, in un crescendo inatteso, scatenerà la mareggiata del secolo. L’importante è che porti con sé gli effluvi che avevi dimenticato, o di cui ti avevano solo parlato, eppure erano nella tua carne. Li riconoscerai grazie a uno dei tanti strumenti di cui si avvale la memoria per accendere i ricordi. E questi? Come saranno? Potranno farti scendere la lacrima dolce, o amara; generare rimpianti; terrorizzarti e farti venire voglia di fuggire … Potranno anche assumere la veste della rivisitazione di fatti che svelano le ragioni vere di vicende successive rimaste a lungo inspiegabili. In TWINS l’alternanza passato/presente e, per certi versi, futuro, è un grumo che occorre avere il coraggio di affrontare. C’è una trama che si sviluppa con canoni da narrativa mistery/giallo, ma c’è anche una serie di panorami che si svelano solo in controluce. È lì che accadono fatti intuibili, che forse spaventano, ma hanno ragion d’essere. Sono necessari per dedurre la complessità della vita, l’insieme di matasse che non possono essere dipanate in un romanzo, senza scrivere così tante pagine da renderlo illeggibile. È un impianto apparentemente complesso, ma basta coglierne i profili drammaturgici, adottare uno dei possibili piani di lettura e il gioco è fatto. Se drammaturgia significa ancora (il senso si è ampliato) agire e opera, allora i protagonisti stanno solo agendo, ponendo in essere azioni per produrre risultati (le opere, quindi). Tuttavia, nel romanzo c’è dell’inesplicabile. Si tratta di accadimenti inattesi, colpi di scena che sorprendono così come accade nella vita reale. Sono forse frutto delle azioni umane o del caso? Le parole che narrano dovranno svelarlo per forza, anche se i dubbi possono coesistere con la necessità di verità. D’altronde, se capita a tutti di agire senza sapere bene perché, ben può giustificarsi che accadano fatti destinati a restare nell’ambito del mistero. È, questa, una ipotesi dove si affermano circostanze che nessuna spiegazione potrebbe mai rendere plausibili. Consigliato mettersi nei panni di uno qualsiasi dei protagonisti per capire la storia da quell’angolo prospettico. Questa è una operazione che converrebbe fare con ogni romanzo. Solo così si potrà avere modo di capire se le vicende raccontate siano logiche, se i tempi prevalenti siano o meno funzionali alla storia stessa, se i salti temporali, sia all’indietro che in avanti, contino oppure no. Si potrà anche intuire fatti prima che accadano, senza perdere la certezza che potrà accadere il contrario di quanto si sia immaginato. In ogni caso sarà utile: farà impiegare meno tempo nella lettura e darà più forza alla trama che si vorrà scoprire.

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7 Responses to TWINS III

  1. marcellofilonide says:

    Uno scritto da luogo ad una interpretazione…l’interpretazione dipende da ciò che ti porti dentro… 🙂

  2. alessia e michela says:

    Infatti, infatti, Parole sante. O diaboliche?

  3. marcellofilonide says:

    Ovviamente diaboliche…ribaltano la frittata 🙂

  4. alessia e michela says:

    Sì, ma quando la frittata è fatta, è fatta. E se fatta è non si può che dis-farla: mangiandola. Che acume! Ah, certo, ci sarebbero altri modi di intendere “fatta”. De gustibus. Restando nell’ambito della parola che narra, creativa e non (chissà che significhi), a breve pubblicheremo la prima esercitazione-prova di ingresso per il laboratorio di sceneggiatura, connesso a un altro di scrittura di base in Italiano (Monica Palozzi) e Spagnolo – Argentina/Sudamericana (Daniel Gaitán), che terremo per tre mesi da settembre in poi. Numero chiuso, purtroppo (max 16 persone), per poter seguire sia individualmente che in gruppo ogni partecipante..

  5. Alessia e Michela Orlando says:

    Laboratorio: si possono acquisire notizie, leggere il programma e la bibliografia, per l’Italiano qui: http://www.pragmata.info/Laboratorio%20di%20scrittura.htm
    per lo Spagnolo-Argentina/America Latina:
    http://www.pragmata.info/Taller%20de%20escritura.htm

  6. marcellofilonide says:

    Ed io che parlo per immagini???..azz…come si legge una foto in spagnolo??? 🙂