SIAMO UOMINI O CAPORALI?

Crisi del 1929; scatto di Dorothea Lange: Migrant agricultural worker's family.

SIAMO UOMINI? O CAPORALI?

TOTÒ E FRANKLIN DELANO ROOSEVELT, PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA NELLA CRISI DEL ‘29

LA CRISI ECONOMICA ATTUALE

Lo disse bene e chiaramente Totò con la sua ‘A LIVELLA: dopo, molto dopo, insomma, toccando ferro, dopo il sopraggiungere della morte siamo, anzi saremo, tutti uguali.
Dobbiamo aspettare un po’, ma prima o poi accadrà di esserlo davvero uguali. E tutti pensano, a queste condizioni, che più tardi accadrà meglio sarà.

Ma cosa sta accadendo attualmente; cosa davvero vedono i nostri occhi? La crisi c’è oppure no? Quelli che verranno, cioè i nipoti e i nostri figli, come faranno a sapere che c’è stata una crisi?
E se si sveglierà qualcuno e gli dirà: “Ma quale crisi! Ma che dite! Provate a indagare per scoprire cosa c’era nelle case degli italiani, cosa essi mangiassero e cosa indossassero, e scoprirete che è tutta una balla. Gli italiani, intorno al 2010, stavano benissimo. Ve lo dico io. Fidatevi di uno che la sa lunga. Lo giuro. Non ci credete? E fate una ricerca sui programmi televisivi. Provate a vedere come si muovevano, quanto erano belle, quanti sorrisi lanciavano le straordinariamente perfette intrattenitrici…Voi dite che si chiamavano diversamente? E che cambia! Erano veline? Erano mezzi busti? Erano escort! Ma dai…questa è una palla bella e buona. Quelle erano figlie di famiglia che cercavano di far carriera davanti alla luce rossa delle telecamere. Solo quello erano. Ed erano belle, perfette, ricche. Erano un esempio per tutti, una istigazione a desiderare il meglio. La crisi economica non c’era. Voi dite che altri dicevano che c’era? Ma perché quelli forse non avevano la barca? Non andavano in vacanza nei luoghi esotici? Non avevano macchine di lusso? Vi ho detto che la crisi non c’era. E basta, altrimenti giro i tacchi e me ne vado…Va bene, se insistete resto. Ma ripeto: non c’è uno straccio di prova. Nel periodo intorno al 2010 si stava bene. Molto bene. Il teatro? Un’altra volta! E che c’entra il teatro? L’editoria? Pure l’editoria, adesso! Il cinema? I bravi registi che non riescono più a dirigere un film? Le biblioteche? La musica? Le orchestre? Internet? Il navigare che costa troppo? Oh, mamma mia! E mica sono cose necessarie quelle…”.

Ha ragione quel tipo intento a parlare con chi verrà. Ha proprio ragione quel bel tomo: non c’è nessuna prova di ciò che ora, in questo periodo accade. Pertanto la crisi “non c’è”.
Ma cosa accadde nel ’29? Si parla del 1929, ovviamente; si parla di ben altri tempi; si parla di ben altre sensibilità? Si.
Un esempio ci viene da Franklin Delano Roosevelt.

F.D.Roosevelt, Presidente degli U.S.A. per tre mandati successivi

Purtroppo è un esempio inevitabile, anche se è un americano. A noi non sono molto simpatici certi americani, quelli con le armi in pugno, giacché ammazzarono gli indiani. Non fecero una cosa bella. Anzi, abbiamo sempre tifato per loro quando arrivavano “i nostri”, cioè arrivava il loro esercito a dare man forte a quelli da tutti ritenuti buoni e che, invece, erano i cattivi che volevano fregarsi le terre da sempre custodite dagli cosiddetti PELLEROSSA. Bene, detto ciò, vediamo che aveva di buono Roosevelt, l’unico americano a essere stato eletto per tre volte di seguito come presidente degli Stati Uniti d’America, rimanendo in carica dalla prima elezione, quella del 1932, fino al 1945.
A una prima e superficiale ricerca emerge che affrontò la crisi con straordinarie e decisive riforme economiche e sociali. Fu il “NEW DEAL”, lo strumento che consentì agli U.S.A. di affrontare la cosiddetta GRANDE DEPRESSIONE. Fu lui, per sintetizzare, a decidere l’assistenza sociale, le indennità economiche per la disoccupazione, la malattia e la vecchiaia. Fu lui anche a creare l’Agenzia per il controllo del mercato azionario, cioè quell’inferno (il mercato azionario, non l’Agenzia) che ha creato l’attuale crisi economica. Contribuì alla nascita delle Nazioni Uniti (ONU).
Era perfetto Roosevelt?
La risposta è facile: no. Nessun uomo lo è. Neppure quel politico.
Basterebbe pensare al fatto che fu lui a coinvolgere gli Stati Uniti di America nel conflitto della seconda guerra mondiale incentivando la realizzazione delle prime bombe atomiche, quelle che poi furono utilizzate dal successore, Harry Truman, su Hiroshima e Nagaski, uccidendo sul colpo e per effetto delle radiazioni più di 300.000 persone. Erano quasi tutte non militari.
Ma tutto ciò, dalla crisi economica alle bombe sul Giappone, è davvero accaduto?
E se quel bel tomo, quello di prima, quello che negherà l’attuale crisi economica, dicesse: “NO! Quella crisi non ci fu. Quelle bombe non furono mai sganciate…fidatevi di me”, che cosa gli si potrebbe obiettare?
Nulla.
Non servirebbe obiettare. Basterebbe tirare fuori qualche fotografia e qualche filmato. E lui resterebbe a bocca aperta.
Di questa crisi, invece, non resterà nulla, nessuna prova e, dunque, lui, il bel tomo potrà dire che non è successo nulla, che non c’è stata.
È, dunque, necessario che la si documenti. Roosevelt, che non era perfetto e non era neppure uno stinco di santo, capì quanto fosse importante e lo fece: creò un FILM PROJECT e un PHOTOGRAPHI PROJET per documentare con immagini la povertà rurale della Grande Depressione. La sezione fotografica fu diretta dall’economista Roy Emerson Stryker. Questi si assegnò il compito di costituire una “visual encycolpedia of American life”. Per realizzare il suo progetto, assunse giovani fotografi cui diede indicazioni esatte su come realizzare la sua visione innovativa. E quel manipolo entusiasta si mise al servizio di una idea. Erano: Walker Evans, Arthur Rothsteine, Ben Shahn, John Vachon, Marion Post Wolcott, Russel Lee, Jack Delano, John Collier Jr., Carl Mydans, Gordon Parks e Dorothea Lange, l’autrice, tra l’altro, dello scatto MIGRANT AGRICOLTURAL WORKER’S FAMILY. In sette anni furono prodotte 77 mila fotografie in bianconero e, dopo il 1939, 644 a colori. Si possono consultare tutte presso la Library of Congress di Washington e anche on line all’indirizzo:
http://rs6.loc.gov/ammem/fsahtml/fahome.html

Notizie sullo scatto di Dorothea Lange tratte dal sito della Library of Congress di Washington.

Migrant agricultural worker’s family. Seven children without food. Mother aged thirty-two. Father is a native Californian. Nipomo, California
• Creator(s): Lange, Dorothea, photographer
• Date Created/Published: 1936 Feb. or Mar.
• Medium: 1 negative : nitrate ; 4 x 5 inches or smaller.
• Summary: Photograph shows Florence Thompson with two of her children as part of the “Migrant Mother” series. For background information, see “Dorothea Lange’s M̀igrant Mother’ photographs …” http://www.loc.gov/rr/print/list/128_migm.html
• Reproduction Number: LC-USF34-T01-009095-C (b&w film dup. neg.)
• Rights Advisory: No known restrictions. For information, see U.S. Farm Security Administration/Office of War Information Black & White Photographs(http://www.loc.gov/rr/print/res/071_fsab.html)
• Call Number: LC-USF34- 009095-C [P&P]
• Other Number: J 355
• Repository: Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, DC 20540 USA http://hdl.loc.gov/loc.pnp/pp.print
• Notes:
• Additional information on caption card: See mount 9093-C [i.e. print caption for LC-USF34-009093-C].
• Title and other information from caption card.
• LOT 0344 (Location of corresponding print).
• Transfer; United States. Office of War Information. Overseas Picture Division. Washington Division; 1944.
• More information about the FSA/OWI Collection is available at http://hdl.loc.gov/loc.pnp/pp.fsaowi
• Published in: American women : a Library of Congress guide … Washington : Library of Congress, 2001, p. 186.
• Published in: Eyes of the nation : a visual history of the United States / Vincent Virga and curators of the Library of Congress ; historical commentary by Alan Brinkley. New York : K

Copertina del sito della Library of Congress di Washington all’indirizzo: http://rs6.loc.gov/ammem/fsahtml/fahome.html

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0 Responses to SIAMO UOMINI O CAPORALI?

  1. tonia says:

    E’ una fucina di scoperte questo sito. Grazie.
    Grazie