SBATTI BELLOCCHIO IN SESTA PAGINA

Sbatti Bellocchio in sesta pagina

Il cinema nei giornali della sinistra extraparlamentare

1968-1970

a cura di Steve Della Casa e Paolo Manera

Introduzione di Marino Sinibaldi

«Marco Bellocchio, ottima persona, ha appena presentato

un film– Sbatti il mostro in prima pagina – che

si poteva e ci poteva risparmiare. Un film politico, in

cui non occorre essere professionisti per riconoscere il “Corriere della Sera”, il suo cronista-squillo, la questura

di Milano, e così via. Naturalmente all’inizio del

film si avverte che “i riferimenti sono del tutto casuali”.

Il guaio è che è vero…».

 Da una recensione anonima al film di Marco Bellocchio,

in «Lotta continua», 1° novembre 1972

 

Per la generazione del ‘68 il cinema è stato uno straordinario strumento di socializzazione. Ecco perché il cinema è molto presente sui giornali che la sinistra extraparlamentare ha prodotto fino al 1976, anno in cui la spinta del ‘68 finisce, la partecipazione di massa scompare e tutto cambia.

Sono i giornali (da «Lotta continua» a «Vedo rosso», da «Servire il popolo» alla «Vecchia talpa» e al «Quotidiano dei lavoratori») che hanno formato una nuova generazione di giornalisti e un modo nuovo di intendere il giornalismo. In quelle testate il cinema fa spesso capolino, con stroncature spettacolari oppure con titoli a effetto. Gli articoli non sono mai firmati, ma la memoria orale indica nomi di un certo peso: Umberto Eco, Adriano Sofri, Pio Baldelli, Peppino Ortoleva, Vincenzo Vita, Valentino Parlato. Taviani, Bellocchio, Petri, Montaldo, Kubrick, gli autori più recensiti. Si tratta di articoli taglienti, vigorosi, a volte paradossali, forse incomprensibili se non collocati nella durezza del dibattito di quegli anni.

Sono segnali di una passione, quella per il cinema, che non ha mai più avuto la stessa importanza nel dibattito culturale. Un gioco della memoria, sospeso tra autoironia e nostalgia. Un libro che racconta un pezzo di storia del nostro paese, uno straordinario «come eravamo», che con un tono semiserio scopre contraddizioni e verità di un mondo che non c’è più, ma che per molti versi è lo specchio del nostro presente. Qualcuno ha definito quel periodo gli anni di piombo, altri hanno definiti formidabili. Sicuramente sono stati anni di celluloide.

Steve Della Casa (Torino, 1953), dopo aver militato in Lotta continua ed essersi da subito occupato di cinema, aprendo, insieme ad altri studenti universitari, il Movie Club di Torino, è stato in seguito direttore del Torino Film Festival e autore di libri; dal 1994 conduttore di Hollywood Party su Rai-Radiotre, dirige dal 2008 il RomaFictionFest.

Paolo Manera (Torino, 1967) ha lavorato presso i principali enti cinematografici torinesi, e dal 2006, alla Film Commission Torino Piemonte, si occupa di web e documentari. Ha scritto saggi e recensioni su cinema e musica, collaborato a programmi radiofonici e televisivi, curato programmi speciali e retrospettive per diversi festival e appuntamenti internazionali.

Saggine

pp. 230 │ € 18

ISBN 978-88-6036-766-2

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