SALIAMO O SCALIAMO LA MONTAGNA?

SALIAMO O SCALIAMO LA MONTAGNA?
Molte domande, almeno cinque, sono connesse all’esigenza del partire. Altre se ne potrebbero aggiungere.
Sosteniamo a occhi chiusi, senza tanti approfondimenti, che il viaggio è sempre lungo. Prima domanda possibile: quanto? Non ha importanza, se quel che si cerca sia il senso del muoversi: l’incontro, la scoperta, la fuga, il ritorno. Potrebbe essere sufficiente un chilometro, addirittura un passo, uno solo, quindi neppure un metro.
Seconda domanda: da dove si è partiti? Ognuno lo sa, o dovrebbe saperlo, se si tratti di in un luogo geografico. È possibile che non sia sempre così? Sì. La risposta è un secco sì e non pensiamo ai viaggi psichedelici. Si immagini lo spostamento nel sogno o semplicemente a occhi chiusi …
Per dove si è partiti? Non sempre lo si sa. La vita stessa non è forse un viaggio la cui destinazione è destinata a restare ignota?
Come, con quale mezzo di locomozione si è affrontato il viaggio? Complicato essere brevi. Restiamo fermi, è quanto mai opportuno, ai mezzi noti: le gambe, la bicicletta, la moto, l’automobile, l’autoarticolato, il treno, la nave, l’elicottero, l’aereo. Quasi, quasi ci smentiamo: e se volessimo fare un viaggio nel tempo? Se volessimo fare un salto nel Medio Evo o nell’anno tremila? È presto, non tutto è ancora a puntino, ma prima o poi potrebbe accadere. D’altronde, il viaggio nel sogno non assume spesso l’aspetto di un salto indietro o in avanti nel tempo?
Perché si è partiti? Le ragioni sono tra quelle elencate già, ma altre se ne potrebbero aggiungere e svegliare antichi temi: la fuga d’amore, la corsa verso l’oro, la conquista di un pezzo di terra, la vacanza … Basta lasciare le briglie e la fantasia galopperà, libera, verso altri mille possibili viaggi.
Quando si è partiti? Beh, questa domanda sembrerebbe facile. Se hai guardato l’orologio lo sai benissimo, potresti essere preciso nell’indicare l’ora, il giorno, il mese, l’anno. Altrettanto facile sarebbe sbagliare. Basti considerare un primo intoppo: il fuso orario. Tu telefoni a Pinco Pallino, o lui chiama te. Vuole sapere quando sei partito. Ma lui … Lui ti metterà in crisi. Facciamo il caso che si tratti di Carmelina Cellupica e che si trovi dove normalmente è: nel Canada. Che le dirai? Dovrai fare un veloce calcolo e il malinteso sarà sempre possibile. Tu dirai le sette, a esempio, e lei potrà chiedere: Di mattino o di pomeriggio?
Meno scontato di quanto potesse sembrare, quindi, senza neppure scendere in particolari rilevanti tipo l’ora legale.
Se poi, invece di comunicarlo per telefono, si volesse farlo per lettera o addirittura descrivere una faccenda del genere in un romanzo, allora le difficoltà potranno sembrare insuperabili giacché, se è vero che i protagonisti dialogano tra loro e sei tu a mettergli in bocca gli argomenti, ci sarà comunque una terza persona che sottoporrà tutto al vaglio della propria esperienza. Un bel guaio, quindi, dover dire anche a uno sconosciuto come siano andate le cose.
Come e cosa fare per risolvere problemi del genere?
Occorre scoprire le tecniche narrative, conoscere quali siano gli errori più frequenti e come evitarli, come dare vita ai personaggi in maniera che tutto sia coerente e chiaro. A volte basta poco, una scorrettezza qualsiasi, un solo termine male usato o frainteso e via, si va verso il lettore che esplode in una risata fragorosa mentre tu volevi che piangesse.
Un esempio.
Il folle fuggito dal manicomio, ora li hanno chiusi, si aggregò a uno sconosciuto. Gli girava per la mente una frase che gli diceva sempre un medico: Noi, là fuori, saliamo la montagna e non vediamo mai la vetta.
Non gli restò altro da fare che cercarlo, cercare anche la montagna, per fare prima. Pregò l’altro di fermarsi un attimo nei pressi di un tabacchino e ne uscì con un sacco sulle spalle.
Un’ora dopo erano alle pendici della montagna. Sopraggiunse il medico e li trovò intenti a mettere le mani nel sacco e a lanciare pugni di una certa sostanza verso l’alto.
Il medico: Cosa fate?
Loro, in coro: Saliamo la montagna.

 

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9 Responses to SALIAMO O SCALIAMO LA MONTAGNA?

  1. Monica Palozzi says:

    Verissimo, la cosiddetta “consecutio temporum”, ovvero la giusta connessione dei modi e dei tempi verbali tra le parti del discorso, può risultare uno degli aspetti più difficili della narrazione, specialmente nelle lingue latine ed in particolare per l’italiano.

  2. Carmelina Cellupica says:

    Complimenti Alessia e Michela. Quanta verita in questo vostro articolo! Mi ci associo e per cui condivido un po; (Spero di essere perdonata per i miei errori) Secondo me, scrivere in italiano e difficilissimo. A partire dalla forma: ci sono tutte quelle regole da ricordare, prima l’ortografia (le doppie lettere… una mia difficolta) poi la sintassi, i verbi da coniugare nel modo e tempo corretto, la concordanza tra verbo e soggetto. Poi la punteggiatura, che dovrebbe servire a dare respiro allo sritto. Conosco benissimo la tragedia dei verbi… Io, mi confondo sempre durante un discorso o mentre si communica per telefono. Amo la lingua italiana e ne sono grata alla mia “maestrina” che gentilmente mi corregge e mi spiega infinite volte questo mare di “tempo grammaticale dei verbi” Se mi soffermo un attimo per cercare in quel mare di verbi quello corretto per far si, che la mia frase sii coerente e chiaro, Monica mi offre “un salvagente”. Scrivendo e communicando ho ritrovato il mio Italiano. Ringrazio chi m’incoraggia e mi corregge.(ah, le doppie, superate !)
    E vero, nella converszione, e nello scritto, evitare gli errori e importantissimo. Saper’ scrivere e comminicare in modo chiaro e coerente e equivalente a saper pensare.

  3. alessia e michela says:

    Sì, comunicare è importante. La parola resta comunque un codice, un modo per avvicinare due cervelli (a volte di più) sullo stesso pensiero.
    Abbiamo la sensazione che resteranno sempre dei dubbi su quel che l’altro pensi.
    Anche se si applicassero perfettamente le regole che lei dice, i dubbi persisterebbero. L’umanità è come la parola: cambia costantemente, in un viaggio incessante. Continuiamo a credere che gli errori non siano mai gravi. L’importante è l’intenzione. Gli errori si potranno correggere, sempre.

  4. Carmelina Cellupica says:

    Si, sono completamente daccordo con questo pensiero: “L’umanità è come la parola: cambia costantemente, in un viaggio incessante.” Secondo me, si cambia perche si cresce, si matura, si aquisisce nuove esperienze e nuove informazioni. Mi sono rimaste impresse nella mia mente le parole di Pauline R. Kezer la cui (ex segretario dello stato del Connecticut) disse cosi:”La continuita ci da le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volonta di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze”
    Nella vita, come nelle idee (quando si discute) dobbiamo sempre provare a rinnovarci, cercare di ringiovanirci altrimenti diventiamo solo stagnante. Penso che la frase piu pericolosa (e che spesso si usa) sia: “Abbiamo fatto sempre cosi!” Coloro che si ostinano a guardare sempre solo al passato, si perderanno il futuro.
    Ritengo che la parola, il suo significato, come viene trasmessa, ricevuta e come viene percipita e importantissimo. (la necessita di esprimersi correttamente) Spesso si creano discussioni negative e offese se veniamo nale intesi.
    E vero, non si puo mai essere sicuri del pensiero di un’altro, cioe come dite voi: “resteranno sempre dei dubbi su quel che l’altro pensi.” Penso che solo se si riesce ad entrare nell’anima di una persona…forse, forse, si riuscira a scacciare i dubbi.

  5. alessia e michela says:

    Bellissimo ciò che dice, Carmelina.
    La ragione per la quale noi siamo sia per l’uso del vernacolo e delle parole che diremmo da archeologia che dei neologismi sta proprio nel fatto che l’umanità è sempre in movimento. Non si può permettere di rinunciare alle ricchezze passate, ma neppure a quelle future. Anche le parole degli sms e le abbreviazioni non ci disturberebbero se però non si tralasciasse il resto.
    Ci è capito di leggere cose assurde. Per esempio: invece di riunione di condominio “riunione di condom” e il condom si sa che è ben altra cosa.
    Da ridere, certamente, ma pure da brividi.

  6. Carmelina Cellupica says:

    Carissime, che ridere! Stavo morendo dalla risa nel leggere il vostro messaggio, “riunione di condom”, forte! Condivido un’esperienza simile che succedeva spesso anche qui in Canada quando i primi emigranti usavano l’Italiese”. Cioe, essi italianizzavano, termini ed espressioni inglesi. Esempio: “basamento” (da basement, seminterrato); “trocco” (da truck, camion) Mi e capitato proprio a me, quando il mio italiano stava per scomparire… Una vicina di casa italianissima mi chiese perche gli italiani all’estero ancora conservavano i pomidori nei barattoli? Pensando di essere saggia le risposi: Perche i pomidori che si comprano nei supermercati contengono i “preservativi” !!! Colpa del mio Italiese…la parola inglese era (preservatives= consevanti). Certo non devo spiegare cosa sono i “preservativi” 🙂
    Alessia e Michela, con tutto il mio rispetto per la vostra opinione e per il progresso, non sono troppo daccordo con questo nuovo “linguaoggio” che si e creato attraverso gli sms, e nei messaggi…. In effetti la lingua dei messaggi nasce per velocizzare la comunicazione. Siamo in gara col tempo anche quando scriviamo. Non sono conto al progresso, comunque a mio parere, questo e un pericolo perche si corre il rischio di disimparare, di perdere la propria lingua. Consiglierei di utilizzare i messaggi telefonici abbreviati con cautela.

  7. alessia e michela says:

    Grazie, Carmelina.
    Naturalmente anche noi non amiamo i messaggi da sms. Ne prendiamo atto. Si tratta di un fenomeno non passeggero che sarà influenzato dalla velocità dei mezzi di comunicazione e, purtroppo, con altri strumenti tipo le chat e Facebook, favorirà la nascita di rapporti virtuali cui si attribuirà grande rilevanza, anche senza essersi mai visti.
    Sta già succedendo, il rischio è che si dedicherà troppo tempo al virtuale e poco alla vita reale che è fatta di mani che si stringono, di linguaggio gestuale, di risate e pianti veri.

  8. Monica Palozzi says:

    Dalla cultura o assenza di essa nello scrivere alla psicologia e ai rapporti umani.
    Ciò che trovo stimolante nelle chiacchiere sui social network è proprio la rapidità di slittare da un argomento all’altro.
    Penso che la “dipendenza” da Facebook, Twitter, ecc., che alcuni possano mostrare, sia dimostrazione concreta del bisogno di socializzare dell’uomo. Si ricorre al socialnetwork, tuttavia, nel momento del far nulla, in momenti di pausa dal lavoro, dalla vita di relazione e da ogni altro impegno concreto che necessiti della partecipazione attiva della persona e ciò significa che la vita reale ha -fortunatamente!- la precedenza su quella virtuale. Eppure i rapporti tra persone che si creano nel virtuale possono rivelarsi identici a quelli della vita reale, nascono affetti, antipatie, si litiga e si ragiona, ci si innamora e si apprende, si cresce e ogni tanto ci si smarrisce anche, muorendoci un po’ dentro…

  9. Carmelina Cellupica says:

    Carissime: Monica, Alessia e Michela,
    Sono completamente daccordo con cio che dite. E verissimo la rete ha avvicinato la distanza. La comunicazione in Internet, la “Grande Rete”, rappresenta uno dei principali mezzi di comunicazione di oggi. E un medium che ha rivoluzionato la comunicazione… ha avuto, anzi, sta ancora avendo, un importante impatto sulle relazioni sociali.
    Al mio parere, La rete (FB) permette alle persone che interagiscono, di condividere informazione, pensieri, e cultura. Essa permette di iscriversi a gruppi o di fondare altri, di scambiare ogni tipo di “link” di fare omaggi e auguri . Nella rete la communicazione e “scritta”. Cioe, e un tipo di scrittura che deve compensare alla mancanza del sociale fisico. Le relazioni umane sono formate nello spazio immaginario, nella mente e non nel mondo fisico. Le frasi scritte dagli altri, le immagini, i video, suscitano emozioni.
    Si puo litigare, ridere, fare amicizia, ricevere e dare consigli, e siiiiiiiiiiii, come dice Monica; “ci si può innamorare”. Qui in questo mondo diverso, possono nascere vere e profonde amicizie. In alcuni casi ci si puo anche incontrare fisicamente . Facebook e “virale”, prima o poi ti coinvolge. Se mi permettete,
    Condivido dei pensieri che mi sono arrivati mentre pansavo a cosa fosse “un’amicizia virtuale” Non e un gran’che pero sono miei… Eccoli:

    Attraverso il cielo blu,
    Aldila delle nuvole,
    Attraverso il pianeta,
    Nel vuoto dello spazio,
    Parte un segnale.
    Attraversa mari e continenti,

    Su uno schermo impersonale,
    Si accende un fumetto.
    Accetto… Rischio… Chi sa?

    L’amicizia e fragile,
    Nasce in un attimo,
    Cosi, per caso.

    Attraverso lo scritto,
    Parola dopo parola,
    Frase dopo frase.

    Si raccontano storie di felicita,
    Di tristezza, di amore, della vita.
    Si condividono risate e pianto.

    Si parla dal profondo del cuore,
    Si confida, si ascolta con l’anima,
    Non si giudica.

    L’amicizia si coltiva lentamente,
    Non si puo comprare.
    Puo essere perenne, puo scivolarti via.

    Corri i tuoi rischi,
    Ne vale la pena.
    Dalle punta delle dita,
    Mandi un saluto,
    Un sorriso, un abbraccio.
    Si crea un esplosione di emozioni,
    Nasce un amicizia preziosa, vera.
    Cambia la vita, apre le porte del cuore.
    Amicizia… regalo di gioia e felicita.