NAPOLI


VEDERE NAPOLI E NON MORIRNE
Abbiamo visto Napoli. E l’abbiamo sentita.
L’abbiamo vista questa città. E l’abbiamo ascoltata. Ci ha rapito. Ci siamo imbattute nei suoi fantasmi. Anche in quelli incarnati, ma velati. Ci siamo accorte che da lì veniamo. Chi non viene da lì, da quel posto che è sintesi del dovunque? I suoi odori sono quelli che avevamo dentro e non sapevamo a cosa attribuirli, da dove derivassero. Era l’odore delle parole, l’odore dell’anima.
Era l’odore dei riflessi dell’angoscia ed era l’odore dell’entusiasmo che dovremmo forse sciaguratamente smorzare. Era l’odore degli sguardi mesti e contemporaneamente della luce comica. Era l’odore dell’incedere edoardiano e dell’affannoso respiro dell’ultimo Troisi. Era tutto vecchio eppure tutto nuovo, come il suo stesso nome vorrebbe. Era una combinazione esplosiva eppure narcotizzante. Era musica e colori. Era sapori.
Abbiamo sentito e visto tutto. Abbiamo assaggiato tutto.
E non siamo morte.
Non ci è bastato. Tanto da cercarla vanamente altrove, dove anche si muore.
Alessia e Michela
   

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