NAPOLI-PAESTUM-LA MOZZARELLA-SANTA ELENA-LAURINO-BUFFALO BILL

Un simbolo quasi horror dell'America: Montagna di teschi di bisonte. Circa 1870.

NAPOLICENTRISMO
Fenomeno che si registrò anche nel Medioevo? Verità o leggenda?
Da santa Elena Imperatrice a Santa Elena da Laurino
Goethe, Paestum e la mozzarella, Buffalo Bill
Da tutto ciò a NONSOLOPAROLE.COM: http://www.nonsoloparole.com/

Anche Edgar Allan Poe ne parlò.
Fa parte della cultura Classica come notizia clamorosamente interessante: a Paestum le rose fiorivano più volte l’anno. Eppure i viaggiatori del Grand Tour non potevano arrivarci: c’erano i briganti e chissà quanti altri generi di satanassi avrebbero potuto intercettarli, per fargli male davvero; rubargli le monete e forse anche la vita. Oltretutto: c’era l’aria malsana; c’erano le zanzare; quelle montagne apparivano altissime. E c’erano degli animali brutti quanto la peste: erano le bufale; animali ben più pacifici dei bisonti, falcidiati nell’800 americano da gente come Buffalo Bill, ovvero quel William Frederick Cody che venne anche in Europa e in Italia, come ricorda Henry Blackman Sell: « … l’onorevole colonnello William Cody, che apparve ai nostri nonni, quando venne in Italia, un Achille, un Orlando o un Garibaldi, e fu ricevuto in tutte le corti europee, era solo un gigante di argilla o possedeva qualche autentica dote? E perché se fu soltanto un massacratore di bisonti e di indiani, ancora oggi l’America sbandiera i suoi vecchi poster e fonda un museo in suo onore? »

Perfetto ritratto di Buffalo Bill.

Poster del Wild West Show di Buffalo Bill; fu anche circo mediatico.

Che ne potevano sapere loro, cioè le bufale, i grandi viaggiatori e, poi, Buffalo Bill, delle mozzarelle?
Grazie a tutto ciò, malgrado le rose rifiorenti, gli uomini di cultura si fermavano a Napoli. Non mancarono certo i denigratori, ma furono una infinità quelli che ne rimasero affascinati e la narrarono come un Universo “altro”; come “qualcosa” che il mondo avrebbe dovuto conoscere. Era un mondo che aveva subito le influenze di chissà quante culture e il prodotto era innovativo, originale, affascinante, appunto.
Tuttavia, quel clima orrido pestano era stato attraversato da altra gente di cultura e addirittura da santi. Ciò doveva pur avere un certo peso…Qualche nome: c’era passato San Matteo, protettore di Salerno, quello dalle due facce. E c’era passata anche una cilentana: santa Elena da Laurino, meglio nota come Lena.
Non va confusa con la più nota madre di Costantino che, seppure plebea e ripudiata dal marito, il tribuno Costanzo Cloro, su ordine di Diocleziano, grazie allo stesso suo figlio Costantino, divenne “Augusta”. Ma che aveva fatto il figlio? Beh, aveva fatto la guerra; aveva saputo battere Massenzio, divenendo padrone assoluto dell’Impero Romano. E la madre cosa fece per diventare una famosa santa? Innanzitutto convertì il figlio, pare, in punto di morte. E costruì tante basiliche.

Invece Lena era ancor più proletaria; per entrambe vale il significato della parola Elena in greco: “fiaccola”, “la splendente”.
Approfondiamo la figura di Elena cilentana.
Siamo a Laurino, al tempo di san Benedetto, dei barbari, che ovviamente erano feroci e truci invasori, quelli che insanguinavano l’Italia. La piccolina Elena viene insidiata dal demonio. Forse era uno zio fetentone e rattuso. Lei volle resistere e, per giunta, vessata dai genitori, pur essi indemoniati nonché istigati dal volgo, decise di ritirarsi in eremitaggio. Percorse i circa dodici chilometri che la separavano dalla grotta di Monte di Pruno, sopra Rofrano Vetere, e lì trovò che la vegetazione selvaggia aveva chiuso l’imbocco. Anche in quel posto le rose fiorivano due volte l’anno, malgrado l’altezza. La ragazza vi visse tra mille stenti e preghiere. Da questo momento in poi le tesi si fanno affatto contrastanti. Si può leggere che lì morì e che il corpo venne poi traslato dal vescovo nella cattedrale di Paestum dove sarebbe stato rapito dai “Francesi” (forse Normanni), credendo fosse quello di S. Elena imperatrice, e portato ad Auxerre. Da qui, nel 1267, Margherita di Bourgogne, la sposa di Carlo I D’Angiò, lo avrebbe riportato a Napoli. Le ossa, poi, sarebbero state donate da Carlo II D’Angiò a S.Elzeario di Sabran che le avrebbe portate nella cattedrale di Ariano Irpino. Le reliquie, rinvenute nel 1714, furono poi restituite, l’8 ottobre del 1882, a Laurino. E adesso sono lì, conservate in una urna, nella cappella della Collegiata di Santa Maria Maggiore.
L’altra tesi: fu lei stessa a dirigersi verso Auxerre, passando per Paestum, dove si imbarcò. Naturalmente poi ritornò e cominciarono le peripezie delle reliquie.
Quel che è certo, come emerge anche da recenti studi, il culto per Heliena è la continuazione di quello per Elena Imperatrice, sorto nella prima metà del sec. III e associato a quello per il figlio Costantino. Sarebbe stato, il culto, rielaborato in ambito locale fra l’VIII e il IX sec. ovvero nel periodo della cultura bizantina.
È certo anche come vi sia il culto di altre santa Elena, nelle cui vite emergono altre vicende simili a quelle di Elena-Lena da Laurino. È il caso, ad esempio, di una Elena calabrese.
In ogni caso, tornando al Cilento, la Elena di Laurino sarebbe vissuta fra l’VIII e il IX sec. Ciò confermerebbe la frequentazione del cenobio italo-greco di Pruno e la immediatamente successiva fondazione della cappella di Gorgonero, posta in un punto del Calore dove il fiume scorre facendo molto rumore (in dialetto è “l’acqua chi sona”), tra rocce e argini abbastanza ripidi. Lo stile è romanico-bizantino.
A Laurino, paese nobile e antico, al centro della religiosità medioevale, nonché della rivolta cilentana e del brigantaggio, si festeggia 22 maggio, il 29 giugno e il 18 agosto.

In questo paese non giunsero mai i viaggiatori del Grand Tour. Come si può immaginare siamo già in tema di NAPOLICENTRISMO, di quel fenomeno stigmatizzato da beneventani, salernitani, casertani, avellinesi. Ma qualcuno giunse a Paestum. Un esempio: da Napoli vi giunse Goethe che scoprì la mozzarella della azienda Vannulo, operante già nel ‘700, e ne raccontò mirabilie diffondendola nel mondo.
E in questo contesto, ragionando intorno alla cultura napoletana, che appare fenomeno assorbente anche di quelle delle altre province campane, ci siamo imbattute in NONSOLOPAROLE.COM, http://www.nonsoloparole.com/, un portale che ci è apparso inizialmente enigmatico. Come ogni volta accade, perlomeno a noi, gli enigmi possono condurre a un bivio: fuggirli o tentare di svelarli. Abbiamo deciso di affrontare di petto NONSOLOPAROLE.COM, scrivendo una mail. Quel che è successo dopo sarà narrato scrupolosamente.

E' la fine della epopea western. Buffalo Bill posa davanti a un fondale dipinto. E' il 1903.

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