MICKY BET: NUDITÁ SVELATA DAVVERO

Tina Modotti. Nudo sul letto di casa, di Edward Weston, 1924.

MICKY BET: NUDITÁ SVELATA DAVVERO
Una intervista di Alessia e Michela Orlando

http://www.youtube.com/watch?v=NEIqvgChjjU&feature=related

Abbi più di quello che mostri, parla meno di quello che sai.
William Shakespeare

Adamo ed Eva, Opera di Lia DREI (olio su tela, 70x100); http://www.liadrei.it/opere/1957-1962; su gentile concessione del Maestro Francesco Guerrieri.

Micky Bet, il personaggio divenuto tale esibendo le nudità: ci si chiede, trattandosi di porre domande appunto al personaggio, se sia possibile realizzare una intervista ideata come evento, come happening-opera d’arte in sé, incentrata sul corpo e, ovvietà assoluta, sulla mente che ha fatto delle scelte, senza voler spiare dal buco della serratura, né lasciare emergere una filigrana inutilmente perturbante, a meno che non lo faccia spontaneamente come ulteriore momento artistico autonomamente deciso. Si può farlo, forse, ma non senza stravolgere i canoni adottati nelle interviste consuete, quelle in cui chi fa le domande si presume sia autorevole, posto in una posizione di potere (accade anche senza accorgersene). Si vuole indagare il personaggio da una prospettiva priva di pregiudizi. Quindi si parte dalle sensazioni che saltano subito agli occhi anche dando uno sguardo al suo sito, http://www.mickybet.it/mickybet.html , e leggendo la frase che lo domina, pur essendo in secondo piano rispetto a una sua posa: “Datemi un palcoscenico, e lo farò parlare!”.
Di conseguenza: ci pare di scorgere nel suo modo di fare arte e informazione un approccio teatrale, che ha a che fare molto con l’Immagine, quella alta, con la I maiuscola. Ci pare di cogliere, in ciò che fa, la visione di una realtà cui si è aggiunto la memoria, per questo è Arte. Crediamo sia in questo la sua magia, la sua speciale capacità comunicativa, la sua capacità di bucare lo schermo e le menti.
Si segnala che la stessa Micky Bet ha voluto si usasse il tu, preoccupandosi di fornire una motivazione che condividiamo.

L’INTERVISTA
D – Micky Bet … diremmo nome teatrale e drammaturgico.

R- Chiedete perché questo nome?
A volte si ha paura di mostrare la propria identità, quando si è molto (troppo) giovani per rispondere di sé, ma si cerca, a tutti i costi, un modo per non scomparire tra mille voci uguali, altre volte si ha bisogno di una identità diversa, che non risponda alle regole del” comune sentire”, ma che abbia un sapore “alchemico”, misterioso, altre infine si vuole mascherare paure e dubbi, emozioni e passioni senza confrontarsi necessariamente con la vita di tutti i giorni
Ecco allora il perché, ecco allora quando arriva il momento di scegliere, quando al trucco dei teatranti, si aggiunge la maschera degli attori tragici e comici di un tempo lontano … mai troppo.

D E, come diceva, la buonanima di William Shakespeare: Abbi più di quello che mostri, parla meno di quello che sai … Siamo certe tu abbia in te molto più di quel che mostri e anche sul parlare potremmo fare delle illazioni … Grande capacità di bucare lo schermo: questo è certo.

R- Innanzitutto grazie! Come accennavo prima, la radio, la televisione ed ANCORA DI più internet creano una distanza tra “artista” e pubblico, contraddicendo le regole della comunicazione spettacolare, fatta di spazi e tempi condivisi, di sguardi scambiati, di sorrisi, gesti, insomma di reazioni spontanee.
Quello che diventa importante, diciamo che fa la differenza, è il modo di ricreare questo legame. Reinventare il gesto, la parola, lo sguardo per toccare il pubblico, per coinvolgerlo in un dialogo simbolico, in un gioco sottile e, se si è abili e fortunati , per arrivare ad un amplesso emotivo, senza soluzione di continuità.

D – Naked news e Micky bet …

R – Senza perdersi in lunghe e articolate premesse, questo telegiornale alternativo nasce negli Stati Uniti parecchi anni fa, con l’intento di attirare e invogliare all’informazione un pubblico più che vojerista, o molto curioso o semplicemente annoiato dai mezzi busti di giornalisti imbalsamati in giacche e cravatte o imbarazzanti tailleur.
In Italia, invece, la questione è diversa, si sposta, come sempre purtroppo, da un piano antropomorfo a uno etico – morale, perdendo l a freschezza della novità, e finendo in tutto quello che semplicemente “non sta’ bene fare”.
La sola chiave di lettura di questo programma è e deve essere l’ironia, l’unico strumento che abbiamo per sdrammatizzare su ciò che accade continuamente in ogni angolo del mondo.
Non è certo il vedere un corpo nudo a rendere meno terribile il bombardamento mediatico a cui siamo giornalmente sottoposti, ma forse, tra una notizia e l’altra essere coccolati almeno con la vista ( ricordiamoci che in America queste neked news sono lette sia da donne che da uomini), ci aiuta a non cambiare canale al secondo servizio!

D – Impegno sociale: animalismo, vegetarismo … C’è altro?

R – Ogni essere vivente va rispettato e tutelato. Questo è più che il mio motto, è la mia scelta di vita, è ciò che mi fa sentire in armonia con la natura e i suoi delicati equilibri.
Ho però imparato a non abusare di me e del mio corpo, capendo che anche le forme radicali di questa scelta, portano a conseguenze non del tutto positive.
Ognuno deve perciò fare ciò che si sente: l’errore ( o orrore) non è il mangiare una torta all’uovo offerta da un amico un po’ ingenuo, o lasciarsi tentare da un soffice gelato alla crema, è, come in tutte le cose, non chiudere gli occhi davanti ai problemi legati allo sfruttamento intensivo degli animali e ragionare, in maniera costruttiva, su ciò che ciascuno di noi può fare nel suo piccolo.

D – Micky Bet e il mondo dell’arte: il Maestro Francesco Guerrieri, compagno di vita della grande artista Lia Drei, ha molto gradito l’accostamento di opere (http://www.napolimisteriosa.it/micky-bet-nudo-e-animalismo/) con la tua immagine che troviamo molto artistica, essendo capace di attrarre sì lo sguardo, ma anche di evocare ricordi. La memoria è dato ineliminabile per le azioni d’arte. Qual è il tuo concetto di immagine coniugata in chiave artistica?

R – È l’immagine primordiale dell’uomo, è l’Eden, è quel paradiso che abbiamo perduto troppo presto.
E per cosa? per la trasgressione di un istante, per qualcosa di cui ancora oggi portiamo il peso e dal quale cerchiamo di liberarci in maniera ossessiva.
Ecco allora che l’arte e la nudità come forma di espressione libera (e in qualche termine il vegetarianismo), sembrano essere le uniche possibilità per fare questo percorso di (e passatemi questo termine un po’ profano) espiazione, o almeno di conoscenza.

D – Rendete visibile quello che, senza di voi, forse non potrebbe mai essere visto. Lo diceva Robert Bresson, l’immenso regista, sceneggiatore soggettista francese; è un consiglio chiaramente diretto alla individuazione del compito di chi incentri il proprio lavoro nell’immagine. Mutuiamo il senso: Micky Bet riesce, forse, a mettere a nudo il meglio di sé anche grazie ai tecnici e ai fotografi che la ritraggono?

R – La fotografia è un’arte … è l’attimo che resta per sempre. Tutti noi facciamo fotografie, abbiamo bisogno di trattenere il tempo e le persone che scapperanno nel farsi delle cose, ma quando un artista crea la sua opera ha bisogno non solo di catturare un istante, ma di far in modo che quel qualcosa parli al pubblico, racconti storie, spieghi vite e soprattutto generi EMOZIONI ( con non solo la e iniziale maiuscola!).
Dico questo perche ho lavorato con fotografi capaci di catturare la mia anima, dando però la possibilità solo a pochi di comprenderla fino in fondo, ed è anche grazie a loro che posso dire di esser diventata ciò che sono per il mio pubblico!

D – Micky Bet vuole dirci altro per salutare chi sta leggendo?

R – Ciao a tutti; ho cercato di interpretare le vostre esigenze e ho provato a “lasciarmi andare” in questa intervista. Vi dico subito che il TU va benissimo! In questo mondo “informatico”, la lontananza e la freddezza di uno schermo bastano a creare fin troppe distanze, tra chi cerca di raccontarsi e chi si lascia guidare in quest’avventura.
Sperando di essere stata interessante, e soprattutto di avervi offerto qualcosina in più di quella che è la mia vita artistica e il mio modo di pensare, vi abbraccio con affetto.
Un bacio,
Micky Bet
P.S. Tengo a sottolineare che queste risposte, nate dal cuore, hanno visto la luce anche grazie all’aiuto della mia manager e carissima amica che riesce a vedere dentro di me più di quanto riesca a fare da sola, Eleonora John.

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16 Responses to MICKY BET: NUDITÁ SVELATA DAVVERO

  1. Joe Perfiumi says:

    Vorrei rivestire la nudità femminile con altra nudità femminile.

  2. Alessia e Michela Orlando says:

    Veli contro veli, in fuga.

  3. Joe Perfiumi says:

    Sollevati i veli,neppure una ruga.

  4. Alessia e Michela Orlando says:

    Svanito tutto per incanto; non si rinvenne traccia neppure della controfigura.

  5. Io non ho niente contro la nudità, sopratutto quella artistica. E’ un modo per svelare quello che non si può svelare, quello “che non sta bene” svelare se si pensa che ancora oggi ci si scandalizza per un seno al sole !!!

  6. alessia e michela says:

    Grazie, Lilla.
    Inevitabilmente condivisibile ciò che ci dici.

  7. lina says:

    Molto interessante.
    Gentile Micky Bet. Si poteva intuirlo dai video che girano su youtube.
    Strano, però, come sia possibile che con le parole si capisca di più.

  8. Complimenti per questa Intervista davvero brillante e interessante.
    L’opera che avete scelto di Lia Drei è una delle più belle dei primi anni ‘60
    (cioè prima del “Gruppo 63”) secondo me la più bella di quel periodo.
    Ciao,
    Francesco

  9. alessia e michela says:

    Grazie; sì: gentile e ricca di contenuti. Ci fa piacere che con le parole si sia potuto integrare il personaggio e fare emergere ciò che ha dentro, ciò che è.

  10. alessia e michela says:

    Grazie, Maestro.
    L’opera è stata individuata per i legami che ci è sembrato di cogliere con il tema NUDO e con Micky Bet.
    Naturalmente nel sito di Lia, sezione Opere ( http://www.liadrei.it/ ),
    c’era solo l’imbarazzo della scelta.
    Ciao
    AMO

  11. Ci comunica Eliseo Oberti, da una lontana località, che sta provando a postare un commento anticipato tramite mail.
    Proviamo a farlo anche noi, indicando una delle sue pagine web e lo ringraziamo.

    Care Alessia e Michela, bella intervista su un tema molto interessante.
    Ho sempre pensato che il problema nudità/sessualità nascoste fossero un tema centrale della natura umana deviata e repressa nei millenni.
    Nasciamo nudi e moriamo nudi (a dire la verità ci facciamo vestire anche nella bara…), e come tutti gli animali dovremmo vivere nudi, salvo la necessità di proteggerci dai climi estremi e per altri motivi (forse igienici? nel senso che ad esempio non ci siederemmo mai nudi sopra una superficie molto sporca).
    Fatte salve queste due buone ragioni per coprirci, credo che l’essere umano dovrebbe recuperare la naturale e spontanea – nei tempi moderni solo in pochi angoli del pianeta paradossalmente considerati primitivi – capacità di essere nudo e restare nudo quando in natura le condizioni lo permettano. Come può essere “mentalmente completamente sano” un essere vivente che si vergogna della propria nudità e, dirò di più, dell’atto sessuale? E’ come vergognarsi di essere ciò che si è profondamente!
    Quali problemi psicologici può aver creato tutta questa follia? Il comune senso del pudore è pura invenzione socio-cultural-religiosa, probabilmente con complesse origini sessuofobiche antiche, e poi se fosse davvero così “comune” perchè è necessario imporlo e regolamentarlo per legge?
    In realtà la nudità e la sessualità represse e nascoste dietro l’intimità e la riservatezza hanno creato mostri: pornografia, deviazioni, morbosità, esibizionismo ribelle e trasgressione violenta sono forse le figlie più conosciute di questa snaturata umanità allontanata dal proprio corpo.
    Per cominciare, se almeno quando ci trovassimo su una bella spiaggia al tiepido sole sapessimo tutti riprendere possesso del nostro corpo e goderci la semplice e naturale nudità, sarebbe una terapia alquanto utile per il povero animale snaturato che è diventata l’umanità. Ci ho provato spesso e il senso di libertà e comunione con la natura è grande.
    Ammiro le persone come Micky Bet che cercano in qualche modo di smuovere millenni di anni polverosi che si sono depositati sui corpi umani. Il nudo e la sessualità sono ampiamente (spesso con cattivo gusto) utilizzati a fini pubblicitari, tollerati nella pittura, utilizzati ampiamente nella fotografia ma molto meno esibiti. E’ un nudo deve essere “artistico” perchè una buona parte dello status quo faccia finta di accettarlo davvero.
    Per concludere la mia partecipazione al dibattito: anche Sara ed io nel nostro piccolo abbiamo dato un contributo all’argomento con qualche vecchia fotografia del 2009 (v. link sottostanti) che intitolammo NUDI ARTISTICI 1 e 2, COSI’ E’ SE VI PARE!, che chissà perchè (ironica frase…) sono diventate le due foto più cliccate nel nostro blog di foto indegnamente e impropriamente chiamato “Pop art” (http://eliseoobertifotopopart.blogspot.com/).
    Il sonno della ragione genera mostri anche e sopratutto intorno a temi come la nudità e la sessualità umana.
    Ciao e buon lavoro!

    Eliseo

    http://eliseoobertifotopopart.blogspot.com/2009/07/nudi-artistici-1-3-giugno-2009-cosi-e.html
    http://eliseoobertifotopopart.blogspot.com/2009/07/nudi-artistici-2-20-luglio-2009-cosi-e.html

  12. Micky Bet says:

    Ringrazio tutti
    per i commenti
    positivi, nn pensavo
    Ci fossero tante persone
    ancora cosi sensibili…
    onestamente nn avevo molta
    speranza in cuor mio e invece….
    Sono molto felice!
    Grazie
    Micky Bet

  13. Intervista gradevolissima e intelligente, come sempre sono quelle di Michela e Alessia Orlando, e risposte altrettanto centrate quelle di Micky Bet. Lo scorrimento del mondo nel suo divenire è vorticoso e l’immagine statica dei secoli è in realtà luce che fugge anch’essa. Pertanto, ogni moto che riesca a fermare l’attimo è il benvenuto, perché segna la ribellione contro la fuga dal tempo. Brava Micky Bet!!

  14. Grazie, Monica.
    Abbiamo già comunicato a Micky Bet.

  15. Olga Zucca says:

    Ho letto e visto. Soprattutto il pezzo sui presepi mi ha regalato un emozionante tuffo all’indietro, quando descrivete quel costruttore silenzioso che ricrea i suoi paesaggi dell’anima…c’è da ritornare piccolini…occhi spalancati e idee che percuotono con la loro evidenza soggettiva.
    Anche ad Arles dura la tradizione mediterranea dei santonniers. Modellano personaggi locali in terracotta ed ogni anno espongono i loro paesaggi natalizi all’interno del chiostro di Saint Trophime.
    Per quanto riguarda Pietro…mi scappa perfino la successione dei suoi impegni…oggi,ad esempio è andato a fare una performance per i circoli dell’Arci, cosa della quale non so nulla.
    Par contre, abbiamo uno scambio intensissimo di idee, come se giocassimo a stupirci vicendevolmente, è bello, mi piace.
    Il pezzo su Micky Bet mi ha ricordato i saggi sulla visione di Merlau Ponty perchè ,in una certa misura, si racconta della capacità di scoprire in quello che chiamiamo oggetto qualcosa di implicito e nascosto, reso palese dello ‘sguardo’ artistico.
    E con questo vi rinnovo i più sentiti auguri di buone Feste e vi ringrazio vivamente … Olga Zucca.

    Un abbraccio,Olga

  16. Alessia e Michela Orlando says:

    Estasiate da commenti che insegnano, che trascinano negli strati profondi del sapere e della voglia di superare pregiudizi sciocchi.
    Anche la geografia di questa Madre Terra vituperata assume una poesia nuova. Arles, non ha forse a che fare con Van Gogh?
    Sì.
    E val la pena, anche come omaggio a Pietro, straordinario artista e tuo figlio, cara Olga, val la pena rcordare “La camera di Arles”, ottobre 1888, olio su tela 72×90 cm
    (Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh)
    Si può vedere qui:
    http://www.homolaicus.com/arte/camerarles.htm