LO FECE ANCHE LA YOURCENAR: MARIA LETIZIA MUSU COME LEI? E DARIO COME ADRIANO?

                                                              

LO FECE ANCHE LA YOURCENARE-ADELE UGUALE ELISABETTA CANALIS

DARIO NON UGUALE GEORGE CLOONEY

"APPUNTAMENTO AL BUIO"

di MARIA LETIZIA MUSU Edizioni SensoInverso CollanaAcquaFragile

 

Ci apprestiamo a narrarvi 125 pagine godibilissime. Anticipiamo, ribadendo quanto detto recensendo altro libro, SensoInverso, l’intenzione di seguire passo posso le vicende del protagonista, tra una rilettura e l’altra di LA MIA RAGAZZA QUASI PERFETTA ovvero Vita straordinaria di un Comune Tizio tra Tanti, di Luca ROTA. Confessiamo: alla fine di questo libro il giudizio è: non è vero che la letteratura italiana sia noiosa. Provare per credere. Può addirittura essere gradevole leggerli in contemporanea.

 

 Dalla PREMESSA, prologo che ci dice di essere di fronte a una voce narrante virile, abbiamo già il sentore di una vicenda singolare. E questo non è un male, giacché ti indirizza verso una lettura pacata, da noccioline, pistacchi e olive. O ciliegie. È, appunto, un maschio trentenne quello che l’Autrice indaga e ci restituisce. Egli si rende conto, grazie all’intervento materno, di poter trovare la mezza mela solo grazie a una  botta di culo. Oltretutto, della mamma sappiamo: è una che chazzecca, quindi divina, oppure è una che porta che sfiga. Il protagonista preferisce la prima ipotesi. Deduciamo che il momento della narrazione giunge tre anni dopo la ferale comunicazione: Mamma, vado a vivere da solo. Dal fatto che: Tralasciavo volutamente la motivazione principale, cioè quella di recidere un cordone ombelicale che, se accade a vent’anni può ancora farti piacere, a trenta ti soffoca come una coperta di lana ad agosto, facendo una piccola somma che pure noi riusciamo a portare a termine certe di non sbagliare, Lui è andato via a 27 anni. Circa. Poi li chiamano bamboccioni! Mica son tutti così. Almeno nella narrativa brillante così non è. Inutile dirlo: il colpevole del distacco è individuato nel padre, quello stesso che mentre lei, la madre, lo commisera, gli stendeva fogli di carta moneta per 5.000 lire. La madre-crocerossina non si limita alle lamentele: passa a via di fatto e gli porta vivande sovrabbondanti, giacché mangia male. L’intervento da linea del fronte di guerra diviene rituale; poi tocca al comodino adatto alla sua stanza da letto. Mentre ci chiediamo se ci siamo già imbattute nel nome del protagonista e ricordando di un tal Mario, il suo amico cinico, giunge un SMS della sorella Angela. Appuntiamo mentalmente il nome di quest’altra donna, e leggiamo il messaggio insieme alla voce narrante, riportandolo testualmente, anche nella sovrabbondanza non rituale e ballerina dei puntini di sospensione che, come chiunque scriva sa dopo aver approfondito i rudimenti delle regole ineludibili, non devono essere più di tre: …..Dario, se puoi ….passa a casa……è urgente…….devo parlarti subito…..Il risultato è angoscioso e solo per poco evita una mini-scultura futurista, opera incompresa di un cane dalle dimensioni sicuramente superiori alla media.    

La risposta all’invocazione di aiuto è laconica: Arrivo. Si ritrova a casa della sorella, dopo due rampe di scala, che immaginiamo aggredita con salti da record: lei sorride e: Mamma te ne ha combinata un’altra. L’inevitabile e schietto MERDA! di Dario lo induce a guardarsi intorno, temendo ci sia il nipote Luca che non deve ancora scoprire l’arte antica della sintesi. E qui, finalmente ma non certo tardi, si introduce il tema del titolo: la madre gli ha organizzato un incontro al buio. E non è uno scherzo come, invece, volendo esorcizzare il diabolico e invadente piano materno, Dario opina. Lo fa, è ovvio, tanto per mettere in campo un esiguo e vano tentativo di non resa alla realtà. Subodora anche una trama intessuta da entrambe e accusa la sorella apertamente giacché: Penso solo che tu non abbia niente da perdere… (…)-Chissà, potrebbe anche rivelarsi una piacevole occasione, una nuova esperienza…

Da qui si perviene a Luca, il nipote, al gelato e ad altri fatti che si inscrivono tutti nel mondo dei ricordi ripassati quel fatidico venerdì: donne magre e cibi grassi, il capo dottor Fois dalla voce profonda che lo convoca; la penosa (per timori infondati) e preoccupata-discreta bussata; la presenza di uno sconosciuto ottantenne con capelli brizzolati  e barba; il dottor Fois che di lì a poco sapremo<essere simile a uno Yeti e la sua voce che dice: Venga, Manis…La stavamo aspettando. E: …Le presento un caro amico di mio padre (…) Lucio Macis. In sintesi: dario deve leggere un manoscritto dell’anziano: MEMORIE di Lucio Macis.

A questo punto, così come è accaduto per il libro di Luca ROTA, sempre di SENSOINVERSO Edizioni, ci mettiamo del nostro giacché il titolo del manoscritto ci richiama alla mente Memorie di Adriano, il romanzo scritto dalla immensa Marguerite Yourcenar e pubblicato nel 1951. Si sa, è stato un grandissimo successo e il libro è ancora molto venduto, che narra la storia dell’imperatore Adriano. Si sa anche che tutto si incentra in una lettera che Adriano scrive all’amico Marco Aurelio. Gli narra della sua vita. L’aspetto più singolare della vicenda sta nel fatto che l’Autrice scrive di un maschio, tutto sommato lo impersona. E trova stimolante una operazione tutto sommato difficoltosa. Lo dichiarò indicando la difficoltà maggiore nel trattare gli aspetti della sessualità maschile, essendo femmina. Ma torniamo a INCONTRO AL BUIO. Finalmente Dario va via da casa della sorella, con la sua valigetta che contiene il manoscritto di Lucio Macis. Un repentino flash back e nella narrazione irrompe FILIPPO, che non è ingegnere, ovvero ciò che avrebbe voluto la madre, non è avvocato, ciò che fa il padre: è  un valente neuro-psichiatra. L’Autrice ci narra dell’imbarazzo provato da Dario in una occasione in cui lo andò a trovare e della sua sorpresa: mancava il tipico divano della seduta psicoanalitica e niente armadietto con psicofarmaci. Delle pile di camicie di forza neppure l'ombra. Alle pareti marine con barche a vela in equilibrio precario su onde di tre metri…e il dottore in polo, pantaloni sportivi e mocassini, in perfetta sintonia con i quadri. Dall’incontro sorgono interrogativi che rilevano, ma è meglio vedere che succede dopo (qualcosa vi tocca scoprirla da soli): Dario si sta dirigendo verso casa. Eccolo, il solito incrocio e il solito semaforo. Il gioco dei tre canonici colori lo riporta a venti anni prima, alla prima delusione d’amore. Era il primo amore, e lo aveva dimenticato. Protagonisti: lui, Dario, e Katrina Kovachkov: …una ragazzetta con lunghi capelli biondi, enormi occhi azzurri, figlia di un funzionario russo giunto nel nostro paese.

L’undicesimo anno e qualche cosa di Dario, che manca alla festa del dodicesimo compleanno di Katrina, il suo addio,  ce lo consegnano svenuto su un divano dove lo ha appoggiato il papà. Mal d’amore. Ne soffrono pure i maschi, dunque. Passata la buriana dei ricordi, rivediamo Dario nel tempo presente, a casa: …poggio la mia ventiquattrore su una sedia, mentre io, unico imperatore di questo modesto impero (come si potrebbe non pensare alla Yourcenar e ad Adriano?), mi  concedo regolarmente il divano. Da qui, e in rapida successione, il frigo, il bagno,il denudarsi la doccia, il telefono conducono Dario a una immagine in cui si ritiene egli stesso assomigliare a Giulio Cesare alle terme (torna in qualche maniera la Yourcenair). Il trillo cessa; riprende; corre; scivola; si fa male a uno spigolo che prima non c’era, ed è: la mamma. Ovviamente spaccia ciò che sta facendo per una attività necessaria, non fosse altro che per evitargli la fine dello zio Porzio: morto solo. Aspetto per nulla tragico, visto che aveva  96 anni.

Èd è finalmente giunto il momento di fare un salto al bar con Dario e con chi legge: al Bar One, fuori città.

Dario si appollaia su uno dei trespoli e poggia il gomito sul bancone. Osserva la sala e ordina qualcosa qualsiasi purché analcolica. Naturalmente è l’occasione buona per incontri stimolanti: infatti sul trespolo accanto prende posto una specie di lottatore di Sumo, che ordina in precario equilibrio, ma si riassetta. È tal Bonifacio: lasciato dalla moglie (bella donna che assumeva l’utilità dei commercialisti…) sei mesi prima e nello stesso tempo divenuto trenta chili più greve. In mezzora Bonifacio scola un Martini, con oliva, e tre birre. Il barman e Dario seguono con grande partecipazione il suo tragico racconto di corna e solitudine domestica concluso con un addio. Per fortuna il monologo si conclude, dopo una problematica pisciata di Bonifacio, con una risata che riduce tutti e tre alle lacrime.

Sonno profondo. Dario, non come Luigi XIV che si svegliava al richiamo delicato del primo cameriere, è di nuovo sbalzato nella vita reale dalla telefonata della madre. Ore 7.30. La mammina è preoccupata dell’incontro che incombe.

Nell’attesa Dario non può trovare di meglio che leggere il manoscritto MEMORIE di Macis, che ha raccolto notizie esplosive degli anni ’90. Infine altro semaforo e bimbo che fa le linguacce, lo conducono verso altri flash back che arricchiscono il personaggio Dario e ci dicono altro ancora del suo passato. Anche dei suoi venti anni. E alle ore 10 deve essere al Havaianas Bar, sapendo solo il segno zodiacale ma non il nome della donna che dovrà incontrare. Naturalmente si chiede: perché? Costringe anche noi a farlo. E qui iniziamo a subodorare qualcosa, ma non ci scommetteremmo. Oltretutto non possiamo dedicare tempo alle supposizioni: dopo altre irruzioni materne, Dario si dirige verso casa di Macis e conviene sapere che sta per succedere. È introdotto al padrone di casa da Greta e dopo un po’ sa che tutto ciò che ha letto è vero. È una tremenda verità, giacché significa che negli anni novanta ne sono successe di cose turpi… ed è tutto proveniente da una fonte affidabile. Le notizie provengono da fatti narrati in un bordello che è destinato a divenire casa Macis. Il tutto è una bomba e non vogliamo aggiungere particolari ulteriori, limitandoci ad accennare una specie di fenomeno di metempsicosi, una sintonia speciale, scattata prima che Dario si accommiati da Macis.

A questo punto solo il tempo di ricevere una scatola di cioccolatini, quella che la mamma dà a Dario, giacché è opportuno presentarsi con qualcosa, lo divide dall’incontro.

Il locale può andare e il pianista strimpella Strangers in the night. Dario, mal di testa a carico, sorbisce anche Wild Boys dei Duran Duran e anche l’assurda visione (l’immagine in copertina è eloquente): ci sono due donne; ognuna davanti a un Martini con oliva (cosa che doveva aiutare a identificare la predestinata). Le donne sono niente male e si distinguono per il fatto che una a due olive infilzate da un solo stecchino. L’altra in due stecchini. Qui accade qualcosa di spiazzante: lui, Dario, per essere individuato dovrebbe ordinare un Martini con oliva. Ordina una birra, con l’intento di farlo dopo. Quando lo fa: sono finite le olive. Poco male: ci sarebbero le ciliegine. E per giunta la mamma oserà telefonare anche in quella occasione.

A questo punto facciamo un salto all’ultima pagina, per non recidere neppure un po’ del piacere che si prova leggendo quel che accade dopo.

Ebbene, qui compare anche la Canalis. L’Adele, la donna che avrebbe dovuto incontrare e che per una serie di coincidenze fortuite in realtà non c’era nel bar, le assomiglia. Fortunato questo libro: potrà sfruttare anche la pubblicità negativa che sta avendo la Elisabetta Canalis. Ma che fa: l’importante (per loro) è che se ne parli dei personaggi  del Jet Set. Noi preferiamo si parli di letteratura. Quella proposta da SENSOINVERSO, quella in cui ci siamo attardate con piacere estremo, lo è: è Letteratura a tutto tondo. E reca la L maiuscola.

Alessia e Michela Orlando

 

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