LA LANTERNA – TESTO CONFERENZA DI LILLA MARIOTTI

Ci scrive Annamaria “Lilla” Mariotti e molto volentieri diffondiamo – alleghiamo.
Evidenzia che si tratta del testo della conferenza che ha tenuto al Palazzo Ducale di Genova il 24 Maggio 2011.
E:
“Per chi conosce la Lanterna, per chi non la conosce, per chi non ne ha mai sentito parlare, ecco la storia segreta di questo faro che domina Genova.”

Un saluto a tutti

Lilla Mariotti

Ringraziamo, riconoscenti. Si possono agevolmente leggere tutte le pagine cliccando su ognuna.

LA LANTERNA

Tutto ciò e l’affascinante sequel è qui:

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0 Responses to LA LANTERNA – TESTO CONFERENZA DI LILLA MARIOTTI

  1. Joe Perfiumi. says:

    Quante lucciole, nella mia vita da vagabondo, ho scambiato per lanterne.
    E quante lanterne, nel capovolgimento balordo,ho preso per lucciole.
    Solo una volta,era di maggio,incrociai una lucciola che reggeva una lanterna.
    “Che fai?” , le chiesi incuriosito.
    La lucciola non rispose.
    Supponendo che stessi parlando alla lanterna.
    Ero dalle parti di Genova.
    Anche se il mare recitava un copione adriatico.
    Nell’eterno equivoco delle ambiguità.
    Poi andai a sdraiarmi su un letto a castello.
    O forse si trattava di un castello di cui ho letto ,nel tratteggio dei merli in copertina.
    Merli e non corvi, mi pare di ricordare.
    Rammento con chiarezza la corvetta.
    Carica di corvi,ovviamente.
    I corvi dell’arsenico e vecchi corvetti.
    Quante clessidre ho rovesciato nella certezza che il tempo iniziasse proprio da lì?
    Eppure erano già trascorsi mille bicchieri di sidro.
    Oh,quanto sidro nelle clessidre, e quanta sabbia nelle bottiglie di sidro.
    Strana la vita.
    Una volta che hai esagerato nel bere, subentra la sidrome del sindro.
    Allora ti tuffi nella sorgente d’acqua.
    Acqua gelida.
    Quanti gradi?
    Meno tre.
    Da sorgente maggiore a sorgente minore.
    Degradata.
    E poi depredata.
    Dalle mille gobbe del cartello della sete.
    Sete di seta, un pozzo nel pizzo delle stelle notturne.
    Stelle stemperate dal chiarore del mattino.
    Stele,quando smarriscono la doppia nello sfrigolio dell’alba.
    Rosetta,stele della mia vita.
    Non tutta.
    Bonaparte.
    Ma poi ogni piccolo delirio riconduce il senso delle cose alla consueta Waterloo.
    Omissis.
    Trilla il telefono.
    E’ il ragioniere di Alberobello.
    Trulla i suoi numeri.
    Si trastulla nelle cifre.
    Fra il bari e il dispari, in altalena instabile.
    La bottiglia è finita.
    Finita è la cena cecena.
    Al fin si russa.
    E il sogno bussa.
    Ribussa.
    Che sia realtà?

    Joe Perfiumi.

  2. alessia e michela says:

    Fu luce o non lo fu?

  3. Joe Perfiumi says:

    Fu,simultaneamente,luce e non luce.
    Uno stravagante sussulto di incertezze intermittenti.

    Joe Perfiumi.