INFINITO FINITO – MOSTRA DEL MAESTRO FRANCESCO GUERRIERI

INFINITO FINITO: INVITO MOSTRA DEL MAESTRO FRANCESCO GUERRIERI

L’INFINITO FINITO
Mostra del Maestro Francesco GUERRIERI 4 ottobre – 4 novembre 2011

Molti artisti, anche in campo letterario, non si avvedono immediatamente di aver prodotto il capolavoro. Lo ha evidenziato anche Andrea Camilleri. Osservando le opere del Maestro Francesco GUERRIERI è stato inevitabile chiedersi: Ma lui, l’Autore, che quelle opere ha creato, ha avuto subito consapevolezza del loro valore? La domanda è sorta spontanea anche di fronte alle sensazioni che ha indotto il catalogo della mostra L’ Infinito finito (opere tra il 1962 e il 2011) a cura di Gabriele SIMONGINI. Lo stesso catalogo riveste il senso di opera d’arte in sé. Siamo di fronte a un lavoro creativo che è un felicissimo esempio di “libro d’artista”, ben diverso dal normale libro d’arte. L’insieme delle circa cinquanta pagine ha assunto un significato tanto speciale da indurci a operare una trasformazione, a realizzare un esperimento: tenendo fermo l’indice della mano destra sulla freccia che fa scorrere le pagine e, quindi, anche le immagini, dall’alto verso il basso nel video del p.c., abbiamo potuto conferire dinamicità al tutto. Sono rimaste impresse nella mente: le immagini dei quadri in movimento; i volti del maestro Guerrieri e della sua nipote Concetta Guerrieri; la scritta di due nomi: Lia Drei e Francesco Guerrieri. Sullo sfondo abbiamo avvertito un potentissimo senso poetico. E la poesia, che c’è, deflagrante, anche in ciò che scrive il curatore Gabriele Simongini, ci ha indotte a chiederci se non ci sia un atteggiamento arrogante in chi decida di osservare le opere altrui, credendo di poterne svelare i significati, senza avere lungamente studiato. La conclusione cui ci pare di giungere con equilibrio è: si può tentare di dire ciò che suggeriscono al sé profondo. Al proprio sé, naturalmente.
Eppure noi, malgrado la sensazione di inadeguatezza che ci pervade, da nessuno abilitate a esprimere pareri, tentiamo di parlare di Arte. Da un po’ di tempo lo stiamo facendo direttamente con il Maestro Guerrieri, naturalmente grazie alla sua gentilezza, giacché non ci piace per nulla un mondo che parrebbe sul punto di volerne fare a meno. Abbiamo forse colto un suo invito? Crediamo che in fondo in fondo così sia andata. A ciò si perviene leggendo la sua PER DIALOGARE DI ARTE E POESIA (2008) che si può leggere a pagina 26 del catalogo di INFINITO FINITO.
Sulle sue nuove Opere pittoriche, agendo di istinto, senza lasciarci vincere dal bisogno di riflettere, vogliamo cominciare a immagazzinare le prime sensazioni. “APESTRUTTURA II”, 2011, pag. 31 del catalogo, ci rimanda ad Albert Einstein che mise in guardia l’umanità: la fine di quell’essere, l’ape, sarà anticipazione della imminente fine del mondo. Stavolta è il titolo a metterci in allerta. L’essenza è già nella unione delle due parole, “ape” e “struttura”. Ci pare un gesto d’arte di rilievo assoluto, permeato da creatività esplosiva.
Un divino sorriso”, 2011, pagina 35 del catalogo, si incentra nella simmetria della struttura, nonché sui colori, e pare voler alludere al concetto di bellezza, al meccanismo per il quale risultano sempre più graditi i visi composti da facce simmetriche (meccanismo ben noto ai creativi impiegati nel mondo della pubblicità). Sui colori: si nota il contrasto di forme apparentemente speculari che assumono, però, le vesti del nero e del rosso, contrasto cromatico di grandissimo impatto. Anche questo genere di accostamento non è sfuggito ai creativi (è sfruttato anche sul pacchetto di una famosa marca di sigarette).
Siamo certe che l’uso di quei colori non sia stato casuale. La sua storia di artista dimostra la conoscenza profonda dei meccanismi psicologici che muovono o inibiscono l’essere umano. Quel che il Maestro Francesco Guerrieri ha di nuovo creato, in questo anno, è originale e profondo, fonte di piacere e di inesauribili domande. D’altronde, è un piacere segnalarlo, lo stesso curatore della mostra, Gabriele Simongini, con ben più profondo rigore scientifico di noi, scrive:
“Così i suoi oltre cinquant’anni di sperimentazione hanno custodito e tuttora custodiscono il flusso e l’espansione di una realtà in divenire che è innervata dalle ragioni formative dell’esistente, sia nella vita che nell’arte, come per altra via aveva inimitabilmente compreso Paul Klee. Ecco il “segreto” di Guerrieri, un artista che non soggiace alle mode e alla stanca ripetizione, sorprendendoci ogni volta con una meditata innovazione nella continuità: “Continuità” si intitola non a caso un suo fondamentale ciclo di opere del 1962 in cui il nocciolo essenziale della sua ricerca è già chiaramente identificato nel razionale nitore cartesiano unito ad una modulazione musicale in espansione illimitata. Il continuum, del resto, è una delle cifre più potenti di tutto il suo percorso, inverandosi in quell’ “infinito finito” che dà il titolo a questa mostra fondata su molteplici exempla della sua inesausta ricerca. È un obiettivo individuato da Guerrieri fin dal 1962, nelle opere ormai storiche con le fasce parallele alternate, bianche, rosse, nere, di diversa larghezza, modulate da un capo all’altro della tela e volte ad evadere dai suoi stretti limiti. Lo ha scritto lui stesso con la consueta lucidità: “Il bianco fa da
sfondo e le fasce rosse e nere creano alternative di simmetria e asimmetria. Mi appassionava la “scoperta” della “continuità”: ogni quadro non aveva inizio né fine, ma era parte, frammento di una potenziale illimitata “continuità”. Ad accentuarla, e nello stesso tempo a contraddirla, interveniva la scansione regolare di fili di nylon, una “griglia” di linee verticali ora evanescenti, ora più corposamente bianche, secondo il variare della luce. L’insieme era frammento di un ritmo anch’esso potenzialmente infinito. La serialità, la ripetibilità, la frequenza percettiva, traducevano, nel ritmo di questi quadri, il ritmo del nostro tempo”. Il continuum in Guerrieri è quindi la concretizzazione di un “infinito finito”, potenzialmente ad espansione ambientale, in cui il ritmo trasfigura la struttura in forma mutante, rovesciando le certezze razionali della geometria per dare voce all’ineffabile e all’assoluto, a quella rete di fili sottili che lega fra loro tutte le cose del mondo e il respiro del tempo. E ciò è ben evidente in tutto il percorso dell’artista, fino ad oggi. (…)”

E finisce: “Ecco il pensiero visuale e pittorico di Francesco Guerrieri, rigoroso ed analitico quanto un matematico ma immaginifico e profetico come un poeta.”
Tutto ciò ci ha indotto a scrivere, per dedicare alla nuova avventura del Maestro Francesco Guerrieri, quell’irresistibile potenza ricevuta dalla visione delle opere, dai nomi letti, dalla critica di Simongini, dai volti osservati a varia velocità, che ci hanno commosso profondamente.

TANTO TEMPO FA
Nell’insieme c’era la luna, una sola traccia, la teoria dei grafi, la funzione zeta
C’era la folla senza segni e il cerchio circoscritto al triangolo
C’era l’instabilità, il carico critico, il punto di rottura, il ponte, la Pietà e c’era una meta
C’era l’eroe senza macchia, l’avventuriero e il profeta manigoldo

Tanto tempo fa tanto tempo fa

C’erano continui tumulti, le stagioni, la rivoluzione permanente, le funzioni trigonometriche
C’erano la funzione gamma, quella beta e le orbite delle comete
C’erano le congetture di Pierre de Fermat, l’infinità dei numeri primi, le curve coniche
C’erano le terre di mezzo, il sotto e il sopra, il tradimento, l’ira, la spada, la roccia e le monete

Tanto tempo fa tanto tempo fa

C’eravamo io e te c’erano i desideri; c’era il the e il deserto
Era d’estate, d’autunno, d’inverno e primavera
C’eravamo, tesi contrapposte, ma vicine, forma chiusa, la somma dell’inverso di ogni potenza pari
C’eravamo; tu eri con me, io con te, sogno costante, enti geometrici, mio insieme infinito indefinito

Tanto tempo fa tanto tempo fa

Tanto tempo fa tanto tempo fa
Era ieri sera, era solo ieri sera, c’era il rosso e si sperava
Era ieri sera, era solo ieri sera; tu c’eri, io c’ero
Tanto tempo fa tanto tempo fa, tanto tempo fa tanto tempo fa.

LA CHITARRA DI LIA
Sotto le stelle, nel tuo bosco
Nuda, indifesa, te ne stavi a contemplare
Quando la nota attingeva il chiarore della pelle

Monotonia da armonica a bocca diatonica
Rotta dall’irrompere di violini zigani
Fissavi lo sguardo sul crepuscolo lontano

Palpebre abbandonate alle visioni trasognanti
E il cantastorie ti stringeva la mano
Al tempo degli organetti e le vinte fisarmoniche ridondanti

Il tempo volò portando via note e desideri giovanili
Tu stessa, sfuggendoti tra le dita, ti ritrovasti,
Ti ritrovasti senza più le corde della chitarra, mai sola

Non ti crucciare, siamo in tanti ad esserci persi di vista
Libera i tempi passati, osservati attentamente
È nuovamente l’alba sul chiarore della tua pelle e sulle fabbriche chiuse.

SULLA MOSTRA
Organizzazione della mostra
GALLERIA RICERCA d’ARTE
Giuseppe Bertolami
Francesco Bonanno
Raffaele Cecora
Apparati biobibliografici
Chiara Ceccucci
Francesco Guerrieri
Progetto grafico
Francesco Guerrieri
www. liadrei.it
www. francescoguerrieripittore.it
[email protected]
Il pregevole volume è stato stampato da GOLD GRAFICA.

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8 Responses to INFINITO FINITO – MOSTRA DEL MAESTRO FRANCESCO GUERRIERI

  1. Gabriele Simongini says:

    E’ un bell’articolo, che trasuda emozione ed anche purezza. Brave le autrici! “Chi sa mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio” (Franz Kafka).

  2. Che meraviglia di recensione!!
    Alessia e Michela, siete davvero brave e insuperabili nell’analisi dei complessi meccanismi che fanno di un’opera un’opera d’arte.
    Personalmente andrò alla mostra del maestro Guerrieri e porterò quali compagne di avventura esplorativa in quel mondo della sensibilità, che ogni mostra comporta, le vostre bellissime parole.

  3. Alessia e Michela says:

    Grazie, Monica.
    Sarebbe stato davvero bello esserci.
    Siamo felici che tu ci sarai. Immaginiamo un ambiente magico e la tua presenza aggiungerà la bellezza dell’entusiasmo e dalla competenza. Sai quanto siano apprezzati.
    Alessia e Michela

  4. alessia e michela says:

    Grazie a Gabriele Simoncini.
    Un grazie sincero e un poco arrossato.
    E’ tutto merito delle opere del Maestro Guerrieri e delle sue parole.
    Basta leggere ciò che Simoncini scrive per aprire altri varchi di conoscenza sia nella poetica artistica del maestro che in ciò che percepiamo del mondo.

  5. Un articolo molto interessante, complimenti carissime Alessia e Michela, se avessi tempo andrei molto volentieri alla mostra a Roma, anche per conoscere il Maestro Francesco Guerrieri

    Un grazie dal cuore a voi e a Francesco Guerrieri per l’invito,
    Elisabetta

  6. alessia e michela says:

    grazie a te, Elisabetta.
    Alessia e Michela

  7. Joe Perfiumi says:

    Un quadro che non ha inizio nè fine.
    E’ forse questa la ‘non misura’ dell’arte.
    Mi piace pensare a una cornice che se ne vola via,infelice pernice.
    Consapevole che è da illusi uccellati alzare reti attorno al roccolo della creatività.

  8. Alessia e Michela Orlando says:

    Un quadro in quattro pernici racchiuso. Tu spari; uccidi una pernice; quante pernici restano intorno al quadro?
    E se sparano loro a te il rinculo sposta la visuale oppure no?
    E se tu spari a loro e loro a te, il quadro che cambia oppure no?