IL KAZOO – DA EDOARDO BENNATO A FREDDIE MERCURY

IL KAZOO
C’è uno strumento musicale, il kazoo, appartenente alla categoria dei membranofoni, che ogni tanto riappare facendo sconquassi. Il corpo dello strumento ha la forma tubolare, schiacciata. Può essere fatto in materiali più o meno nobili: si va dal metallo alla plastica. La magia è nel foro centrale: chiuso da carta velina o da altra membrana ancora una volta più nobile, che vibra assieme alla voce del suonatore. Occorre cantare nello strumento, più che soffiare. È quella la magia. Il kazoo, infatti, non emette suono solo soffiandoci e lo strumento vero è nelle corde vocali di chi lo usa. È la stessa cosa che accadeva con il pettine su cui si metteva la carta velina, usato moltissimo nella tradizione musicale cilentana da strada e piccoli eventi comunitari, nonché come strumento di gioco dei bambini. Non è un caso se lo troviamo impiegato molto spesso nelle musiche per cartoni animati.

Anni fa è stato riportato in auge da Edoardo Bennato e da Paolo Conte. Fu molto usato anche nel movimento studentesco del ’77. I giovani si vedevano, si scambiavano e regalavano kazoo di plastica, costavano quattro lire, e via, spediti verso happening gioiosi. Attualmente è usato molto nei concerti dalla elegante e fine interprete catanese Patrizia Laquidara.

C’è un uso strano nella discografia di Fabrizio De André. Riascoltare la sua La domenica delle salme, dove ne emergono potenzialità tragiche.

Altri che ne hanno fatto uso: i Queen, in Seaside Rendezvous, di Freddie Mercury; David Gilmour, il chitarrista dei Pink Floyd, nel brano Corporal Cleqq; Luciano Ligabue in Sopravvissuti e sopravviventi, 1993; Luca Carboni, nel tour Musiche ribelli; Raphael Gualazzi in Reality and Fantasy. Lo si ritrova anche nella musica di tradizione andalusa, nel blues, nella musica dixieland, nel jazz.

This entry was posted in arte, attori, autori, Eventi, musica, Uncategorized, video. Bookmark the permalink.

6 Responses to IL KAZOO – DA EDOARDO BENNATO A FREDDIE MERCURY

  1. – Hai mai suonato il kazoo?- mi chiedono due amiche…
    sembra metafora piccante… poi penso che la malizia sia da imputarsi al vocabolo che designa lo strumento, suggerendo significati diversi all’intenzione della domanda. Tant’è che, incuriosita e non sapendo di cosa si tratti, vengo al blog di presentazione, per scoprire, infine, che lo strumento esiste davvero, che la forma è “peculiare” ma che, a ben saperlo utilizzare, può produrre ARTE, come dimostra la brava e bella Patrizia Liquidara.

  2. Alessia e Michela Orlando says:

    Infatti, Monica, nel rileggere la mail era saltato agli occhi il possibile equivoco.
    Del tutto non voluto, anche se alla fine un pizzico di malizia non è detto che avrebbe reso volgare un discorso che è, invece, giocoso e alto in sé.
    Il kazoo, infatti, per la facilità dell’uso, rende semplice interagire con le note e con gli altri. Oltretutto: chi è timido mai si metterebbe a cantare sapendo che la stonatura sarebbe inevitabile. Con il kazoo si canta, senzo darlo a vedere. Tutti ottimi esecutori …

  3. Ho trovato comunque divertente la cosa e l’equivoco è servito a farmi conoscere uno strumento di cui ignoravo l’esistenza, grazie!!!
    Ora bisognerebbe indagare sull’origine del nome dello strumento…

  4. Alessia e Michela Orlando says:

    E già! Converrebbe saperne di più. Si legge kazù.
    Pare ci sia qualcosa di afro-americano, forse anche di onomatopeico.

  5. Alessia e Michela Orlando says:

    Trovato questo:
    kazoo ‹kë∫ùu› s. angloamer. [di origine onomatopeica] (pl. kazoos ‹kë∫ùu∫›), usato in ital. al masch. – Strumento musicale a fiato di origine africana consistente in un piccolo tubo di metallo o di canna fornito di una membrana che entra in vibrazione quando il suonatore emette dei suoni dentro l’imboccatura. Fu molto usato, spec. nel primo trentennio del Novecento, nel sud degli Stati Uniti d’America, in complessi di musica popolare afroamericana.

  6. Ottimo!!! …scongiurata con l’etnologia ogni origine “petroniana”. Eppure…