I FIORI DEL MALE, BLU E DEL BENE: SCRITTURA COMICA E CINEMA

SPICCARE IL VOLO, Scatto di Alessia e Michela Orlando

I FIORI: DEL MALE , BLU E DEL BENE: DA LAMARTINE A JOE PERFIUMI
LETTERATURA, CINEMA, COMICITÀ
Di viaggi immaginari verso l’inferno, che è la vita, se ne conoscono molti: Dante, si, Dante; Baudelaire, si, Baudelaire, quando coniuga il movimento poetico che rimanda a al monte Parnaso, sacro al dio Apollo. Siamo in Francia, nel XIX secolo. Le parole volano, trasportate su fogli di carta. La poesia è stata buttata giù dal monte. Il colpevole è Alphonse Marie Louis de Prat de Lamartine, che diede ai lettori la poesia proveniente dal cuore e non solo lirismo di facciata. Egli ebbe anche l’”ardire” di confrontare l’Italia dei suoi tempi a quella del passato. Non potette che sottolinearne il decadimento. Ricevette moltissime critiche, ma non aveva fatto altro che utilizzare uno schema retorico di cui abusavano gli stessi intellettuali italiani. Di certo fu, appare ovvio, considerato inammissibile che fosse uno straniero a ricordare la decadenza dello Stivale. Le critiche stigmatizzavano il «…vento sterile» che agitava «la polvere del passato», e l’amore era spacciato per «un inganno e il pudore un artificio», mentre gli italiani, dalle «fronti velate di una nube oscura», erano dotati di un «ferro vile che colpiva solo nell’ombra», mentre nascevano «vecchi sotto un sole invecchiato», senza più il «sangue dei loro antenati». Da ciò il passo verso le vie di fatto era molto breve: Gabriele Pepe sfidò a duello il poeta francese che, secondo il codice d’onore dell’epoca, non poteva certo sottrarsi al confronto. Il duello ci fu. Si era nel 19 febbraio 1826, in Porta San Frediano a Firenze. Durò molto poco e Lamartine, lievemente ferito a un braccio, consentì la salvezza dell’onore nazionale. Baudelaire spinge all’estremo quel tipo di poesia, affrontando temi come la morte, l’amore, la religiosità, sino a giungere al peccato e al satanismo. Tutto sommato non passano molti anni e si giunge a Raymond Queneau (Le Havre, 21 febbraio 1903 – Parigi 25 ottobre 1976) fu: drammaturgo, matematico, poeta, scrittore francese. Noi diremmo: fu un abitante la terra. Noi diremmo: forse era un extraterrestre. Il dubbio, quel “forse”, va cancellato. Per non farla lunga: concentriamoci su una scheletrica biografia e su un solo libro. È il 1914 l’anno più importante della sua vita, almeno a dire da ciò che gli accade: coincide la prima comunione con l’inizio della scrittura del diario. Seppure Le Havre sia mobilitata per la guerra, egli studia e forma inventari, liste, statistiche. Si dedica anche alla cura delle mappe e si interessa alla archeologia, all’algebra, alla logica, alla geologia, all’egittologia. Ama Charlot; scrive di tutto e talvolta gli dà fuoco. La guerra finisce e lui legge: Apollinaire, Bloy, Conan Doyle, Laforgue, Poe, Rimbaud. Coltiva interessi per l’avanguardia, il dadaismo, la psicoanalisi. Gioca a scacchi e a bigliardo. Scopre l’anarchismo, la pipa e Proust, che inizialmente gli induce il sonno. Nel 1922 è a Londra. Legge ripetutamente i 32 volumi di Fantômas. Aderisce al surrealismo. Nel 1927 frequenta Jacques Prévert, Robert Desnos, Michel Leirisi, Benjamin Péeret, Man Ray. Nel 1928 sposa Janine Kahn (è la cognata di Breton): non invitano quasi nessuno e non lo sapranno neppure le famiglie. Legge anche di esoterismo e cade in una crisi metafisica: reagisce con iperattività letteraria, scrivendo anche per altre grandi firme. Nel 1949 è anche pittore ed espone le sue tempere nella galleria “Artiste er Artisan”, della cognata. È anche sceneggiatore e autore di testi di canzoni. È sua “Si tu t’imagines”, musica di Joseph Kosma, e “Je te tuerai d’amour”, musicato da Johnny Hollyday. Importanti anche le incursioni nel cinema: collabora con Luis Buñuel, in Messico, dove conosce anche Octavio Paz. La fase in cui riconosce grande importanza all’inconscio nella creazione artistica volge al termine: esplode la “somma di grazia e forza comica” come la definì Italo Calvino. Gli elementi della sua narrazione sono combinati secondo una logica matematica e conta in maniera straordinaria il gioco. Espone le sue convinzioni evidenziando come tutti gli elementi di una opera debbano essere predeterminati, anche i numeri dei capitoli. Lancia il movimento OuLiPo (Ou-vroir de Li-ttérature Po-tentielle, cioè Laboratorio di letteratura potenziale) che su questa idea si fonda. Al movimento partecipa anche Italo Calvino. Si dedica sempre più all’approfondimento della matematica quale fonte ispiratrice della letteratura. Giunge, così, a Les Fleurs bleues, tradotto per l’Italiano da Italo Calvino che dirà: “Appena presi a leggere il romanzo pensai subito: È intraducibile!…ma il libro cercava di coinvolgermi…mi tirava per il lembo della giacca, mi chiedeva di non abbandonarlo alla sua sorte, e nello stesso tempo mi lanciava una sfida”.
Il romanzo inizia così: “Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I normanni bevevano Calvadòs”.
Esempi di uso creativo della parola, fatto di citazioni e rimandi continui, se ne potrebbero rinvenire a bizzeffe, anche se non tutti pregevoli. Non mancano, poi, altre forme espressive d’arte che possono essere rette dall’uso della stessa logica. Si pensi, a esempio, al film La principessa + il guerriero (Der Krieger und die Kaiserin).
Siamo in Germania, nella Ruhr, a Wuppertal (Renania settentrionale), città che dista a soli 30 km da Düsseldorf e 40 da Colonia. Bodo è un ex soldato in crisi. Si imbatte in Sissi, le salva la vita e sparisce. Lei, infermiera in un istituto psichiatrico, lo ritrova grazie a un bottone. Respinta, gli tornerà utile in faccende drammatiche. È, come si può leggere in molte critiche, un pastiche di melodramma romantico; è un film d’azione; è una favola esistenziale. È, soprattutto, ricco di citazioni e rimandi: si va dal Truffaut di Baci rubati al De Sica di Miracolo a Milano, al Cocteau di Orphée nello inatteso sdoppiamento del protagonista nelle ultime scene. Magnetica è la protagonista femminile, l’attrice Franka Potente, di origini siciliane per parte di un bisnonno.
Titolo originale: Der Krieger und die Kaiserin (Germania). Anno 2000. Durata 135 min Colore. Audio sonoro. Drammatico. Regia e sceneggiatura Tom Yykwer. Fotografia Frank Griebe. Montaggio Mathilede Bonnefoy. Musiche Reinhold Heil, Johnny Klimek e Tom Tykwer. Scenografia Uli Hanisch. Protagonisti: Franka Potente è Simone ‘Sissi’ Schmidt; Benno Fürmann è Bodo Riemer; Joachim Król è Walter Riemer; Lars Rudolph è Steini; Melchior Beslon è Otto; Natja Brunckhorst è Meike.

FLEUR DU MAL, prima edizione

E veniamo, ritorniamo, a JOE PERFIUMI. Dal primo capitolo abbiamo appreso che si gode nel lavarsi senza dover pagare l’acqua. Il resto è qui: http://www.napolimisteriosa.it/varese-e-altri-luoghi-per-messaggi-criptici-noir-gialli-blu-e-forse-orfici/.

Joe Perfiumi.
17 marzo 2011 alle 17:24
Solo per dire che a John non riusciva facile sfregarsi le mani.
Gliene mancava una, persa con un puma che aveva scambiato per il matto gatto del Ranger Pepsie.
Differenze marginali.
John era semplicemente distratto.
Joe Perfiumi.
17 marzo 2011 alle 18:41
Era un puma dal pelame rossastro e argentato.
John ricorda di aver colto un lampo di amicizia e comprensione nel suo sguardo.
In effetti si è rivelato poi un puma alla mano.
E i suoi canini affilati come la lama del coltello di Timtim, il maledetto cuoco di Sumatra ?
Dispetti terminali.
Joe Perfiumi.
ANIME CANDIDE
18 marzo 2011 alle 01:07
John Perfiumi spesso aveva tentato di raccontarla in altri modi.
Soprattutto quando andava per mare e non sapeva che pesci pigliare, lasciava andare libere le briglie, incurante di stoccafissi, baccalà, baccarà e surgelati, su cui, ormai esanimi, era stata praticata inutilmente la respirazione bocca a bocca.
Non si sa se liberasse anche le biglie, nessuna telecamera lo riprese, ma pare che le buche le prendesse tutte. Così lui stesso andò narrando per mari e monti.
Ci fu chi giurò di aver effettivamente visto una sola mano, ma con sei dita. L’altra mano, invece, c’era; ma era morta da un pezzo cadendo da un balcone di Verona. Attaccata dal chirurgo del marito di Lorena Bobbit, pare non desse segni di vita, eccettuata l’alzata, lancia in resta, ogni volta che vedeva passare l’ombra di Giulietta, da non confondersi con l’automobile di Pizzaballa.
Anche con essa era stata tentata la respirazione bocca a bocca, ma pare non l’avesse.
Un altro, un argentino di bocca buona, quando lo vide, indicandolo con il dito indice saltato nella ultima occasione in cui aveva fatto brillare una mina nel fiume Adice, esclamò: No se puede hacer mas lento…
La frase aveva sconcertato non poco pure la banda che si era appena lasciata andare al finale della Traviata nell’Arena.
L’interrogativo verteva sulla frase, certamente, ma anche sul fatto che quello, l’argentino di origini italiane, tanto per cambiare, ma non parente di Maradona, aveva mosso i fianchi lentamente, come avesse voluto accompagnare un pensiero mai morto, malgrado la guerra delle Falkland.
Il mistero fu svelato e John Perfiumi si arrese all’evidenza quando qualcuno fece il nome di Rene Lavand, che di mani ne aveva davvero una sola, malgrado fosse un mago. A quel punto non c’erano più dubbi: si trattava di SOSPETTI MARGINALI.
ANIME CANDIDE
18 marzo 2011 alle 06:30
Fiume ADICE, Ovvia-mente (ma dice più verità di quanto si creda), John Perfiumi si era deciso a cambiare quel nome tentando di depistare, allontanare da Verona.
Aveva ragionato intorno alla possibilità di aggiungere qualcosa, ad esempio un C.
Ma il risultato avrebbe confuso i parenti, quelli di CADICE.
Non aveva escluso la L: ALICE…peggio che cantar di notte.
Si era, infine, orientato verso CALICE, e gli parve sin da subito troppo chiesastico.
Nottetempo escluse anche il tratto – giacché il risultato sarebbe stato: A-DICE. Era da ritenersi troppo espressivo, loquace, verboso insomma. E quella A, oltretutto, avrebbe potuto far pensare a qualcosa che veniva sottratta, facendolo diventare contemporaneamente pressoché privo di sensi. Era una situazione assurda, ma non assurta agli onori della cronaca.
L’asino cascò quando si accorse che si era ormai messo in un guazzabuglio.
Oltretutto: da Joe era diventato John, con un salto pindarico che lo aveva trasportato da una ambientazione cinematografica gangsteriana a un’altra di stampo politico: John non era forse un Kennedy?
ANIME CANDIDE
18 marzo 2011 alle 06:37
Tanto per essere precisi: i sospetti si erano fatti marginali anche intorno a figure di secondo piano. Gli interrogativi si erano allontanati e le certezze emergevano, come esplose da un mortaio ancora vivente, in uso insomma, rappresentando la realtà in maniera anastatica.
C’era un pensiero che lo turbava arrovellandogli la mente, quasi imprimendosi a fuoco nella zona sinistra della testa, dove usava poggiare un indice (pare che così si concentrasse più facilmente): “Anastatica! Ma dove l’ho sentita questa parola?” Velocemente rilesse la Divina Commedia, la Bibbia, i vangeli apocrifi e Il capitale, tutti contenuti in un unico cassetto della mente: non trovò nulla di così orripilante!
Joe Perfiumi
18 marzo 2011 alle 11:37
Oggi non setaccio pagliuzze e mi prendo tutto il tempo per leggere ogni cosa.
Qui tira aria d’ascia di guerra.
Chi tira l’ascia d’aria di guerra?
Comincio a pensare che la cosa più importante sia preservare il mio scalpo.
E i miei baffetti marginali.
Joe Perfiumi.
A quel punto ci fu una inopinabile irruzione: www.paolofranchini.tk, che la sparò grossa raccontando in quattro e quattro otto, meno uno, più due, moltiplicato per zero, che:
“Adoro questi dibattiti, sul serio”.
Joe Perfiumi non ci cascò e se ne stette buono buono a osservare i fenomeni atmosferici. Cedette, però, all’impulso di integrare il suo diario.
18 marzo 2011 alle 12:53
Proprio mentre mi accingevo a leggere ogni cosa per benino, si è aperto il cielo.
Mai visto tanta pioggia scaraventata giù in meno di un’ora.
L’ansa del fiume si è come ingobbita sotto la corrente.
L’acqua è livida di poltiglia.
Lambisce l’argine.
Lo stregone Merlo Anastatico misura il pelo di terriccio che ci divide dai piedi bagnati.
Forse un mignolo di canoa appena abbozzata.
Si comprime il margine buono dell’argine.
Sospetti arginali.
Joe Perfiumi.
Le ANIME CANDIDE, tirarono fuori il pepe e la noce moscata.
18 marzo 2011 alle 14:24
Il barbiere di Joe Perfiumi si guardò allo specchiò, dopo l’ultima rasoiata alla zazzera ormai divenuta tricolore, dopo l’ennesimo henné.
Il povero cristo dormiva. Quel che sognava era destinato a lasciare un segno indelebile nel destino dell’umanità. Ma ancora non lo sapeva e avrebbe dovuto desiderare di non dimenticarlo.
E quello, il barbiere, si guardava con sguardo perspicace. Infilò la mano destra sotto la tunica-divisa di lavoro verde e, ad alta voce: “Non c’è niente da fare…lo sapevo che avevamo lo stesso sangue ad agitar le vene: Napoleone, il bono ma solo da una parte, mi avrebbe fatto un baffo…”.
Fu allora che Joe si svegliò. L’altro non si nascose dietro a un dito e profferì la parola magica: “Allons, allons mes enfant…Liberté, egalité, fraternité”.
E spirò.
Joe, esperto in respirazione bocca a bocca pensò e si disse ad alta voce: “Questo si che è un grande attore”.
Girò i tacchi con fare marziale e si allontanò verso i margini della selva oscura.
Senza mai girarsi, pur sospettando qualcosa di marginale, comprese che il punctum pruriens era ormai vicino…
Non sapeva, invece, che era vero, ma lui stava andando verso la direzione sbagl-ita, che è preferibile a quella sbagliata…
E sempre loro medesime:
18 marzo 2011 alle 14:28
Aveva, in ogni caso, davvero ragione: il barbiere resuscitò giacché uno di passaggio gridava a tutti “Alzati e cammina”.
Lo fece e si bevve l’ennesima tazza di brodo verginale.
E capì tutto: era ormai acclarato, non c’era nulla che non fosse boccaccesco; nulla più poteva salvare il mondo.
Il sospetto era ancora marginale, ma si profilava l’ombra del NOCCIOLO.
Joe Perfiumi
18 marzo 2011 alle 14:43
Speravo esondasse solo il fiume.
Merlo Anastatico è rimasto senza parole.
Almeno lui.
Joe Perfiumi.

CONTINUA

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0 Responses to I FIORI DEL MALE, BLU E DEL BENE: SCRITTURA COMICA E CINEMA

  1. Charles Baudelaire says:

    Sono coltello e piaga , vittima e carnefice.
    Contemplo gli antichi anni,gli orribili anni,passo il mio tempo a riflettere sulla brevità della vita.
    Nient’altro.
    E mentre contemplo la brevità della vita, la vita gira dall’altra parte.
    Vi hanno detto che stavo bene?
    Tutte balle.
    Sono morto.
    Preciso come un ramo placcato da un fulmine.
    E anche da morto sono il vampiro del mio cuore,un grande infelice,di quelli a un riso eterno dannati, e che non possono più sorridere.
    La mia filosofia da dandy?
    Acqua secca sotto il piombo della terra.
    Mi tingevo i capelli di verde ed andavo in giro dicendo “Quando ho ammazzato mio padre”.
    Che mi è servito il disprezzo della volgare comune regola di vita?
    A morire,è servito.
    Scusate lo sfogo.
    Ma ripenso al mio albatro.
    “Per dilettarsi,sovente,le ciurme
    catturano degli albatri,marini
    grandi uccelli,che seguono,indolenti
    compagni di viaggio,il bastimento
    che scivolando va su amari abissi.
    E li hanno appena sulla tolda posti
    che questi re dell’azzurro abbandonano,
    inetti e vergognosi,ai loro fianchi….”
    Ehi,non interrompermi, vecchio sgangherato Joe Perfiumi.
    Sei un impenitente impiccione, uno sguaiato dilettante ,un foruncolo accidentale sulla crosta sbagliata della terra.
    Ed ora,spiegato lo sfogo alle vele, fatemi tornare ad essere il poeta maledetto.
    Maledettamente morto.
    Lasciate che io dedichi,ridedichi,alle Combattive Gemelle , il primo fiato de Il gatto.
    “Vieni,bel gatto,vieni sul mio cuore
    amoroso;trattieni i tuoi artigli;
    ch’io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi
    d’àgata e metallo”.

    Charles Baudelaire (di persona morto/ morto di persona).

  2. Joe Perfiumi. says:

    Lui si tingeva i capelli di verde?
    Originale.
    Non geniale.
    Non ho mai sognato prati sopra la mia testa.
    Solo azzurro.
    Tanto azzurro con il minimo impiccio di un cirrocumulo.

    Joe Perfiumi

  3. Alessia e Michela Orlando says:

    Non c’è nulla da obiettare: siamo alle prese con fardelli pesanti; siamo alle prese con trottolini amorosi; siamo alle prese senza corrente (non è poi così nuova) e siamo alle prese e basta.
    Si stava per aggiungere: per i fondelli. Ma pare sia ancora opinabile la definizione.
    Noi, personalmente, non abbiamo nulla da spartire con Baudelaire…
    Lui con noi? Forse.
    E prima o poi sarà sfida da O.K. Corral; prima o poi sarà sangue dappertutto; prima o poi una risata li seppellirà.
    A chi?
    Ma mica dobbiamo dire tutto noi!