GESTI D’ARTE: LIA DREI E FRANCESCO GUERRIERI. LE NOVITA’ E IL CONTESTO

DREI E GUERRIERI AL MART

LO SGUARDO DELL’ARTISTA: VEDERE ATTRAVERSO I MURI
I MAESTRI LIA DREI E FRANCESCO GUERRIERI

Ci si potrebbe chiedere infinite volte e in momenti diversi: Qual è davvero la differenza tra lo sguardo dell’”Artista” e quello del “non Artista”? Ciò indurrebbe a molte altre domande. Si tratterebbe di un esercizio importante, ma richiederebbe il tempo e lo spazio di una pubblicazione articolata per giungere sino a una risposta che delinei con esattezza scientifica una faccenda che risente molto delle idee personali, come è giusto, tutto sommato, che sia.
Un articolo può, tuttavia, almeno consentire di mettere a fuoco un possibile approccio, indicare confini realisticamente non erronei. Almeno lo si spera.
Accedendo al sito di Lia DREI si scopre che nacque “(…) il 18 luglio 1922 a Roma, nella casa – studio del padre Ercole Drei, scultore e pittore, tra gessi e bronzi, cavalletti e pennelli, all’interno di Villa Strohl – Fern, splendida dimora immersa nel verde, voluta dal mecenate alsaziano Von Strohl – Fern, ai confini di Villa Borghese, per permettere agli artisti di potersi esprimere in libertà.”
Potrebbe bastare, dunque, nascere in un ambiente del genere affinché si determinino le differenze?
Crediamo di no: il tempo, la quarta dimensione che gli Artisti ben conoscono, sapendo padroneggiare le altre tre, non “passa” ma, più esattamente, “trascorre”, accompagnandoti in situazioni diverse che risentono di quel che è già successo, che è, appunto, trascorso.
In tal senso la vicenda che subì Lia DREI, l’incendio doloso del suo bosco, non poteva non condurla verso un gesto d’Artista.
Si potrebbe opinare che qualcosa debba pur essere accaduto di volta in volta rilevante nella vita del padre, lo scultore faentino Ercole DREI, se ha potuto trasformare le competenze del padre, un capomastro muratore, in gesti e prodotti d’Arte di inestimabile valenza. Di certo non bastò la guida di A.BERTI, ma chi potrebbe dire in quale misura contò il trasferirsi in quella città e capitale d’Arte che era, è e speriamo sarà per sempre FIRENZE?
Importante, dunque, è la vita. Lo è per tutti, ma per gli Artisti è una culla fino all’ultimo attimo, fino all’ultimo respiro.
Non accadde lo stesso anche a Gian Lorenzo BERNINI? Basterebbe considerare la sua esperienza a Parigi, dove fu chiamato per ri-progettare il Louvre. Era anziano e, come narra il nobile e suo biografo Paul Fréart De Chantelou nel diario “Viaggio del Cavalier Bernini in Francia”, seppure ebbe modo di mostrare la sua maestria, nonché la napoletanità fissata in momenti d’ira sottolineati da invettive scollacciate, ritornò frustrato a Roma. Ancora più anziano, dunque, ma non senza energie da dedicare a ulteriori opere indimenticabili.
Anche piccoli momenti di vita possono indurre a grandi gesti d’Arte: potrebbe sembrare una affermazione apodittica. Non lo è. Noi rinveniamo molti gesti d’Arte anche nella vita dell’etologo Giorgio Ruggero CELLI (Verona, 16 luglio 1935 – Bologna 11 giugno 2011). Molti lo ricorderanno anche come scrittore, conduttore televisivo, ambientalista e docente universitario.
Ma nella sua vita ci fu un fatto che riteniamo determinante e che lo indusse a assumere atteggiamenti che furono indubitabilmente d’Arte: qualcuno, nel cuore della civilissima Bologna, in via Mascarella, maltrattò e fece sparire un suo gattino. La vibrante protesta e la denuncia di Giorgio Celli riteniamo siano servite anche a spingere l’Italia verso una maggiore consapevolezza dei diritti degli animali.
Non più di qualche mese fa ci siamo imbattute in un pessimo libro, una americanata, che pretendeva di insegnare a vedere, letteralmente vedere, attraverso i muri. L’esercizio fondamentale: cominciare a guardare attraverso una stoffa dalle trame larghe; poi attraverso una con trame più strette e così via…
È chiaro come meglio sarebbe attribuire a questa sciocchezza almeno il valore di metafora e concludere che sì, è possibile, e gli Artisti lo fanno. Essi vedono attraverso i muri, superando il valore comunemente attribuito alle vicende umane per trasportare verso mete “altre”. Sanno farlo anche meditando da angoli prospettici diversi sulle nostre faccende.
Ritornando a Lia DREI e all’incendio del suo bosco in Romagna, ella condensò le sensazioni usando lo strumento della parola. Non sappiamo, non in questo momento, se per quell’evento produsse anche immagini, ma ciò che la segnò è qui:
IL MIO BOSCO

Il mio bosco
era giovane e felice
con la speranza nelle vene
di vivere albe e tramonti
sempre nuovi,
con i capricci del vento,
i baci della pioggia,
le carezze dei fiocchi di neve,
la crudezza del gelo,
lo splendore del sole,
il mistero della notte,
la musica dei grilli,
il canto degli usignoli,
il sorriso dei fiori,
il profumo dell’aria,
la compagnia delle formiche,
delle lepri e dei rospi,
delle lucertole e delle lumache,
il sussurrio dei fili d’erba,
la forza delle radici,
il latte della terra
che ti diceva “T’amo”
tutto
te l’ha rubato il fuoco
che non saprà mai niente di te,
perché è sempre felice
forte e potente,
avido solo di morte.

LIA DREI
(dopo l’incendio del 20 agosto 2001)
Tratta da: http://www.liadrei.it/scritti-e-poesie/poesie/110-il-mio-bosco

Il tempo, dunque, anche quale contenitore di eventi che possono determinare fatti d’Arte. Da questo punto di vista non c’è un sopra e un sotto, un ieri e un domani. C’è quello che gli Artisti producono come tassello di un sempre presente, per l’eternità.
È per questo che amiamo leggere una poesia di Francesco GUERRIERI sganciata dal momento in cui la produsse (era il 1956). Non conta se la scrisse prima dell’incendio del bosco di Lia DREI che egli stesso amava.
Conta, per noi, giacché ci pare evidente un legame con quel che accadde e con la poesia di Lia DREI. Immaginiamo che lei ebbe sconcerto e si sentì sola nel suo dramma. Non accade lo stesso a tutti noi ogni qualvolta i ladri entrano in casa e rovistano tra le proprie cose, anche se non asportano nulla? Non ci si sente soli e violati nel profondo?
Ecco ciò che ci dice Francesco GUERRIERI:
Il cielo è nebbia grigia (1956)
Il cielo è nebbia grigia
pesante
Sul bruno triste degli alberi
il fiume scorre…
io lungo il fiume cammino
senza nessuno che mi sia vicino…
Lento mi trascino
tra la folla
d’uomini e cose
indifferenti al mio dolore…
Dopo, sui nostri resti,
altro non cercate
che silenzio profondo.
Ci avvolga
leggera candida nuvola
la pace infine conquistata
di tombe lietamente fiorite

Non c’è Dio
che ci aiuti,
su questa lastra
di terra perduta
nell’Universo immenso.
Siamo soli.
(tratta da: http://www.francescoguerrieripittore.it/i-suoi-scritti/poesie/173-il-cielo-e-nebbia-grigia-1956)

Da questo angolo prospettico, rinveniamo l’ennesimo gesto d’Arte di Lia DREI (forse l’ultimo?) in altre parole, non sue. Ce lo racconta il suo sposo:
Le tue rose (2008)
Nella nostra terrazza
sono fiorite
splendide
ma tristi
ora che non possono più
ascoltare la musica
della tua voce,
che parlava loro
con amore,
le rose rosse,
le rose bianche,
le rose gialle,
tutte le rose
che hai piantato tu
prima di partire
per sempre.

FRANCESCO GUERRIERI (2008)

Tratta da: http://www.francescoguerrieripittore.it/i-suoi-scritti/poesie/139-le-tue-rose-2008

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