Eleonora, il cammino della solitudine di ELEONORA PIMENTEL FONSECA verso il patibolo

Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito
sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e l’oscurità non diede nessun segno di vita;
e l’unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»
Soltanto questo, e nulla più. (Da: Il corvo, Edgar Allan Poe)

Un uomo che medita la vendetta mantiene le sue ferite sempre sanguinanti. (Bacone)

ELEONORA
Non ha alcun interesse dire la Verità. Non importa altro se non rappresentare la propria che, seppure possa essere considerata piccola, come tutti siamo, nonché parziale, offre un angolo prospettico alla speculazione di chi vorrà leggere. Forse ascoltare. Dove è la differenza? Inutile perdere tempo nel cercare la risposta: non c’è, se è vero che anche la parole solo lette risuonano e creano la eco nelle profondità della mente.

Da questa passano ad altro: invadono il corpo, travolgendo le ordinarie funzioni di ogni organo. In certi casi vanno a gravare sulla schiena e, così, a capo chino e corpo curvo, non puoi che lasciar deflagrare la eco nelle menti degli altri che sapranno decodificare la tua postura.

È soffrire, autentico e dilagante. È un soffrire che, come certi amori, è più gravoso di quello di ieri e meno devastante di quello di domani. Per certi versi anche questo è amore e, pertanto, anche il camminare in solitudine, con il peso sulla schiena, può lentamente scivolare verso le odi di amore, ma …

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