DESIDERARE

http://www.youtube.com/watch?v=cwbJ9L9xjdE&feature=related
LA METROPOLI IL VILLAGGIO GLOBALE
ROBERTA GREGORIO – FRANCESCO OLIVA – GIUNI RUSSO
Nella rete si trova di tutto. Accade da sempre, non c’è nulla di nuovo. Ti lasci alle spalle le bassezze umane, le metropoli e il paesino da cui provieni e alzi lo sguardo al cielo, di notte. Vedi nell’ordito stellare ciò che la retina afferra e rimanda, capovolto, al cervello. Questa entità misteriosa sistema le informazioni e ti fa stare bene, nella misura in cui la tua sensibilità e l’esperienza, lo studio, ti sa mettere in condizione di sapere. Puoi dare il nome alle stelle più strane, anche a quelle che forse sono solo un riflesso, a quelle che non esistono più e di cui ti giunge ancora il respiro. Talvolta ci vedi volti: sono i tuoi figli, sono quelli che davvero hai; sono quelli che vorresti avere? Alzi lo sguardo al cielo, di notte … è in questa azione il concetto del desiderare: ha il senso del fissare attentamente le stelle. Basta leggere il dizionario, uno qualsiasi, Hoepli, a esempio: http://www.etimo.it/?term=desiderare. Si apprende che al prefisso “de” si potrebbe dare il senso di “togliere” (de-curtare, de-sfoliare, de-primere … naturalmente non c’entra nulla “dente”, che è solo uno dei trentadue affari fissi, più o meno, nella boccuccia, uno di quei spuntoni dove può battere la lingua …). C’è da sottolineare anche il significato ingenuo-esoterico, quello definito dal Dêlatre: … scongiurare l’influsso di astro contrario. E, infine, la bomba vera, il significato che si è affermato facendo dimenticare il resto, rendendo inutile l’azione dell’alzare lo sguardo al cielo: Volgersi coll’affetto verso cosa che non si possiede e che piace; Appetire.” È a questo punto che casca l’asino e devi chiederti: ha senso ancora alzare lo sguardo al cielo? Proviamo a non farlo: il pescatore lancia un altro genere di rete. Lo fa di notte ed egli guarda nell’acqua del mare, vede un altro tipo di profondità. Tralasciando quelli che si lasciano andare all’effetto ipnotico delle onde, del rumore, del remare stanco e assonnato, dell’ulteriore riflesso delle stelle, della luna, sono i poeti che scrivono ogni notte poesie che mai nessuno metterà sulla carta. Gli altri, quelli che lo fanno per lavoro, che hanno la pelle riarsa dal sole, essi sperano che tirando su le reti ce ne sia a sufficienza, di pesce ancora palpitante, per pagare le spese e sopravvivere. Sopravvivere … desiderare di farlo grazie al mare che è forse agonizzante.
Non è forse lo stesso se accendi un p.c., se navigli nella rete globale, se lanci il tuo messaggio nella bottiglia informe che solca l’etere in ogni direzione? Quanti sono i giovani che lanciano le proprie idee sperando che qualcuno le raccolga? Essi desiderano … Cosa si lancia nell’etere? Di tutto. Ormai è lì che fanno l’esordio le prime canzoni, in primi componimenti poetici, i primi racconti, le prime foto. Forse è lì che si lanciano i primi messaggi d’amore. Ma si continua a desiderare … è un continuo alzare lo sguardo al cielo, forse metaforico, forse senza sapere ciò che davvero si fa, ma lo si fa. Puoi trovarci il gruppo di scrittori che sogna di poter essere letto in Germania, in Svizzera, in Austria (http://www.facebook.com/pages/Chichili-Agency-Italia-Pubblichiamo-distribuiamo-e-convertiamo/209514869087354); ci trovi Francesco che, con altri, usa profondere ogni stilla di energia nella Radio RSC desiderando di far ascoltare buona musica immaginando-desiderando di coltivare intenti solidali e sociali (http://www.radiorsc.it/web_radio/). A ben vedere ci trovi sogni. Si può opinare che è quello che fa Roberta Gregorio con Chichili Agency Italia. Ella sogna che la sua creatura fatta di parole di altri, anche delle sue, possa diventare cosa concreta: libri. Sono tali anche gli eBook; sogna che un gruppo di lettori sia letto. A ben vedere ci trovi i sogni di Francesco Oliva: è quello il suo desiderio, un sogno, che si sta realizzando. Se ne trova tracce nelle parole che vengono dette e scritte in Radio RSC, come si può verificare anche nel blog. C’è anche, nella rete, chi non può più sognare, non può più desiderare, ma lo fa fare. Se ne potrebbero trovare una infinità. Ne scegliamo una: Giuseppa Romeo in arte Giuni Russo, la cui immagine e il cui ricordo è coltivato dalla sua Maria Antonietta Sisini. Qual era il sogno di Giuni Russo? Era cantare. Eppure si imbatté nello scellerato di turno che le disse, più o meno: facciamo una cosa, presta la tua voce a una bella indossatrice di colore … Si era di fronte a una delle perversioni possibili: ormai non contava più il contenuto, bensì il contenitore. È il rischio legato all’apparire, alla necessità di essere gradevoli; accade che tu sia portatore del nulla, ma se hai tratti somatici regolari, se sei telegenico, le cose ti vanno meglio. La rete, tutto sommato consente di pescare di tutto, ma la lezione che ci viene dalla storia di Giuni Russo va segnalata. Propendiamo verso un desiderio: che la società desideri profondamente, che sappia alzare ancora lo sguardo al cielo, che veda le stelle. Che noti anche quelle che non ci sono più.

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