CONCORSI FOTOGRAFICI-FOTOFOCUS QUELLO DELLA SONY

CONCORSO FOTOGRAFICO FOTOFOCUS (http://www.fotofocus.it/)
Nell’articolo IL COLORE: IL SUO URLO NELLA FOTOGRAFIA E NELLA ILLUSTRAZIONE (http://www.napolimisteriosa.it/il-colore-il-suo-urlo-nella-fotografia/) abbiamo citato Publilio Siro utilizzando una sua frase per introdurre il tema delle ombre nella fotografia. Ha suscitato curiosità, essendo apparso strano l’uso delle parole profferite in una epoca avanti Cristo. Ma, a ben pensarci, se è vero che il tempo vola, quel salto spazio-temporale è quasi nulla alla luce del fatto che si parlava di tecnica fotografica e delle implicazioni psicologiche e non solo, connesse alla percezione.
Erano temi di cui si preoccupavano i romani quando curavano la prospettiva dei loro monumenti e se ne sono preoccupati i grandi pittori italiani e non solo. Il salto tecnologico della fotografia trova comunque fondamenti negli studi sull’ottica, cioè sulla branca dell’elettromagnetismo che descrive come si comporti la luce e quali siano le sue proprietà. Studia anche l’interazione della stessa luce con la materia. La domanda che inevitabilmente ci si pone è: A quando risalgono i primi studi sull’ottica? La scoperta implicita nella risposta giustifica il ricorso a Publilio Siro: le prime teorie sul funzionamento dell’occhio e della luce, nonché delle immagini, risalgono all’antica Grecia: Pitagora già nel VI sec. A.C. sosteneva che l’occhio inviasse raggi visuali, teorizzati come rette, per esplorare l’ambiente circostante. Democrito, invece, atomista, accettava un’altra teoria: consisteva in simulacri o idola che sarebbero stati emessi dagli oggetti e percepiti dall’occhio.
Euclide, adottando le tesi di Pitagora, e siamo nel 300 a.C., diede un contributo di ordine alle teorie sull’ottica, svelando le leggi della riflessione con cui fece un passo avanti di evidente importanza: diede origine alla ottica geometrica. Da lì in poi, in estrema sintesi, con il sopravvenire degli studi di Claudio Tolomeo, Ibn Sahl e Alhazen, di quest’ultimo portati in occidente da Vitellione, un monaco di origine polacche, si giunse alla spiegazione scientifica del funzionamento dell’occhio. Fu il messinese Francesco Maurolico a comprendere il funzionamento della retina, che focalizza le immagini grazie al cristallino. Con gli studi di Keplero, e siamo nel 1604, si gettano le basi dell’ottica moderna. Non siamo di fronte a una faccenda fatta di teorie e arzigogolati esperimenti per dimostrare l’estatica bellezza del nulla. Gli effetti concreti si notarono subito e basterebbe elencarne pochi per capirne il potenziale rivoluzionario: il cannocchiale, le applicazioni concrete addirittura nella pittura e così via. È questa la via che ha portato al dagherrotipo, alla fotografia, al cinema …
Ne sono nate opportunità che tuttora sono sfruttate e riscuotono successo le iniziative che ne sfruttano questo o quell’altro aspetto.
Uno: il concorso FOTOFOCUS indetto dalla Sony e che vede il coinvolgimento del Sole 24 Ore e di Panorama, sta coinvolgendo moltissimi appassionati di fotografia. Partecipano in molti e lo fanno con passione, agitando anche temi polemici, che sono, tutto sommato, la prova del tipo di coinvolgimento che iniziative siffatte sanno generare.
Per tutto ciò ci rifuggiamo di nuovo nelle parole di Publilio Siro, desiderando esprimere un parere su certe polemiche, ma in controluce:
La fortuna è come il vetro, così come può splendere, così può frangersi.
Le spine non fanno tanto male, se fra loro si vede la bellezza della rosa.

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