CIAO, SONO LA MORTE (da Vestita Di Bianco, 1981, Michele Pecora)


Albero-Croce, scatto di Alessia e Michela Orlando, progetto AMO.

CIAO, SONO LA MORTE (Michele Pecora)

Monica Palozzi, con coraggio abbastanza raro da ritrovare in pagine di Facebook, http://www.facebook.com/notes/pragmata/ovunque-tu-sia/10150766075712127, dove si agitano spesso melensi versetti e facezie che sembrerebbero unire una infinità di persone, impegnate solo a sottrarre tempo alla vita reale, per riempirle di vuoto, affronta l’analisi dell’avverbio ovunque e il tema della morte. Nessuna concessione all’horror, alla confusione terminologica e neppure all’approccio religioso, uno strumento di libertà individuale da non ostentare ogni volta. Chapeau! Si ha sempre bisogno di parole chiare che possano rappresentare lo zoccolo duro della comunicazione virtuale, senza precludere o restringere il diritto di replica e l’integrazione spontanea delle valutazione lette.
Inizia così: Qualche tempo fa, leggendo i testi che gli autori inviavano all’associazione per concorrere a I pensieri della buonanotte, mi capitò di soffermarmi su di una frase di uno di tali pensieri, che, rivolto dalla sua autrice al proprio padre scomparso, concludeva così: “ovunque tu sia”.

E prosegue:
Tutti, prima o poi, ci siamo posti delle domande sulla destinazione dell’individualità spirituale degli esseri animati allorquando la vita terrena cessa.
“Ovunque”, avverbio relativo con significato locativo che può riferirsi a luogo e a tempo imprecisati, capace di muovere la logica del pensiero quando lo si usi per indicare un luogo che non si può ubicare con esattezza.
Quando la corruttibilità della materia annulla l’individualità fisica di un essere vivente, trasformando i suoi componenti in altre individualità materiali come gli elementi che li costituiscono e l’energia che da essi si genera, quell’individuo non occupa più un luogo nella dimensione spaziale, pertanto l'”ovunque” resta una definizione temporale. Infatti è il tempo e non lo spazio in cui un individuo vive e continua a vivere. E’ il tempo che fissa la presenza di un individuo in un determinato spazio o luogo e non il contrario, come determinato dall’equazione matematica sulla funzione di spazio: y(s) f(t), dove il tempo è funzione primaria rispetto alla funzione spazio.
Il resto, una sola frase che saremmo pronte a sottoscrivere con il sangue, va letta nella pagina di Pragmata. Qui si ringrazia Monica Palozzi per aver dato visibilità in calce all’articolo a Dei Sepolcri di Ugo Foscolo.
Dei Sepolcri (U. Foscolo)

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
(…)
Il tema, tuttavia, che è e resta uno dei tabù dell’essere umano, sempre pronto a esorcizzare la morte con mille espedienti, se è stato affrontato mille volte sia a cinema che a teatro, in rari casi si è affacciato anche nella canzone cosiddetta leggera. Un esempio è fornito da Michele Pecora che, seppure sia stato famoso per la canzoni orecchiabili perdute nella massa del genere fin troppo frequentato, ha prodotto anche:

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35 Responses to CIAO, SONO LA MORTE (da Vestita Di Bianco, 1981, Michele Pecora)

  1. Joe Perfiumi. says:

    L’altra sera,mentre cercavo di aprire ,un pò di struscio,l’uscio di casa,
    mi sono imbattuto nella scontrosa interiezione di quel pervicace disturbatore di Uffa La Morte.
    “Beh?”,pronunciata con insufficiente connotazione emotiva.
    Pur ritrovandomi con troppe tacche di gin nel cervello, me ne sono uscito con una espressione di disappunto.
    “Puah!”, incalzata da una interiezione di valore generico.
    Mi pare un”Ohi”,farcita di sorpresa.
    C’è da dire che Uffa La Morte ,sul piano sintattico,non tende a modificare in genere i suoi obbiettivi.
    A un certo punto, visto che c’era di mezzo la mia ghirba,ho provato ad abbozzare una interiezione composta.
    Un rotondo “Ohibò”.
    E forse sono riuscito a manifestare uno stato d’animo particolarmente intenso.
    Stavamo rischiando di bruciare la nottata fra una interiezione e l’altra.
    Allora gli ho consigliato di bussare alla porta del vicino, strizzando l’occhio destro, senza condizionare il sinistro.
    “Orsù”,ho sussurrato a Uffa La Morte.
    “Auff”, mi ha risposto laconicamente.
    Quando Fred Mezzopigiama ,ancora addormentato nel suo guscio di cispa,ha perfezionato il doppio giro di chiavi, La Morte non gli ha lasciato il tempo di richiudere,alitandogli in faccia un definitivo “E dai sbrigati!”.
    Al funerale del vecchio Fred Mezzopigiama ,c’era un ragazzino smilzo che soffiava dentro un trombone.
    Ma forse era il trombone a soffiargli dentro.
    Povero Fred,vittima delle interiezioni e delle soffiate inopportune.
    Resta da dire che il gin è finito.
    Ohimè.

  2. Alessia e Michela Orlando says:

    Oh! Bah! Qua c’è poco da fare babà inzuppati di rum.
    Cappotti, anch’essi inzuppati e zuppe di latte impappinate in quella fredda serata, tra fumi di ogni genere e qualche testa calda annacquata ma piena di segatura di malvarosa.
    La falce aveva provveduto a mietere il grano, ma quella non la contava giusta, quindi cantava.
    Se ne stava seduta in un angolo, bionda ma scura in volto, più o meno come la birra dei primati, da non confondere con le scimmie dal culo rosso.
    Ci sarebbe stato molto da fare quella sera e le mani non stavano al loro posto.

  3. Alessia e Michela Orlando says:

    Qualcuno toccava ferro.

  4. Alessia e Michela Orlando says:

    Qualcun’altro mangiava farro.

  5. Joe Perfiumi. says:

    Avevo una scimmia dal culo rosso.
    Che ricordava una faccia.
    Pur scimmiottando un culo rosso.

  6. Joe Perfiumi. says:

    Quello scimunito di Pigmelius Bum ,dopo il disastroso naufragio,cominciò a riempire di farro la pancia del faro.
    Mai visto un fascio di luce così farraginoso.
    Da impiastrare le idee del nostromo.

  7. Joe Perfiumi. says:

    Giocare a carte con Uffa la Morte?
    Ha il fiato fetido.
    E bara.
    Con gli assi.
    Con le assi di mogano?

  8. Joe Perfiumi. says:

    Come una Folgore.
    E’ caduto a piombo nel mio bicchierone di distillato di canna da zucchero.
    Un parà inzuppato di rum.

  9. Joe Perfiumi. says:

    Se ne è uscito dal bicchiere con una smorfia di dolore.
    Claudicante.
    Direi un parà inzoppato di rum.

  10. Joe Perfiumi. says:

    A uno della Folgore incacchiato , non conviene mai provocare Sammy il contadino.
    Due colpi di zappa e il danno è fatto.
    Direi un parà inzappato di rum.

  11. Joe Perfiumi. says:

    Mai visto uno della Folgore così zeppo di rum.
    Direi un parà inzeppato di rum.

  12. Alessia e Michela Orlando says:

    Beh, sì, una botta al cerchio e una alla botte.

  13. Alessia e Michela Orlando says:

    Il parà aveva sette botti, ma per accedere alla grotta dove erano conservate, in salamoia, doveva vincere la ritrosia del beccafico e la resistenza del manipolo di guardia.
    Botte da orbi, ogni volta. Urbe et orbi, quindi, di quinci e di lunci, ma sempre lungimirante.

  14. Joe Perfiumi. says:

    Quelli della Folgore?
    La cerniera Lampo inceppata, per via del liquore.
    Direi un parà inzippato di rum.

  15. Alessia e Michela Orlando says:

    In una botte conservava sambuca, usata per i gargarismi, dopo il caffè.

  16. Alessia e Michela Orlando says:

    In un’altra: caffè corretto.

  17. Alessia e Michela Orlando says:

    Corretto: solo il caffè. Lui, il parà con la zip inzippata era: corrotto.

  18. Joe Perfiumi. says:

    Quando il parà venne a sapere che le sarde al beccafico erano presumibilmente di origine siciliana, si isolò.

  19. Joe Perfiumi. says:

    Dimenticavo.
    Uffa La Morte ,quando bara, Truffa La Morte.

  20. Joe Perfiumi. says:

    E il parà ordinò un caffè corretto corrotto.
    Robe da Ristretto di Polizia.

  21. Joe Perfiumi. says:

    Uffa La Morte,quando litiga,Baruffa La Morte.

  22. Joe Perfiumi. says:

    Uffa La Morte, quando borbotta, Sbuffa La Morte.

  23. Alessia e Michela Orlando says:

    Ma il parà, a onor del vero, non ballava il Ballo del Qua Qua e neppure il Tuca Tuca. Si era concesso, solo una volta, al ballo di Simone, ma pensava fosse quello di Simona.

  24. Joe Perfiumi. says:

    “Quel che parà,parà” sussurrava mamma Saetta al suo piccolo folgorino.
    E poi arrivava papà.
    Con il vassoietto dei babà.
    Che sparivano in un lampo.

  25. Joe Perfiumi. says:

    Il parà era un maniaco del ballo di Simone.
    Simoniaco.

  26. Alessia e Michela Orlando says:

    Pertanto, si dovette piegare al volere dei saggi: ballò, da quel momento in poi, la tarantella di Socrate e cantò:
    Tu sei intelligente ti danno sempre addosso

    se invece sei demente ti danno il primo posto

    diventi un erudito ti danno il ben servito

    se resti un ignorante ti mettono al volante

    Tu sei un uomo onesto ti fanno fuori presto

    diventi una canaglia ti danno la medaglia

    Cartesio c’insegnava “Io penso dunque esisto”

    Io invece non ci penso per questo ormai resisto

    Lavorare mi stanca……
    Il resto lo scrisse a Spampinato:
    http://www.napolimisteriosa.it/la-tarantella-di-socrate-dopo-il-ballo-del-qua-qua-il-tuca-tuca-e-il-ballo-di-simone/

  27. Joe Perfiumi. says:

    Il parà non si fidava del Ballo del Qua Qua.
    Insidioso.
    Quasi come il Fallo del Bla Bla.

  28. Joe Perfiumi. says:

    Il parà diffidava dalla tarantella di Socrate.
    Troppo simile alla tarantola di Ippocrate.

  29. Alessia e Michela Orlando says:

    Diffidava anche e lo disse nel quarto di finale Italia-Inghilterra:
    il fallo da dietro, fallo fischiato, fallo e zitto, il doppio fallo e anche chi la fa l’aspetti.

  30. Alessia e Michela Orlando says:

    Partita fallosa, partita fallace

  31. Joe Perfiumi. says:

    Speriamo non sia una partita pallosa,partita pallace.
    Mi aspetto sia giocata alla morte.
    Uffa La Morte.

  32. Alessia e Michela Orlando says:

    La morte si può battere. Lo sanno le prefiche che fanno finta di piangere e, invece, se la ridono di brutto.

  33. Joe Perfiumi. says:

    E’ vero, la morte si può battere.
    Quando facevo il cercatore d’orzo , a biove cottimo massimo, avevo due vecchi vicini di baracca.
    Uffa La Morte e Dolce La Vita.
    Per primo, è morto Uffa La Morte.
    Come dire, Dolce La Vita.

  34. Monica Palozzi says:

    Che poi, a pensarci bene, la morte è un istante, il punto atemporale in cui cessa la vita. Forse qualcuno morente sa di dover morire ma non penso si accorga del trapasso.
    Qualche anno fa mi capitò una bruttissima avventura. Mentre guidavo tranquilla per la strada che da dove abito conduce a Fiumicino (Via di Coccia di Morto!) mi trovai una macchina che mi correva incontro a tutta velocità. Non poteva rientrare nella sua carreggiata nè io buttarmi sulla destra. Frenai a tavoletta mentre anche l’altro frenava poi le nostre due macchine si fermarono muso a muso a un centimetro l’una dall’altra senza toccarsi. Durante quel tempo, convinta di morire, avevo pensato al dolore che avrei sentito. Ricordo che lo spavento mi aveva indurito il collo e quando il conducente dell’altra macchina scese per scusarsi, barcollando scesi anch’io e ci abbracciammo a lungo piangendo entrambi tra gli applausi dei conducenti dell’altra fila che intanto avevano rallentato sino a fermarsi.
    http://www.youtube.com/watch?v=BOf_Og25fIU