ATTIMI DI FOTOGRAFIA

http://www.youtube.com/watch?v=nK6LpnIHwU4&feature=related

ATTIMI DI FOTOGRAFIA
Scrive Marcello Bellacicco, medico, psichiatra, anima (guarda caso), con altri, di FILONIDE, una attivissima associazione tarantina: Una foto rappresenta una scheggia dell’anima dell’autore…
È vero. Lo è sempre, anche quando l’approccio verso la fotografia sia dilettantistico e forse a maggior ragione. Immaginiamo il dilettante che se ne vada in giro nella sua normale quotidianità. Egli non ha una meta, non ha in mente di realizzare un reportage. Sgombro da ogni progetto, è sostenuto solo dalla passione. Attende che qualcosa accada e che solleciti la sua mente. L’inatteso si profila. Non ha tempo per pensare, neppure all’essenziale: alla luce, a esempio. Quasi fosse uno dei tanti appassionati della lomografia (macchine fotografiche che affascinano e appassionano perché rendono imprevedibili i risultati): egli non pensa, scatta. Solo dopo verifica cosa sia stato capace di cogliere e, soprattutto, se l’immagine rappresenti o meno ciò che l’abbia colpito. Non avrà più tempo per cogliere quell’attimo e, quindi, dovrà immaginare di intervenire in post produzione: satura; desatura; modifica l’inclinazione; affronta il problema delle linee cadenti; se è un mare, raddrizza la linea dell’orizzonte; cancella ciò che disturba; usa ciò che hai prodotto: stampalo (fallo stampare), oppure, capita, butta via. Ciò ha imparato a farlo, ma i risultati a volte sono scadenti. Si ostina a fotografare i paesaggi, a esempio, quando il cielo è terso e nelle ore con più luce. Egli ignora il punto di vista di Massimo Bassani, fotografo e giornalista, è specializzato in fotografia documentaria. Lo ha espresso in un articolo ospitato nelle pagine di Sony che ha pianificato un concorso fotografico; si sviluppa su più temi a cadenza mensile e in parte è gestito assieme a Sole 24 Ore e Panorama: http://www.fotofocus.it/2012/04/20/65002/fotografare-con-lombrello-il-paesaggio-viene-meglio-con-clima-avverso/.
Se anche quel dilettante non leggesse l’articolo di Bassani, prima o poi capirà o si imbatterà in qualcuno che gli dirà: Se è estate meglio fotografare dopo le diciassette; meglio ancora quando il cielo e il mare siano complessi, annuvolati, agitati … Tuttavia, il dilettante talvolta conserva, per sé e per vergogna non mostrerà a nessuno, ciò che ha prodotto. Si ricorderà, così, di quei momenti. Anche in questi casi la fotografia non sarà destinata a essere cosa inutile.
Il digitale ha risolto problemi anche al dilettante. Se la faccenda appena segnalata fosse accaduta prima, quando si usavano i negativi (converrebbe usarli ogni tanto: ben altra esperienza), sarebbe stato un dramma oneroso: acquista il negativo; sviluppalo o fallo sviluppare; acquista gli acidi, se sviluppi da te, acquista la carta, stampa, buttane moltissime copie, asciuga, lucida … Ammira: molto di rado.
Per il professionista le cose funzionano diversamente. Se ha escluso di creare l’evento, di predisporre un set, ha almeno in mente un progetto. Ha verificato la “salute” della macchina e caricato le batterie (anche quelle di riserva); ha predisposto almeno una ulteriore macchina (può sempre accadere l’imprevisto). C’è pure chi si prepara degli appunti, magari degli schizzi, veloci tratti di penna per realizzare qualche idea che di notte si è profilata nella mente. In tal caso: meglio alzarsi e prendere appunti, altrimenti se ti riaddormenti non ricorderai più nulla e ti sembrerà di aver perso l’occasione per realizzare il capolavoro della vita.
Per entrambi: nel selezionare le foto da utilizzare, far vedere: inevitabile applicare la regola del tre. Dividere reiteratamente il numero complessivo degli scatti per tre. Se ne salveranno in pochi.
Al professionista, certe volte, è richiesto anche ben altro. Egli talvolta è costretto a munirsi di un altro strumento importante: del coraggio, letteralmente inteso (paura controllata) ma anche in senso etico, che rimandi alla sensibilità. Si potrebbero fare mille esempi. Si pensi: all’inviato di guerra; a chi, avendo deciso di “sfruculiare” qualche mafioso, si faccia un giro in certe zone; a chi, volendo ritrarre la crisi economica e la povertà, se ne vada nei campi profughi, tra le abitazioni dei rifugiati politici in Italia (catapecchie, capanne …), nelle periferie tra cani selvatici, negli spazi ove si spaccia la droga, tra le prostitute (soprattutto straniere, prigioniere di organizzazioni di malavitosi) e meglio ancora nelle zone limitrofe ai luoghi dove battono, per adocchiare i magnaccia, negli spazi antistanti le stazioni ferroviarie di notte; in certi ospedali o negli studi dei cosiddetti maghi che promettono guarigioni, ritorni di amori, ricchezza. In questi casi torna utilissima la visione di Robert Capa, che ci ricorda anche lo stesso Massimo Bassani, in un commento di altra pagina del medesimo contest di sopra: Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino. Occorre, quindi, sporcarsi le mani per realizzare certi scatti, essere vicini al male o, invece, occorre toccare il paradiso: essere vicini al bello.
In entrambi i casi: l’istante è talvolta decisivo. Lo diceva anche Henry Cartier-Bresson: «L’istante talvolta decisivo». Talvolta: in francese è parfois
L’interpolazione di “talvolta”, come segnala anche Michele Smargiassi in L’ISTANTE È DECISIVO? «TALVOLTA». LO SPIEGA CARTIER-BRESSON, Venerdì di Repubblica numero 1260, dell’11 maggio 2012, appartiene allo stesso Henry Cartier-Bresson: lo aggiunse a matita al titolo del suo libro di culto, sulla copia che regalò a Martin Parr.
Si segnala che è straordinario il racconto di Agnès Sire che collaborò con Henry Cartier-Bresson. Ora dirige la Fondation Henry Cartier-Bresson: sfoglia una prima edizione di Images à la sauvette, appartenuta a Henry Cartier-Bresson, testo di riferimento per moltissimi fotografi. Il testo a stampa reca la scritta: «Bisogna, mentre si realizza un reportage, pensare alla sua futura messa in pagina». La grafia, inconfondibile, di Henry Cartier-Bresson, irrompe nell’ordine dei caratteri e aggiunge: «Non si deve mai».
Sono due potenti tesi a confronto, tralasciando che qui si ascrivono entrambe a Henry Cartier-Bresson. Sembrerebbero quasi rimandare alla dicotomia segnalata prima, rovesciata, professionisti-dilettanti.
La seconda versione di henry Cartier-Bresson, Non si deve mai, è quella che si trova nelle antologie.
Siamo, come si vede, sempre nel tema dei singoli scatti fotografici, anche se facenti parte di un reportage. Altre ipotesi si potrebbero immaginare. Si pensi a quando si volesse sedersi davanti allo stesso soggetto, immobile, per fotografarlo di continuo, man mano che la luce ne variasse la forza espressiva, senza usare luci artificiali. Idea, questa, che spesso si affaccia quasi per riallacciarsi all’idea di fondo del cinema. Anche lì, tutto sommato, anche se ci sarebbe da ragionare sulla influenza delle luci, delle voci, della colonna sonora, dei rumori, tutto ruota attorno a singoli scatti, posti in sequenza (quanti ne vengono tagliati dal montatore …), che danno il senso del movimento grazie alla velocità (passo). Tuttavia, si pensi a quanti film si siano affermati grazie a una sola immagine e che nell’immaginario degli spettatori ruotino sempre attorno a quella. Un esempio: l’adorabile, la divina Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza. La scena: all’uscita da una sala cinematografica; percorre lo spazio su una griglia di aerazione; indossa una gonna bianca. Scatto: la gonna di Marilyn Monroe viene sollevata dallo spostamento d’aria provocato dal passaggio di un treno della metropolitana.
Per vedere ottimi scatti caratterizzati dalla capacità di cogliere il momento: si vedano quelli del tema storytelling, dal 6 maggio 2012 http://www.fotofocus.it/2012/05/06/77089/il-tema-del-mese-storytelling/
Si segnalano, ma altre ve ne sono di ottime tra quelle di altri autori, le foto di (in ordine alfabetico; alcuni autori hanno scelto l’uso di un nickname): Cinzia Andreoni, Maria Celati, Mimmo Del Bove, GCREAZZA, MACRIBABUDER, Ovos, Rublo214, Isabella Scotti, Alvaro Spizzichino.

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35 Responses to ATTIMI DI FOTOGRAFIA

  1. marcellofilonide says:

    La fotografia e l’imprinting: la foto rappresenta simboli, i simboli evocano un vissuto, l’imprinting lo stampa nella memoria, una foto che illustra Ciccio nel profondo della mente ci evoca Cappuccio…azz…tutto questo ambaradam con un clik…
    :-))

  2. marcellofilonide says:

    Klic ci evoca Klock…it’s five o clock…Demis russoes…da ragazzini in gita…camporella…si scopriva il sesso…da ragazzini…che imprinting 😉

  3. Alessia e Michela Orlando says:

    Albero – nave – acqua – affogare – foca – Celentano – Ano ano ano – eco – e così via.
    Ci sarebbe anche: cric croc e manic’ancino o qualcosa del genere.
    Imprinting del genere cui tu alludi, Marcello: fotocopie per mille e mille maschi.

  4. Alessia e Michela Orlando says:

    Tu pensa: nel comunicare a Massimo Bassani notizia dell’articolo … lo abbiamo chiamato Giorgio e ciò perchè ci stiamo occupando di Giorgio Bassani che ha fatto molto per il recupero e la conservazione dei bene artistici e naturalistici. Si è concluso: ma guarda un po’, noi non ce ne siamo accorte del medesimo cognome, ma il subconscio sì.

  5. Joe Perfiumi. says:

    Mio nonno Minimum aveva trovato posto chissà come alla Magnum,forse per un disguido.
    Ma gli garbò subito il suo capo Capa.
    Per la comoda assonanza ma soprattutto per una frase.
    “La guerra è come un’attrice che sta invecchiando:sempre più pericolosa e sempre meno fotogenica”.

  6. alessia e michela says:

    Nel blog della Sony, scrive Mimmo Del Bove, citato nell’articolo:
    Ringrazio Michela per la citazione, sono onorato e lusingato, allo stesso tempo rimango ancorato al mio concetto di fotoamatore !!!!!
    Abbiamo risposto, avendo ricordato di un contributo da noi dato sul termine “fotoamatore”. Lo copiamo e incolliamo anche qui:
    Sul termine “fotoamatore” abbiamo svolto una ricerca, andando a ritroso nel tempo, che è stata usata in un corso di fotografia.
    I tratti salienti:
    E’ un operatore, al femminile fotoamatrice quindi operatrice, che si carattezza per il possesso di una competenza tecnica profonda. La sussistenza di tale conoscenza lo-la assimila al professionista che sovente gode di attrezzature migliori e più complete. Ciò non esclude la possibilità che il fotoamatore possa avere a disposizione strumentazione professionale (può appartenergli, ma può anche averla in uso, in comodato, in prestito ..). La differenza tra le due forme di approccio sta nel fatto che il professionista viva di fotografia. Anche il fotoamatore può trovarsi in condizione di trarre profitto dalla sua conoscenza tecnica, a esempio scattando fotografie verso un prezzo (prestazione di risultato in cambio di una controprestazione in danaro). Normalmente, però, il professionista è stimato di più. Stimato: nel senso che il suo prodotto è più valorizzato e la controprestazione è più alta.
    Da molti altri versi la definizione di fotoamatore si avvicina alla idea del dilettante che non è un dispregiativo, alludendosi al “diletto” che si trae dal disimpegnare una certa attività retta da passione.
    Il termine fotoamatore si attesta nell’anno 1965.
    Il termine dilettante è molto più antico e si attesta nel XV secolo.
    Dilettante significa:
    Dilettante è chi pratica un’attività o si dedica a uno studio non per professione bensì per amore della cosa in sé o per passatempo.
    Sinonimi sono: amatore, appassionato.
    Quindi fotoamatore è sinonimo di dilettante.

  7. alessia e michela says:

    Minimum? Fax …

  8. Joe Perfiumi. says:

    Già,Fax.
    Fratello di Max e Sax.
    Dei tre,restava il più facile da inviare.
    E ai suoi genitori non spiaceva affatto.
    Era docile e non servivano francobolli.

  9. Joe Perfiumi. says:

    Poi arrivò una femmina.
    Pax.
    E lì cominciò la guerra.

  10. Joe Perfiumi. says:

    Il quinto,Tax.
    Aveva un fisico tartassato.
    Fisco.

  11. alessia e michela says:

    Attimi di sconcerto; poi, però, hanno acceso un faro: mi sono illuminato. D’immenso.

  12. alessia e michela says:

    L’ho guardato, l’ho fotografato, l’ho buttata, la foto, troppo bianco in viso.

  13. Joe Perfiumi. says:

    Tragico il destino della sesta,Dax.
    Smarrita in un fustino di detersivo.

  14. alessia e michela says:

    Non ce la facevano più: difficile vivere in quel clima.
    Uno di loro pensò: mo me cambio ‘o nome, cambio identità, e chi si è visto si è visto.

  15. alessia e michela says:

    eh eh

  16. Joe Perfiumi. says:

    Già,la settima.
    Uno sgorbietto pelosissimo.
    Alla sua nascita,una grande isterica risata.
    Inevitabile chiamarla Eh Eh.

  17. Joe Perfiumi. says:

    Gli ultimi,quattro gemelli.
    Ah Ah,Oh Oh,Ih Ih,Uh Uh.
    Un cesareo poderoso.
    Poi,chiusa bottega.
    Finite le vocali,pieni i locali.

  18. alessia e michela says:

    Beh! Si ricordano, talvolta, certe bocche spalancate in attesa di ispirazioni. Facce inebetite: significa facce da ebeti!

  19. alessia e michela says:

    Se tutti quei fratelli fossero fotografi: avrebbero da fotografare le facce degli estasiati lettori … Lettori estasiati d’estate.

  20. alessia e michela says:

    Ah Ah,Oh Oh,Ih Ih,Uh Uh. ..
    meno male che sono e restano cinque vocali.
    Cuoiaio … ci sono tutte.

  21. Joe Perfiumi. says:

    Avevo un amico cuoiaio.
    Conciava per Tizio e Caio.
    Morto troppo presto,il vecchio Eiauò.
    Per una brutta malattia.
    La titubanza di consonanti.

  22. alessia e michela says:

    Manca la e … ma tutte quelle qui:
    Ah Ah,Oh Oh,Ih Ih,Uh Uh ci sono.
    Come fare?
    Cuoiaie …

  23. Joe Perfiumi. says:

    Come lui, nessuno sapeva tirare le cuoia.

  24. Joe Perfiumi. says:

    Già,le cuoiaie.
    Erano le galline del vecchio Eiauò.
    Covavano in un pollaio strambo.
    Pieno di cinture,borse e valigie.
    E quando arrivava Tony il Gallo,le conciava per le feste.

  25. Alessia e Michela Orlando says:

    E Clint, l’uomo con la cravatta di cuoio, sparava, all’impazzata.
    Le colpiva tutte nello stesso posto.
    In quello.
    Senza dire altro per evitare il post osceno.

  26. Joe Perfiumi. says:

    Alle cuoiaie non è che riuscisse sempre perfettamente l’uovo.
    E ne soffrivano.
    Si svegliavano spesso con delle grosse occhiaie.

  27. Joe Perfiumi. says:

    Già,Clint.
    L’uovo con la cravatta di cuoio.
    Un uovo in camicia.

  28. Alessia e Michela Orlando says:

    ma non tutte le uova escono con il buco

  29. Alessia e Michela Orlando says:

    dove infilare la testa
    e Loredana cantava: non sono una signora
    con o senza camelie, cambia poco

  30. Joe Perfiumi. says:

    Uno dei crucci del vecchio Eiauò era quel grande vaso di camelie ingobbite.
    Cammelie.

  31. Alessia e Michela Orlando says:

    Sì, le cugine di dromed – aria

  32. Alessia e Michela Orlando says:

    che per errore all’anagrafe divenne: drome – daria

  33. Alessia e Michela Orlando says:

    Poi si formò la coppia: drom e daria