ARMANDO BETTOZZI: CARNE CHE SI FA PAROLA – PAROLA CHE SI FA CARNE

Ritratto di ARTURO GRAF.

ARMANDO BETTOZZI: L’UOMO CHE NACQUE CON E DALLA CARNE FATTASI PAROLA

Molto spesso, troppo spesso, si parla per parlare. È un vacuo esercizio delle corde vocali. Altrettanto spesso si scrive; e purtroppo si tratta di un vacuo esercizio di dita, con scarso spreco di energie provenienti dal cervello. È spreco di inchiostro e di tasti dei marchingegni collegati a cervelli virtuali. È energia che conta poco, pure quella. Leggendo le parole di ARMANDO BETTOZZI, anche prima di conoscerlo di persona, pensammo: “Ma vuoi vedere che si può, che è possibile scrivere con leggerezza, divertendo, anche di temi importanti, usando le parole in maniera appropriata?” La domanda è già prova della sua maestria, della sua capacità di insegnarne i profili, delineandoli, i mille profili, come farebbe un Van Gogh, un Picasso, un Leonardo da Vinci. Si! La parole, nelle sue “mani”, anche se fossero mille, andrebbero declinate al singolare: le parole “è uno strumento” che può farsi affilato, comico, drammatico, geniale, anche quando tocca bassi profili (la spazzatura di Napoli, a esempio). Vorremmo che chi si imbattesse in questa nostra recensione lo conoscesse meglio, che fosse rapito dalla voglia di approfondirlo. Per questo avevamo ideato una sua RETROSPETTIVA, una ANTOLOGICA. La rinviamo questa idea, giacché quel che ci è giunto pochi minuti fa non va letto con altre sue geniali produzioni liriche. E quindi partiamo dalla biografia, tanto per farvi “terziare”, come farebbe il giocatore di poker l’ultima carta, le righe che si succedono. Si, in fondo, poi, quindi, il suo ultimo regalo, senza prezzo: non potremo mai essere in grado di sdebitarci, per incapacità fisiologiche.

Armando Bettozzi, nato a Bettona (un bel borgo medioevale su un colle di fronte ad Assisi, a 20 km. da Perugia) il 10-08-1945, è cresciuto, ha studiato e vive a Roma, dove è sposato con la sua cara Elisabetta (belle poesie dedicate); il loro figlio Andrea è Dottore in Economia dal 2000. È per natura poeta e musicista. Scrive poesie e sonetti in romanesco ed in lingua. Scrive anche canzoni e brani musicali. Una sua «Ave Maria» viene suonata in concerti di “musica seria”. In una TV romana (canale 23, ex Teletuscolo) ha più volte letto sue poesie. Queste sono pubblicate in varie riviste culturali, periodici, antologie e siti web. In concorsi nazionali/internazionali ha ottenuto una quantità di riconoscimenti, tra cui:

Primi Premi: Bassiano, LT, “Premio Città di Bassiano”, 2006; Tivoli, RM, “San Vincenzo”, 2006 (per il Lazio); Montieri, GR, “Città di Montieri – Circolo Mario Luzi”, 2007; Mattinata, FG, Primo Premio Assoluto “Liberarte”, (vernacolo romano), 2008; Terassini, PA, Primo Premio Assoluto “Poesie in barca a vela”, 2009.

Premi Speciali: Calice al Cornoviglio, LS, Premio Critica Letteraria “Il Castello”, 2007; Firenze, Premio Speciale Poesia Ironica, “Trofeo Colle Armonioso”, 2008; Bregano, VA, Premio Speciale “Don Luigi Riva”, 2008; Montieri, GR, “Città di Montieri – Circolo Mario Luzi”, Primo Premio Speciale L.A.V., 2008; Mattinata, FG, Premio Speciale Cultura “Premio Artistico Liberarte”, 2009; Salaiola di Arcidosso, GR, Premio Speciale Associazione Castagna I.G.P. Monte Amiata, 2009.

E svariati altri riconoscimenti tra cui quello del prestigioso Premio Nazionale di Poesia “Il Fiore”, di Chiesina Uzzanese, nel 2006.

Armando Bettozzi Poeta

Alcune sue poesie sono state tradotte in Romeno. Alcune altre, tra cui “Il Fiore” e “Il Picchio picchiato” sono state più volte lette in programmi culturali di alcune stazioni radiofoniche tosco-liguri.

È considerato il poeta dell’Organizzazione (IFAD) presso la quale lavora. Una sua poesia a questa dedicata è stata pubblicata in un documento ufficiale e menzionata durante un congresso internazionale.

Una sua particolare produzione poetica è la raccolta delle diciassette poesie dedicate a ciascuno degli altrettanti paesi dei Monti Lepini, scritte nell’estate del 2004 (sul sito www.prossedi.net è on-line quella dedicata a questo paese, stampata anche in una sua cartolina).
(aggiornato a Luglio 2009)

Armando Bettozzi, con la Poesia che segue, “Le grida senza voce”, ha conseguito il Secondo Premio al concorso Poesia: “Pensieri e Parole, 2011”, dell’Accademia Internazionale “Il Convivio”. Lo ritirerà l’8 Maggio, a Giardini Naxos.
Prima di leggerla gli dedichiamo un pensiero:
“Poesia è pensier che manifesta/ E stringe il Vero in simboli profondi,/ E’ fuoco sacro sull’altar di Vesta,/ Luce di templi, sinfonia di mondi”.
Arturo Graf, che disse anche: “Chi in un’arte è diventato maestro, può senza danno scordarsi le regole”.

Le grida senza voce

Sfocia, il dolore del mare,
in tempesta e orrido uragano,
e lo ulula e lo frange addosso alla scogliera,
e impresso rimane in chi lo vede e ascolta,
non come il grido muto di chi piange
e alla finestra si trascina a cogliere uno sguardo…
Ma il mondo, fuori, ad altro è affaccendato:
nessuno ascolta, o sa, o s’interessa,
ché il male implode
tra quelle mura intrise di dolore, e non esplode,
e lor non tocca, e non si danno pena.

E è come il rocciator che perde appiglio
e annaspa e non lo trova, e mentre cade, sa…
e però non grida…a chi? Nessuno sente,
nessuno è lì presente ad aiutare.
Forse il cielo, Dio, se ci badasse.
Verranno…dopo il lungo tonfo a valle,
a prendere il suo corpo inanimato.
Così, grida il malato,
senza urla, senza voce affatto, ormai disfatto
dal male, dal dolore – disperato –
e conforto non ha di voce amica,
di voce che lo inviti alla speranza,
contro ogni fato e la rassegnazione.

Il mare s’è placato. Il male è ormai trascorso,
e calmo si distende, e si riposa.
Non il malato: lui è sì, disteso,
ma è solo rassegnato e solo; e in sofferenza
s’avvia a quella fine del suo male
che come è arrivato, sconosciuto,
sconosciuto se ne andrà attraverso il corpo, freddo,
per dare a qualcun altro la sciagura:
martirio, pena, bastarda indifferenza,
solitudine di chi non ha più voce,
intriso di dolore e di paura.

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0 Responses to ARMANDO BETTOZZI: CARNE CHE SI FA PAROLA – PAROLA CHE SI FA CARNE

  1. Una gravità che si fa piombo nell’esprimere la sorda implacabilità del divenire delle cose, indifferente al dolore di chi subisce impotente ad opporvisi.
    Versi di forte impatto sonoro per la scelta sapiente dei vocaboli che suggeriscono situazioni e immagini di grande suggestione.
    Bello il contrasto fra stridori di forza propulsiva verso la sofferenza silenziosa.

  2. Alessia e Michela Orlando says:

    E’ un grande Armando Bettozzi.
    Un Maestro.
    Il tuo pensiero, Monica, dice di lui e dice anche di te, della tua immensa capacità di comprendere i significati esposti e quelli in controluce.
    Segnaleremo ciò che dici ad Armando Bettozzi.
    Grazie

  3. Grazie a voi, che mi avete fatto conoscere un “Artista dell’anima”.

  4. Carmelina Cellupica says:

    Una poesia intessuta di tristezza, di dolore e di sofferenza! Con la sua eleganza, la sua sensibilita e il suo “deluvio di parole”, Bettozzi mi ha colpito l’anima….mi ha coinvolto nella sua denuncia al dolore che affligge. Una poesia che evoca al lettore immagini dolenti: la sofferenza..il dolore…la solitudine…una vita spenta!
    Bella la frase, “Ma il mondo, fuori, ad altro è affaccendato:
    nessuno ascolta, o sa, o s’interessa,ché il male implode”
    Un capolavoro; complimenti!

  5. alessia e michela says:

    Grazie, gentile Carmelina; faremo avere ad Armando Bettozzi notizia delle sue belle parole.
    Con affetto.
    Alessia e Michela