alessia e michela orlando: UN CONCORSO LETTERARIO PER AVERE VISIBILITA’ E ALTRO

DAL CROGIUOLO A UN CONCORSO LETTERARIO INTERNAZIONALE

Si fa presto a partecipare spedendo a [email protected]. Tutto ciò che è bene sapere:

 

Non aver paura: Po & sIA: paure e altri umani sentimenti in forme espressive d’arte

 

Il bando è qui:

 

http://www.concorsiletterari.net/non-aver-paura-%E2%80%9Cpo-sia-paure-e-altri-umani-sentimenti-forme-espressive-d%E2%80%99arte%E2%80%9D-concorso-gratuito-scr

Si invita a scoprire i nomi dei giurati e a frequentare i loro siti trascritti in parentesi. Per altre informazioni scrivere a: [email protected]; oppure a: [email protected].

 

 

Lo fanno i prestigiatori: agitano le dita più o meno velocemente (malgrado siano presti-giatori, con evidente allusione al fare presto, i migliori muovono lentamente le dita: e ti fregano lo stesso, volgendo lo sguardo altrove con una azione che si chiama misdirection, cioè: direzione dell’attenzione, che essi sono magistralmente capaci di spostare).

E lo fanno i giallisti: ti appassionano a una trama più o meno truculenta, celando l’omicida. I migliori te lo mettono in bella vista, e tu non lo individui se non verso la fine della lettura. Certo, non manca chi di primo acchito sa già tutto, ha già compreso dove si andrà a parare. Ovviamente c’è pure chi bara: Ho capito tutto, ma non te lo dico per non rovinarti il finale…poi scopri che il libro neppure lo ha letto, limitandosi a scorrere la quarta di copertina.

Noi preferiamo adottare la tecnica dei giallisti più scaltri: poniamo in primo piano l’obiettivo, ma poi lasciamo aperte infinite possibilità: la creatività degli autori, seppure in qualche maniera istigata, ma solo a mò di esempio, potrà dirigersi ovunque, per spiazzare, spiegare, incantare, scioccare, farti tirare le coperte sulla testa come ultimo tentativo di difesa, prima di cadere negli incubi.

E veniamo all’obiettivo: consentire a chiunque voglia scrivere e illustrare di avere più di una vetrina, gratuitamente. Certo, c’è un tema entro cui stare (la paura e altri umani sentimenti, nelle varie espressioni), ma lo si potrà fare in mille maniere: non a caso sono varie le sezioni e gli stessi suggerimenti indicano più di due binari, molti incroci possibili, tante direttrici verso cui volgere lo sguardo. E la penna, ovviamente.    

Tutto ciò nasce da una valutazione: l’umanità ha intuito una necessità e poi ha acquisito la consapevolezza di un bisogno: la comunicazione e i codici di interazione tra le genti richiedevano l’uso di strumenti che ne favorissero la diffusione. Fu inevitabile giungere alla penna. E la penna, come d’altronde anche le tastiere del p.c. sanno ben fare, è divenuto il mezzo più tagliente per ferire gli avversari; per comunicare messaggi d’amore o la parola fine alle storie appassionanti narrate dai mostri sacri della narrativa o semplicemente da chi nella vita reale si è lasciato trascinare dalla passione. È anche lo strumento attraverso cui si dice delle proprie paure e di altri sentimenti umani. La penna, dunque; e le mani per usarle, le stesse mani che, dominate da un cervello sempre più complesso, hanno potuto muovere le dita in maniera coordinata e suonare.

La coniugazione musica e parola, quindi, ecco un altro tassello che si aggiunge alle varie possibilità per conquistare il benessere, il piacere interiore, individuando le differenze ma comunicando con tutti, con il resto dell’umanità interessata.

Da ciò l’associazione Meltin’Bo, da cui è nata Meltin’Books con l’intento di occuparsi di lettura pubblica, scrittura, recensioni, pubblicazioni, ha preso atto della molteplicità degli usi, così come della necessità di scrivere ancora tantissimo avvertita, sia in Italia che altrove. Da qui è stato inevitabile considerare come nel DNA della associazione, il nome stesso lo dice, ci sia la complessità del presente. Infatti, Meltin’Bo è un nome che chiaramente allude a Meltin Pot che Significa amalgama  e anche crogiuolo. È l’espressione in cui si cela il fenomeno del rimescolamento delle razze nonché il tentativo di risolvere gli inevitabili problemi di integrazione. È un fenomeno che ci preoccupa, ma non è certo nuovo: dovette essere affrontato dagli U.S.A. quando vi fu l’invasione dei primi emigranti (britannici, irlandesi, olandesi, svedesi, tedeschi). La voglia di libertà fu l’elemento unificante. Il cemento si era già consolidato quando giunsero i greci, gli italiani, i russi, gli ungheresi. Occorreva, però, che si affermasse un altro elemento: una lingua comune. Fu l’inglese, ovviamente, ad assumere questo ruolo senza che i vari popoli perdessero la propria cultura. In tutto ciò era ed è il senso di Meltin Pot. Grandi città hanno fatto da contenitore di questo ampio tema: si va da New York a Lisbona, a Roma. Ma qualcosa di nuovo sta accadendo: questo ruolo è attualmente giocato anche da piccole città; anche da Salerno come da Bologna, nonché da piccoli paesi che pure stanno assaggiando il fenomeno del rimescolamento delle culture. E, così come accadde a New York, giungono asiatici, pakistani, cinesi e così via. Solitamente nessuno di loro vuole perdere la propria identità (ovvero pure la propria lingua, il proprio dialetto).

Anche questa ultima vicenda è, in realtà, un aspetto non nuovo: basterebbe pensare ai Villanoviani (etruschi) giunti dall’Emilia-Romagna a Pontecagnano e a Sala Consilina; alle tante minoranze distribuite sul nostro territorio nazionale. Qualche presenza è poco nota, eppure particolarmente stimolante: si pensi ai bulgari, da tempo immemore insediatisi a Celle di Bulgheria (Salerno), e agli abitanti di quel paese che quando dicono: passa a llà, scacciando il cane ringhioso, stanno semplicemente parlando bulgaro. D’altronde, si potrebbero mai ignorare le influenze latine e greche? È grazie a loro se troviamo espressioni e nomi di cose che ancora ci emozionano per la carica di significati che trascinano da secoli. Ne sottolineiamo uno solo: può capitare nel salernitano di sentir dire a qualcuno: vantesìno. Si tratta del grembiule, indossato da massaie come da grandi cuochi. Ma i due termini non  regalano le stesse sensazioni: vantesìno significa davanti al seno. È, come si può notare d’impatto, una evidente allusione al seno materno e, quindi, rimanda alla maternità.

D’altronde, se ci sono problemi di integrazione, ci sono anche molte esperienze positive. Si pensi alla possibilità di scoprire l’esito della mescolanza di stili e di culture, dei modi di essere. Ciò soprattutto a tavola, dove anche i colori, quindi gli odori e i sapori, sono accostati in maniera suggestivamente diversa. In questo senso Melting Pot è un luogo fisico e dell’anima, un modo di essere arricchito dai rimescolamenti, che è preferibile non sia omologazione, bensì  autonoma affermazione della propria personalità.

 

Per tutte queste ragioni abbiamo escogitato il concorso letterario (c’è anche la sezione illustrazione): Non aver paura: Po & sIA: paure e altri umani sentimenti in forme espressive d’arte“.

La parola poesia è resa graficamente in maniera da fare emergere altri significati: contiene il nome Po, il fiume italiano più importante, così come contiene il cognome Poe. Nei contributi che gli autori vorranno spedire vorremmo trovare un crogiuolo: cultura, fantasia, suggestioni che non appartengono al passato bensì all’umanità.

Essi potranno lasciarsi andare a ogni contaminazione. Potranno spedire ciò che avranno prodotto sino al 21 marzo 2011 (è fatta salva la possibilità di proroga, seppure sia difficile che accada).

Il regolamento e i suggerimenti destinati a stimolare gli autori, si possono leggere qui:

http://www.concorsiletterari.net/non-aver-paura-%E2%80%9Cpo-sia-paure-e-altri-umani-sentimenti-forme-espressive-d%E2%80%99arte%E2%80%9D-concorso-gratuito-scr

Il file comprende anche i nomi che costituiscono la giuria (cui si aggiungeranno poche altre personalità) e la scheda di partecipazione da copiare e incollare corredandola di poche notizie. Gli autori avranno ampia visibilità e concrete possibilità di pubblicazione. Per problemi o chiarimenti contattare:
[email protected] oppure: [email protected]. I contributi, invece, vanno spediti all’indirizzo: [email protected].

Cosa ci si può aspettare: chi il concorso lo ha organizzato si attende l’emersione in piena luce di Culture e popoli. Ma anche le impressioni dei viaggiatori, ciò che hanno appreso dagli incontri di viaggio, dalle altre genti, giacché contano molto i costumi di un popolo, radicatisi grazie allo scorrere del tempo. Naturalmente potrà bastare anche lo sguardo fugace di una illustrazione, che ti narra in controluce ben altra storia, a dire senza usare parole.

Cosa si può aspettare il concorrente: apprezzamento, visibilità, gratitudine in vari modi mostrata e la pubblicazione, cui si perverrà in maniera ragionata, non velleitaria. Perché è ciò che desideriamo: lasciarci andare alla conoscenza con il cuore, ma poi vorremo ragionare, prima possibile, per essere davvero utili, pubblicando uno più libri, che devono essere belli e interessanti. E pure questa non è una novità; almeno in parte, giacché cosa simile la disse Seneca: Ciò che il cuore conosce oggi, la testa comprenderà domani.

Alessia e Michela Orlando

L’illustrazione: Il prestigiatore, Hyeronimus Bosch, 1475 circa.

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