Alessia e Michela orlando: Mariano D’Ayala Il Pantheon dei Martiri del 1799

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Mariano D’Ayala Il Pantheon dei Martiri del 1799

Il libro: Mariano D’Ayala Il Pantheon dei Martiri del 1799, a cura di Antonella Orefice, con la prefazione di Henry John Woodcock, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Press, sta emozionando e suscitando interesse già prima della presentazione, prevista per mercoledì 13 giugno, alle ore 17.30, all’Istituto italiano per gli Studi Filosofici, in via Monte di Dio, n. 14 – Palazzo Serra di Cassano, Napoli. Interverranno Lorenzo Diana, Riccardo Limongi, Antonio Salvatore Romano, Alberto Mario D’Alessandro, Silvana Musella. Modererà Carlo Franco. Presenti anche Antonella Orefice e Henry John Woodcock. Il programma completo delle iniziative dell’istituto è consultabile sul sito www.iisf.it.
Proponiamo in lettura una pagina che troviamo particolarmente significativa:

E’ indubbio che la Repubblica Napoletana del 1799 fu la cellula originaria delle sue idealità politiche. Le sue ultime memorie, rimaste inedite, Cronaca della Repubblica Napoletana del 1799, scritta nel febbraio del 1847, e l’altra su Le nobili donne del 1799, testimoniano come D’Ayala conservò vivi, fino alla fine dei suoi giorni ed in epoca diversa, l’interesse e la curiosità per quella prima vicenda della sua patria napoletana.[1]
Ma i tempi erano cambiati. Giunti alla fine dell’Ottocento, compiuta l’Unità d’Italia, l’abitudine alla vita pratica e reale aveva reso retorica tutto ciò che un giorno aveva acceso i cuori e ravvivato le menti.
Nonostante il lavoro impagabile di decenni, gli editori non vedevano più nei suoi libri una buona mercanzia, ma quel che più lo addolorò alla fine fu l’indifferenza altrui per le sue ricerche, che comunque proseguì sempre con ardore, nonostante i rifiuti scortesi e le risposte fredde dei parenti degli eroi che voleva commemorare. E spesso anche dagli amici gli toccò sentirsi dire: Ma smettila di affaticarti dietro a questi morti; pensa ai vivi, datti a lavori più utili, non ti perdere nell’ideale oggi che tutti vanno alla ricerca del reale. Furono quelle parole tutte trafitture per il suo cuore, ma comunque non lo distolsero mai dalla missione di cui da sempre si era sentito investito.[2]
Mi trovo meglio tra i morti che con i vivi – ripeté spesso, e quando riusciva a trovare un autografo, un documento su Pagano, Cirillo, o su qualsiasi altro martire del 1799, per lui era un giorno di festa; tornava a casa lieto, sorridente, dimentico delle delusioni accumulate in tanti anni di carriera politico-militare.[3]
E così continuò fino alla fine. Dopo aver trascorso anni ed anni cercando al grande archivio (oggi Archivio di Stato di Napoli), o negli archivi municipali dei Comuni vicini, interrogando luoghi, palazzi, i vecchi dei paesi, alla ricerca di ricordi, tombe, cimeli di famiglia, nel suo ultimo febbraio compilò la Cronaca della Repubblica Napoletana del 1799, mettendo in ordine tutto il materiale raccolto. Fu il suo ultimo costante pensiero, come farebbe una persona che sa di dover andare via per sempre e quasi un’intima voce gli dicesse: fra pochi giorni sarai morto.[4] Ed il 26 marzo se ne andò all’alba, stroncato da una polmonite. Morì con un sorriso sulle labbra, ultima sua immagine tramandataci dal figlio Michelangelo, con un sorriso che lo aveva sempre contraddistinto pur nelle lotte spietate e le esigenze più impellenti della vita, un sorriso che lo aveva reso vincitore sempre e che nemmeno la morte riuscì a scomporgli. Forse era il sorriso di un’anima che, dopo un’intera esistenza trascorsa tra peripezie e tormenti, affrontava con serenità il suo bardo, consapevole di aver compiuto con amore e dedizione instancabile la sua più alta missione: consegnare alla memoria storica i martiri della libertà.
“Forsan et haec olim meminisse juvabit” (E forse un giorno gioverà ricordare tutto questo): furono le parole di congedo alla vita pronunciate da Eleonora de Fonseca Pimentel il 20 agosto 1799, prima di avviarsi al patibolo e Mariano D’Ayala, dopo gli esuli, è stato tra i primi ricercatori dell’Ottocento a ricordare Eleonora e con lei tutti gli altri giustiziati per mano dei Borbone, squarciando la damnatio memoriae da loro inflitta allo scopo di distruggere anche il ricordo dei sei gloriosi mesi della Repubblica Napoletana. Un lavoro, quello di D’Ayala, prezioso ed impagabile a cui ogni ricercatore di verità e giustizia non può che esserne umilmente grato.

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[1] Cfr. G. De Martino in M. D’Ayala, Vite degli italiani…cit., pp. VII – XIX
[2] Michelangelo D’Ayala, Memorie… cit. p. 570
[3] Michelangelo D’Ayala, Memorie… cit. p. 572
[4] Michelangelo D’Ayala, Memorie… cit. p. 597

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