alessia e michela orlando LEGAMI TRA FILM A CARTONI ANIMATI E I WESTERN DI SERGIO LEONE

CAMPANIA-GIAPPONE

QUANDO VEDENDO PER RECENSIRLO UN FILM ANIMATO GIAPPPONESE SPUNTA LA TECNICA CINEMATOGRAFICA DI UN CAMPANO

Il 30 gennaio 2009 una di noi la sera se ne stava andando a cinema. E lo faceva usando un accredito che le consentiva di non fare la fila. Ciò potrebbe sembrare un espediente scorretto. Non lo era. Si trattava di assistere alla proiezione di film animati concorrenti alla X edizione del Future Film Festival, una manifestazione davvero importante. Ed era una novità giacché mai aveva visto così tanti film di genere in rapida successione. E dopo veniva il bello: occorreva recensirli. Era, dunque, richiesto un approccio diverso dal solito, quando puoi: sedere con calma e con le labbra già atteggiate a un sorriso gioioso, sapendo che ti divertirai; distrarti con l’amico, tanto poi c’è un altro che ti dice quale battuta ti sei persa e così via. Il sorriso già meccanicamente abbozzato, spariva appena si spegnevano le luci e conveniva sin da subito osservare con occhio diverso i titoli di testa. Inutile che poi si trattava di mettere mente ai personaggi, caso mai ai nomi, alla storia, alla eventuale morale, alle tecniche utilizzate per creare il movimento, quale strategia il regista avesse scelto per rendere fluida la storia e far partecipare lo spettatore, i lati oscuri del personaggio cattivo, quelli in vista del protagonista, i valori evidenziati dalla trama, i colori, le musiche, i testi con particolare attenzione se occorreva distrarsi leggendo le didascalie, le armi utilizzate, l’ambientazione, i riferimenti storici…Molto più complesso di quanto SI pensare nel momento in cui si decise di candidarsi per uno stage. Ma anche molto più interessante di quanto avesse potuto immaginare. E poi: c’era la gratificazione di pubblicare direttamente e immediatamente dopo aver visto il film. Ciò richiedeva particolare dedizione e implicava il rischio che la fretta facesse sfuggire particolari rilevanti; infine i refusi: la spada di Damocle che incombe soprattutto sulla mano che clicca e spedisce la recensione. Ti verrebbe voglia di tagliartela. E purtroppo alla prima lettura successiva immediatamente ne saltavano agli occhi, eccome se ne saltavano. Ma ciò, tutto sommato, non danneggia la qualità della recensione ed è già un miracolo non ci siano abbreviazioni da SMS. Ora, dopo un anno mezzo, si è deciso di rileggerne una e pubblicarla nella PAGINA AUTORI DI NAPOLI MISTERIOSA. L’immagine, ovviamente si riferisce al film che segue. La ragione per la quale la scegliamo è nel testo, è collegata alla Campania. Non l’anticipiamo per conservare un po’ di suspense.

 

L’anteprima italiana del film in concorso  Sword of the Stranger  ( Stranger MuKô Hadan ).

Finalmente il progetto a carattere storico dello Studio Bones  e del Maestro dei Manga Masahiro Ando, risalente al 2003, dopo una lunga gestazione, si è concretizzato in un film che a Bologna ha suscitato molto interesse. La sala Odeon, il 30.01, è stracolma e applaude le parole sincere e bonarie del regista Masahiro Ando, legato all’idea del 2D,  che già nell’intervista mattutina, resa nella Sala del quadrante in Piazza del Nettuno, ha evidenziato come abbia tanto amato i film del regista Sergio Leone, campano di origine. Non è, dunque, un caso se il suo film richiama certamente l’opera di Akiro Kurosawa ma anche i cosiddetti spaghetti-western dello stesso Sergio Leone, ormai dei classici.

Il film, sceneggiato da  Fumihiko Takayama, direttore di animazione Yoshiyuki Ito, art-design Shiho Takenchi, musica del compositore e produttore giapponese  Maestro Naoki Sato, è candidato agli Oscar in competizione con  The Sky Crawlers di Mamoru Oshii, già premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, per la categoria Miglior film di animazione.

La trama.

E’ l’epoca Sengoku ( Sengoku jidai ) ovvero il periodo degli stati combattenti, in cui sono ambientati i film “ I sette samurai “, ” Kagemusha ” e ” Ran ” di Akiro Kurosawa. Il Giappone affronta, tra il 1478 ed il 1605, una gravissima crisi politica. La divisione del territorio in piccoli feudi in lotta dissangua la società e ne mina lo sviluppo. Il conflitto, per ragioni di supremazia interna, con l’apparente intento di allargare l’impero, si estende anche a nazioni vicine. Il Giappone, già in lotta con la Corea, deve fronteggiare pure la Cina. Un misterioso ronin, ovvero un samurai rimasto senza padrone, turbato da incubi che affiorano da un passato in cui ha lasciato anche il nome – infatti è, appunto, chiamato  Senzanome, salva un bimbo nomade, Kotoran,  inseguito da una milizia cinese, e il suo cane, Tobiman. Lo sviluppo della storia, seppure si incentri sulle peripezie dei protagonisti inseguiti,  narra una storia di amicizia, in cui spicca il rapporto tra i protagonisti ma anche quello simbiotico tra  Kotoran ed il cane Tobiman, che palpita tra spiriti immortali e guerrieri erranti. Man mano che la storia si sviluppa, dal tessuto narrativo non emergono spiegazioni circa il passato dell’enigmatico samurai che nasconde il rosso dei capelli con una maleodorante mistura di bacche nere; mentre sono spiegate chiaramente le ragioni per le quali la milizia cinese intende catturare Kotoran: egli  è la vittima sacrificale predestinata per un rito che darà la vita eterna. Gli sgherri dell’imperatore intendono catturarlo poiché il suo sangue è necessario  per realizzare l’elisir dell’immortalità. L’essenzialità del sangue del bimbo è dovuta al fatto che le condizioni necessarie si realizzano ogni duecento anni, pertanto l’occasione non può essere mancata. Quando un veleno destinato al bimbo viene assunto dal cane, si presenta la necessità di trovare un medico capace di guarirlo. Il samurai l’aiuta. Il cane si salva e l’amicizia tra i protagonisti si rinsalda, anche grazie alle scaramucce scherzose che il samurai ed il bimbo riescono ad intessere, malgrado debbano affrontare una situazione drammatica. Quando il bimbo incontra un vecchio amico  il samurai, sapendolo in mani sicure, va via. Purtroppo Kotoran viene catturato. Per fortuna il samurai ne viene a conoscenza e riesce a salvarlo prima che il rito si compia. Sul finire del film, dopo l’estenuante battaglia,  il samurai è stremato e Kotoran, che da lui ha imparato ad andare a cavallo, lo conduce verso  mete ignote: hanno deciso di lasciare insieme il Giappone. Per proseguire il rapporto di amicizia sono disposti a mantenersi facendo i ladri o a far da guardia del corpo a qualcuno. Nell’incertezza del futuro si allontanano  cavalcando in lontananza sul mare. Volendo ricercare delle pecche nel film, si può sottolineare l’eccessiva velocità di alcuni combattimenti e come solo dall’insieme dei due sottotitolaggi (in italiano e in inglese) sia stato possibile ricavare tutte le informazioni necessarie per redigere questo articolo. Gli spettatori hanno spontaneamente applaudito Masahiro Ando e, con convinzione, ad un capolavoro di animazione tout court in cui dalla mano del regista emerge la sua lunga carriera di animatore; così come si evidenzia la precisione della ambientazione storica.  Ciò accade quando si ama quello che si fa. Infatti, egli si sente ancora un ” artigiano della animazione ” ed è legato all’epoca feudale. Per questo ha molto amato l’idea di presentare il film in anteprima a Bologna: città feudale e artigiana. Grazie, Maestro.

Bologna, (1.2.2009)                                   Michela Orlando

 

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