alessia e michela orlando: LAURANA EDITORE


Il giudizio nostro non giudica le cose fatte in varie distanzie

di tempo nelle debite e propie lor distanzie, perché molte cose pas-

sate di molti anni parranno propinque e vicine al presente, e molte

cose vicine parranno antiche, insieme coll’antichità della nostra gio-

ventù, e così fa l’occhio infra le cose distanti, che per essere alluminate

dal sole, paiono vicine all’occhio, e molte cose vicine paiono distanti.
Pensieri e aforismi, Leonardo da Vinci
A forza di sterminare animali si capì che
anche sopprimere l’uomo non richiedeva un grande sforzo.
Erasmo da Rotterdam

PER CONOSCERE IL FUTURO SAPENDO DI IERI

PER LAURANA EDITORE

INTERVISTA

Ci sono appena giunte, a razzo, le risposte alle domande spedite a Laurana Editore. Ci siamo imbattute in loro grazie a Paolo Franchini, scrittore varesino che apprezziamo e che abbiamo intervistato qualche tempo fa. Lo seguiamo facilmente, giacché ciò che scrive nel suo blog passa in webring dove girano anche le nostre recensioni, i nostri articoli. E per fortuna che ci siano volenterosi che lasciano filtrare notizie cui giungeremmo con enormi difficoltà!

Per ispirarci e scrivere una introduzione a ciò che sin da subito definiamo molto interessante e utile, lasciamo andare una colonna sonora. Vorremmo fosse ascoltata anche da chi ci leggerà. Basta accedere a Youtube e lasciarsi andare a qualcosa di non chiassoso, alla voce di Norah Jones in Broken:

Ed ecco ciò che ci suggeriscono la voce, la musica, le parole di Gabriele Dadati:

Gli occhi dei cuccioli sono sempre dolci, siano essi di uomo come di fiera, rettile, uccello…Non c’è animale appena nato che non ti susciti tenerezza e voglia di coccolarlo, proteggerlo. E c’è sempre un atto di coraggio alla base di ogni concepimento. E c’è ottimismo. E c’è un vortice di sensazioni potenti, di energie proiettate verso il futuro. È un buco bianco da cui si apprestano a uscire iniezioni di chiarezza e di fiducia: il futuro ci sarà, malgrado tutto, e sarà bello esserci, scrutarlo, farlo proprio. Il futuro disegnato da Laureana Editore rientra in un progetto editoriale che va abbracciato senza paure, senza lesinare entusiasmi, senza fargli mancare appoggi. È una di quelle ipotesi in cui lasciar soli certi protagonisti significa consentire di far fare gol in fuori gioco a tutti gli altri, a quelli che lo meritano di meno, che partono da posizioni di vantaggio immeritato. È come far scattare dieci metri prima chi già detiene il record del mondo dei cento metri in linea.

Dalla voce, meglio, dalla penna, meglio ancora: dalla tastiera di Gabriele Dadati sono state articolate le risposte alle nostre domande per una intervista che ponga questa nuova avventura nella giusta luce e serva a chi vuole sperimentarsi in ipotesi narrative dall’alto profilo, anche sul piano dei contenuti. Anziché limitarci a formulate auguri, preferiamo fare una promessa: leggeremo con attenzione i primi quattro libri di cui si trova traccia più avanti. Siamo certe che non sarà tempo perso e che alla parola fine ci ritroveremo arricchite. 

INTERVISTA

D. Quando ci imbattiamo in una nuova iniziativa editoriale facciamo un salto sulla sedia. Quasi in stereofonia. Ci pare sempre troppo bello. In quale zona della cultura vorrete collocarvi?

R. L’interesse di Laurana Editore è volto a individuare, pubblicare e valorizzare quelle narrazioni (eh, sì, siamo un editore di narrativa) che mettano in scena l’Italia dei nostri anni o l’Italia che ci sta appena alle spalle. Pensiamo che la narrativa possa servire a capire meglio la realtà, perché può “farla vedere” fin nei dettagli e senza fretta.

D. Perché intraprendere una azione del genere? Le nuove frontiere tecnologiche, l’iPAD ad esempio, servono alla diffusione del libro stampato o la danneggiano?

R. Una casa editrice è un posto dove i libri si scelgono, si lavorano per migliorarli, si promuovono presso la critica e presso i lettori. Per cui oggi li stampiamo e da domani sia li stamperemo, sia li diffonderemo come e-book. Ma il supporto non cambia in niente il nostro lavoro, che è sempre di selezione, redazione e promozione.

D. Come pensate di diffondere i libri che pubblicherete? Saranno preceduti da una campagna di comunicazione specializzata o contate soprattutto sul tam tam?

R. A portarli in libreria sarà Messaggerie, che è il nostro distributore. Per quanto riguarda la promozione, invece, noi possiamo solo cercare di far uscire articoli sui giornali, organizzare presentazioni, iscrivere i libri ai premi. Il tam tam partirà solo se avremo fatto bene il nostro lavoro, ma non possiamo essere noi a programmarlo.

D. Gli autori: come saranno selezionati?

R. Esclusivamente in base alla qualità dei testi. Certo, poi magari non siamo in grado di giudicare in maniera corretta, però ci proviamo!

D. Abbiamo notato più volte che le case editrici italiane, soprattutto le grandi, si orientano verso scelte letterarie accomodanti, tranquillizzanti: ci è parso di cogliere difficilmente l’ombra di coscienze pelose. Per dirla chiaramente: in Francia, ad esempio, ma anche in U.S.A., ci pare di riscontrare più coraggio da parte degli scrittori, o forse più libertà, nella scelta dei temi, nella impostazione, nel linguaggio utilizzato. Qual è la vostra idea? Quale la scelta editoriale di fondo?

R. Noi cerchiamo libri che guardino alla realtà dell’Italia contemporanea. Se riusciremo a trovarli, e a pubblicarli, e a valorizzarli, faremo – credo – una scelta tutt’altro che accomodante: l’Italia dei nostri giorni è un Paese con un clima asfissiante, con una diffusa tendenza alla violenza. Mostrarla non è facile né piacevole.

D. Abbiamo saputo di voi dal sito di Paolo Franchini, scrittore da noi intervistato qualche tempo fa. Siamo giunte alla conclusione che rappresenterete la fantasia al potere: vi immaginiamo capaci di sfornare successi editoriali che, anche dietro temi disimpegnati, lasceranno emergere coscienza civile, posizioni etiche e politicamente corrette, magari anche emergenti in filigrana da tesi provocatorie. Abbiamo colto male?

R. Non credo che tratteremo temi disimpegnati. Immigrazione, solitudine, sistema politico e mafia in Sicilia sono i temi dei primi quattro libri. Per il resto però ci siamo: la coscienza civile è qualcosa che ci interessa. Quanto ai successi editoriali, be’, speriamo.

D. Leggendo in controluce l’intervista già richiamata, ci pare di comprendere che la vostra sia una visione oseremmo dire teatral-drammaturgica della letteratura. Non male, per la verità. Anzi! Avrete, per caso, anche una sezione-collana Teatro?

R. Al momento non è in programma. Però siamo appena all’inizio e stiamo già progettando altre collane che affiancheranno quella esistente, per cui nulla vieta che in futuro si possa aprire al teatro (o pubblicare del teatro nella collana di narrativa Rimmel, ad esempio).

D. Veniamo a una nota dolente: i costi della produzione libraria e, in particolare, quelli della distribuzione che, lo si sa, è la voce più gravosa. Come vi avviate a risolvere l’annoso problema? Farete ricorso a idee tipo Lulù? Avete già una vostra struttura di distribuzione?

R. Abbiamo un contratto con Messaggerie, che è un grande distributore. La difficoltà sarà farci accogliere e coccolare sempre più dai librai, ma quanto a far arrivare loro i libri, non dovrebbero esserci difficoltà.

D. La veste grafica: è uno degli elementi che incide, se non lo determina, sul successo o meno del libro-prodotto, al di là dei meriti letterari. Potete anticipare la vostra idea in merito? Chi curerà lo stile?

R. Il nostro ufficio grafico, diretto da Daniele Ceccherini. Ha fatto un lavoro straordinario: è riuscito a creare una forte identità (le copertine vinaccia con una bella fotografia in bianco e nero al centro) che si collega a una tradizione editoriale del passato (Sellerio, Adelphi ecc.) sapendo però farsi forte di materiali e dettagli nuovi.

D. Cosa dovrebbe fare un giovane scrittore per essere letti e pubblicati da voi?

R. Leggere i nostri libri, vedere se il suo dattiloscritto entra nella nostra linea e poi spedircelo in via Tenca 7 a Milano scrivendo i contatti sul frontespizio.

D. La raccomandazione servirebbe?

R. No, non fa vendere copie e un editore deve diffondere libri, non far contenti gli amici.

D. Lo dareste un consiglio a chi volesse imparare a scrivere per pubblicare? Basta essere laureati, aver letto molto, conoscere altri scrittori? Servono davvero i corsi di scrittura creativa? Esiste una scrittura che non lo sia? Potrebbe essere utile andare a bottega, far parte di un circolo di letterati?

R. È un discorso lunghissimo. Certo è che a scrivere si può imparare e per imparare, a scrivere come a fare qualsiasi cosa, occorre tempo, dedizione e voglia di rischiare.

Immagini di Leonardo e Van Gogh.

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