alessia e michela orlando: CHE CI FANNO A NAPOLI FERNANDA PIVANO FEDERICO FELLINI LEONARDO SCIASCIA GIULIO ANDREOTTI PETRA KRAUSE BEN JALLOUN RAFFAELE CUTOLO NAGHIB MAHFUZ JOE MARRAZZO LUCIO AMELIO MONIKA FIGLIA DI THOMAS MANN E LICIO GELLI?


UNA STORIA NAPOLETANA

LIBRI E CAZZOTTI

PREFAZIONE DI FERNANDA PIVANO

TULLIO PIRONTI EDITORE-ANCHE IN: BIBLIOTECA DE IL MATTINO

UN LIBRO DA SALVARE

Dalla seconda di copertina:

Vi racconto di me, della guerra a Napoli e dei bombardamenti, di me scugnizzo su un ring improvvisato di piazza Miraglia con Mangiafuoco arbitro. Vi racconto il DDT in polvere che gli americani ci spruzzavano addosso, del castagnaccio di mia madre che vendevo alla Ferrovia, dei giornaletti e della bancarella di libri di piazza Dante. Vi racconto di miseria nera e di Michele Pironti, ministro di Grazia e Giustizia, arrestato dai Borbone assieme a Luigi Settembrini e Carlo Poerio. Vi racconto gli anni in cui facevo il pugile in Nazionale con Nino Benvenuti e di come smisi dopo quaranta combattimenti e un brutto KO. Vi racconto incontri straordinari. Con la leggendaria Fernanda Pivano e un camorrista latitante; l’amicizia con Federico Fellini e i pastori di Leonardo Sciascia; Giulio Andreotti e Petra Krause; Ben Jelloun, Raffaele Cutolo, e il suo braccio destro Enzo Casillo detto ‘o Nirone; il premio Nobel Naghib Mahfuz e il giapponese che fece a pezzi e mangiò la donna amata; il giornalista Joe Marrazzo e Manella Argiento, il re dei borseggiatori; Giuseppe Tornatore e il dissociato della camorra Nunzio Giuliano; Joseph Beuys e Lucio Amelio; Monika, figlia di Thomas Mann e il suo grande amore per Antonio, il pescatore caprese; Giulio Einaudi e Peppe Picone, il rapinatore sfortunato.

Vi racconto una vita, da scugnizzo a editore, vita corsara, libri scomodi, cause miliardarie per diffamazione tutte vinte. Un manoscritto di Licio Gelli comprato e mai pubblicato e subito dopo un arresto dai risvolti incredibili. Libri come cazzotti.

Vi racconto…

Tullio Pironti, napoletano, trascorse la sua infanzia tra i vicoli della sua città, è stato pugile, libraio e poi editore. La sua attività comincia con la pubblicazione di libri di denuncia. Tra i più noti al pubblico The Vatican Connection, Il camorrista In nome di Dio. Per questi libri “scomodi“, è costretto a difendersi in numerose cause per diffamazione miliardarie, tutte vinte. È stato anche il primo a portare in Italia autori stranieri di alto spessore letterario: gli americani Bret Easton Ellis, Don DeLillo, raymond Carvet e il premio Nobel egiziano Naghib Mahfuz.

La  iniziato l’attività editoriale nel 1972; tanto per dare subito una direzione alle scelte editoriali: con il libro-reportage La lunga notte dei Fedayn del giornalista Domenico Carratelli. Siamo all’indomani della strage di atleti israeliani e sequestratori palestinesi durante le Olimpiadi a Monaco di Baviera. Come si può leggere dal Il Mattino del 13 marzo 2009, per la sua famiglia il rapporto con il libro non è certo una novità:

I suoi avi iniziarono l’attività libraria dopo la persecuzione subìta nel regno borbonico da Michele Pironti, magistrato, imprigionato insieme a Luigi Settembrini, Carlo Poerio e altri patrioti, che fu poi ministro della Giustizia dopo l’Unità d’Italia.


Tullio Pironti ha proseguito l’attività del padre e del nonno; da editore ha fatto conoscere in Italia autori stranieri divenuti poi famosi…

E: Particolare eco riscuotono tuttora i libri-reportage di David Yallop, John Cornwell, Philipp Willan, Leopold Ledl, Richard Hammer, sulle clamorose vicende finanziarie del Vaticano e sulla morte di Papa Luciani.

Dalla Prefazione della immensa Fernanda Pivano:

È vero che i tuoi libri sono cazzotti; ma non è vero che «sempre hai mancato l’ultimo traguardo». Il tuo ultimo traguardo è che i tuoi libri sono cazzotti, cazzotti d’amore, e hanno dato amore a chiunque li abbia ricevuti. Sarà per la tua eleganza napoletana, di voi personaggi del Sud che, tanto per dire, non vi sedete, vi adagiate, e nel nostro Nord freddo e distratto è sempre strano e imprevedibile vedervi; sto pensando a un altro editore del Sud che non vuole essere nominato. E credo che l’eleganza sia la caratteristica di questo libro, la fine della boxe senza risentimenti, solo pena per il dolore al tuo viso, e ancora di più, pena perché quel dolore lo ha visto tuo padre. Con tante delusioni che ti hanno dato nel lavoro, col tranello terribile che ti ha giocato la vita, risentimenti non te ne ho mai sentito esprimere: sempre, soltanto, una specie di stupore, di incredulità, perché in realtà non hai mai creduto a quel tranello, hai sempre aspettato che una fata buona venisse col cappello coperto di stelle e di veli celesti a dirti che tranello non c’era stato, e che quel libro, il libro della tua vita, era a lieto fine, aveva un finale d’amore come sognavano i tuoi sentimenti.

E finisce così: Che il dio di cristo, di Buddha, di Maometto, di Krishna ti protegga.

Ma tu, ti prego, lasciati proteggere.

Parole che danno sensazioni forte, che fanno provare tenerezza per una persona, Tullio Pironti, che non ci è fisicamente nota. Fernanda Pivano: davvero donna del nord? E se così fosse, come infatti è, non occorrerebbe forse ridisegnare la mappa dove si collocano le persone che amano con più entusiasmo e calore?

È bello anche il non ricordo della Pivano: la via che non le viene in mente è san Gregorio Armeno.  Ma che conta essere imprecisi, se poi le vie, come le parole, devono solo condurre e lasciar tracimare un fiume di sensazioni?

Sa farlo molto bene Tullio Pironti. La sua è una prosa che ti prende e ti spiega anche gli arcani del ring.

Lo fa sin da subito: Si chiamava Zara, un torinese, ed era un energumeno bruno con il fisico di un boscaiolo. Un duro del ring. C’erano le selezioni per il titolo nazionale ed eravamo accoppiati bene, la forza di Zara contro la mia tecnica.

Il combattimento si faceva al Gymnasium, la palestra che sta fra Palazzo Reale e il Maschio Angioino, a Napoli, dove avevo sostenuto la maggior parte dei miei match.

Il suo allenatore, Camerlingo, lo massaggia  e gli suggerisce la tattica giusta; gli svela anche i trucchi di Zara: Quando lui vuole attaccare, ha l’abitudine di guardare a terra e di fare una smorfia che sembra un sorriso.

Purtroppo tutto ciò non basterà: Tullio finirà al tappeto, K.O., e iniziano i suoi ricordi: il banco con le pizze fritte; la irresistibile tentazione dei calzoni ripieni; i negozi dei pegni affollati; la fila ai negozi alimentari con la madre; la guerra che piombò addosso; gli aerei sempre più numerosi; le sirene; il rifugio di via dei Tribunali dove il padre lo portava con gli altri cinque fratelli, che era un locale vasto nelle viscere della Napoli antica; la libreria dove il papà riprese ad andare (…) anche se nessuno comprava più libri. La raggiungeva con mezzi di fortuna, spesso a piedi, e ci portava le notizie di quello che succedeva a Napoli. Non portava, però, mai qualcosa da mangiare. Una grande mangiata era un sogno, era la cosa più bella che potessimo immaginare.

Non può mancare il piccolo furto: mele. E non mancano le minacce. La madre, fiera, che promette di pagare appena tornerà il marito, il papà di Tullio che visse fino a centodue anni. Le minacce non  cessano; poi, però, quell’uomo fa cadere e raccoglie altre mele per loro. Ed è allora che la madre abbassa la testa e piange. Forte è tutto il libro. Forte è l’amicizia che l’ha legato a Nanda Pivano che gli disse: Fra tanti amici americani e nel mondo, mi mancava proprio un amico napoletano.

 

Le foto: I – copertina del libro.
II – Fellini giovane.
III – fellini dirige Mastroianni.
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