alessia e michela: IL CORPO DELLA DONNA: NON E’ MAI SEZIONABILE? E’ SEMPRE SCORRETTO? foto: nudo d’arte maschile

DIFFERENZE SOSTANZIALI TRA “QUARTO” E “PROFILO”

Quando si può scegliere un termine che ricordi un taglio di carne

pur parlando di una donna! Senza essere politicamente scorretti

 

La seduzione può esplodere ovunque.” Solo questo abbiamo risposto a un amico che ci ha scritto: “Ho letto il vostro racconto “AMORI”. Ho capito che avete usato, ad esempio la parola “quarto” invece di “profilo”, giacché il narratore è stato, forse, per quel che dice all’inizio, il classico maschio-macellaio che delle donne vede il culo, le tette e così via…ma mai l’insieme, per non dire del cervello che, tutto sommato, in certe situazioni tutti dimenticano. Non ho però capito dove la vicenda sia ambientata. Ho provato a collocarla a Maratea, siccome vengo da lì vicino. Ho sbagliato? Ci sarà un seguito?” 

D’altronde, ha ragione il lettore; alcuni dubbi sono inevitabili quando un racconto è scritto di corsa ed è destinato a un concorso. Occorre, quindi, dire qualcosa di più: ci giunse notizia di un concorso letterario che stava per scadere. Mancavano esattamente 35 minuti. C’era poco da ragionarci su; l’importante era stare nel tema (doveva riguardare il vino). Avevamo solo due possibilità: I – scegliere un tipo di uva, immaginare fosse stato ricavato del vino, tesserne le lodi. II – Collocare il vino in un racconto che fosse almeno capace di regalare qualche ventata di emozione.

Pur sapendo che si poteva ascrivere meglio, seguendo le tracce di tanti famosi scrittori che si erano calati in una narrazione complicata, dovendo raccontare le sensazione di un protagonista che appartenesse all’altro sesso (si pensi alla Yourcenar), decidemmo di scegliere la voce di un maschio. Doveva essere il classico “campatore”, cioè uno sciupafemmine, e doveva essere in astinenza, almeno da un po’ di tempo. Ma quando, in quale periodo? Di certo sarebbe stato ovvio e possibile, non faticoso, se la storia fosse stata ambientata in un inverno gelido: chi avrebbe mai potuto pensare a fatti di letto diversi dal dormire per starsene al caldo? Ed ecco che ci apparve ineluttabile ambientare la vicenda in estate, in una estate mediterranea, con un tocco di straniero: almeno una erre francese. Il resto, dai colori della biancheria intima al baccalà, doveva servire solo a stuzzicare altri sensi, non escluso l’odorato.

 

Sulla ambientazione: agavi, gerani, viti, mare, basilico, aceto, pomodorini, erba cedrina…si può tranquillamente scegliere tra la costiera sorrentina e quella amalfitana, tra il Cilento e la Lucania. Volendo ci si potrebbe spingere in Calabria, in Sicilia e, perché no?, in Sardegna, nelle Marche, in Liguria, nel Lazio, addirittura!.  E questo perché, ovviamente, non c’è nulla di autobiografico. 

Illustrazione: scatto di Wilhelm von Plüschow; modello: Vincenzo Galdi. 1890-95


 

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