ABBIAMO FATTO UN SOGNO

Ho fatto un sogno, scatto di Alessia e Michela Orlando, progetto AMO.

ABBIAMO FATTO UN SOGNO
Sono entrati di soppiatto nello spazio della mente, nell’altrove che è dentro noi, nell’inconoscibile che non si sa dove collocare.
Abbiamo visto quattro mani. Nel silenzio ovattato, la prima nota ha creato il suono. Nell’ombra c’era un altro sguardo e una voce lontana via, via ha preso corpo. Il suo colore, la sostanza di quegli accenti, era di persona del nord. Sapevamo cosa stesse dicendo, ma le parole erano indecifrabili. Si ostinavano a restare suggestioni disarticolate, vocali e consonanti senza ancora il legame che dà senso ed esprime cultura, storia, futuro. Infine una frase si è composta: Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore.
Finalmente distinguiamo la voce di Rol e ricordiamo che il SOL è la dominante, la nota che tutto crea.
Adesso un cono di luce azzurrognola illumina le quattro mani. Lentamente lo spettro cambia colore. Il bianco illumina Mario Fraschetti e Tomas Ticciati. Finalmente appaiono, come entità reali, in uno spazio inesistente.
Dovremmo svegliarci, prendere appunti, per non dimenticare, ma le mani adesso si muovono. Non vogliamo perderci neppure un attimo del miracolo che sta accadendo davanti allo sguardo della mente.
Altre note si aggiungono alla prima. L’armonia si forma. Geometriche suggestioni prendono a roteare nello spazio dell’inconscio, nell’impalpabile sostanza del sogno. I colori si succedono vorticosamente. Stringhe di energie misteriose interpellano altre zone sconosciute del sé. Pretendono attenzione. Nella spirale verde che dal Nulla si forma individuiamo personaggi ignoti. Anch’essi interpellano, chiedono attenzione, vogliono essere descritti. Non lo sappiamo ancora cosa stia accadendo e avvertiamo l’urgenza di aprire gli occhi, afferrare una penna, prendere nota. Il processo creativo si è avviato. Dimenticheremo tutto? un brivido percorre la schiena. Il rischio va scongiurato, la mente non deve fallire. Non può dimenticare il suo compito prevalente, non adesso. Nel panorama si forma una immagine. Sembra impressa a fuoco sul nero. Mario e Tomas sono lì. Quel che creano è l’elaborazione di quel che già c’è. È sempre così: la creazione è reiteratamente un processo innovativo, anche quando elabori la stessa sostanza, con i medesimi gesti. È sempre così, anche quando scrivi un romanzo: usi sempre le medesime parole, ogni tanto ne inventi una, ma è costituita dalle stesse lettere, eppure non ci saranno mai due pagine identiche.
Occhi spalancati, eppure chiusi. Orecchie che davvero ascoltano. L’Opera di Mario e Tomas si è compiuta. È nato il loro CONCERTO PER UN’OASI che i Pooh crearono. Non è la stessa cosa. Appare non possibile, di incredibile potenza, la loro esecuzione. I brividi che sanno dare sono fatti di altre vibrazioni, di altra carne.
Ora si materializzano le figure incorporee. Tocca a noi dargli vita. È nata l’idea. L’O. sarà un romanzo che conterrà queste suggestioni. Saranno presenti Mario e Tomas, terranno compagnia a Therry Bellomunno e Alessandro De Honestis.
Inizia così, lo abbiamo sognato:
Osservo la preziosa cornice. La vedo come avesse segnato a fuoco il mio cervello. Credo sia lunga almeno tre metri per uno. Tra i ghirigori in oro zecchino emerge lo squarcio nella tela. È una ferita aperta tra le onde di una marina realizzata a spatola. I colori sono forti, netti. L’acqua, essendo il mare in tempesta, è stata realizzata con terre di Siena e vari tipi di bianco. La schiuma intorno a uno scoglio scuro sembra muoversi, come fosse spostata dal vento e dalla massa di acqua sottostante. È lì la forza del mare, sotto il pelo dell’acqua, cui quel che galleggia nulla aggiunge e nulla sottrae, apportando solo una modifica del suo volume. Lo penso e mi ricordo il corpo di Alessandro, immerso nella vasca da bagno, vivo e vegeto, con il giornale tra le mani, pronto ad addormentarsi o a tirarmi verso sé, anche se vestita.

Leggo la firma vigorosa, come potrebbe esserlo una ferita procurata da una lama sottile, inferta con rosso vermiglio: Nicola Tota. Al di là della tela, riverso sul pavimento in cotto, supino, c’è lui, il mio Alessandro. Ne sento l’odore. Ha gli occhi spalancati verso le travi in legno scuro, di castagno. Cerco di capire se ci sia o meno ancora la luce della vita. Cerco ci capire se mi ami. Cerco di capire se mi amerà ancora, anche domani. Cerco di capire se quelle sue pietre preziose, che tante volte mi hanno rapito, siano ancora verdi e se, spostandomi un poco, virino verso il grigio ferro. Così è sempre accaduto ogni qualvolta mi guardasse dall’alto in basso. Noto che sotto il corpo si intravedono i polsi legati. Anche le caviglie, sovrapposte, lo sono. La pelle dei piedi nudi è esangue. La corda è stata più volte girata anche intorno al petto e si dirige verso il collo, come fosse incaprettato alla rovescia. Mentre le prime lacrime mi rigano il volto, sento odore di salsedine e il vento muggire. Le mie labbra sono riarse, così come potrebbero esserlo se avessi bevuto acqua salata, dopo essere stata a lungo sotto il sole di ferragosto. Accosto le mani alle orecchie. Non voglio sentire quel rumore inesistente. Mi avvicino a quel che mi pare essere il cadavere del mio uomo. Non noto il suo respiro. Non posso ancora sapere se domani mi amerà.

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4 Responses to ABBIAMO FATTO UN SOGNO

  1. Monica Palozzi says:

    Il flashback di un’immagine che resta impressa nella retina della memoria per un inizio che cala il lettore in ciò che può essere definito “media res”, ovvero il centro della scena, dove tutto ciò che circonda il narratore è subito familiare per colui che legge. Ottimo lo stile letterario che caratterizza la narrativa delle autrici, Alessia e Michela: pensieri che divengono descrizioni, impreziosendo il romanzo con “fotogrammi” da pellicola cinematografica.

  2. alessia e michela says:

    Grazie, Monica. L’idea è proprio quella: approssimarsi alle vicende della narrazione avendo in mente una sceneggiatura, da realizzarsi quasi in parallelo. Solo un passo più indietro, per verificarne di volta in volta le potenzialità di narrazione per immagini.

  3. Mario says:

    Vi ringrazio delle bellissime parole che introducono il brano musicale, impreziosendolo.
    L’incipit dell’O. è suggestivo nelle immagini, nelle descrizioni intense, capaci di immedesimare il lettore nel racconto. Si intuisce già da qui un crescendo di colpi di scena che saranno di sicuro intrattenimento.
    Sono curioso di leggere il romanzo!

  4. Alessia e Michela Orlando says:

    Grazie a te, Mario, per l’attenzione con cui hai letto.
    Ciò che hai prodotto con Tomas, le vostre sonorità, saranno fonte di ispirazione. Lo sono già.